Ape Sociale 2022, una bolla che rischia di scoppiare per questa agevolazione che tutti vogliono

Prorogata Ape Sociale nel 2022 ma con alcune importanti modifiche che rischiano di discriminare e far scoppiare polemiche.

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Ape Sociale estesa nel 2022 non solo per chi fa lavori pesanti ma anche per chi ha iniziato presto a versare i contributi

Sparita quota 100, nel 2022 si può ancora andare in pensione anticipata con altri criteri. Con la legge di bilancio è stata introdotta quota 102 per 12 mesi e prorogata di un anno Opzione Donna e Ape Sociale.

Quest’ultima forma di anticipo pensionistico è stata però modificata allargando la lista dei lavoratori beneficiari. In particolare nei confronti della categoria dei lavori usuranti. Non più 15 mansioni, come previsto fino al 2021, bensì 23.

Ape Sociale 2022 allargata e modificata

Ricordiamo che per i lavoratori usuranti l’accesso ad Ape Sociale è consentito nel rispetto dei seguenti requisiti:

  • 63 anni di età
  • aver versato almeno 36 anni di contribuiti
  • aver lavorato in mansioni gravose per almeno sei anni negli ultimi 7 anni o sette anni negli ultimi 10.

Dal 2022, però, un diverso trattamento contributivo è stato introdotto per i lavoratori edili (operai) e i ceramisti. Saranno sufficienti 32 anni di lavoro alle spalle anziché 36. Quindi è stato introdotto uno sconto di 4 anni commisurato al tipo di attività svolta.

L’operaio edile è soggetto a maggiore usura nel tempo considerando l’attività svolta e il tipo di lavoro che spesso è legato alla durata dell’appalto o del cantiere. Quindi dal 2022 è maggiormente tutelato per l’Accesso ad Ape Sociale.

Edili in pensione prima di tutti

La modifica di Ape Sociale ha però sollevato un problema di non poco conto perché si viene a creare un precedente. Per la riforma pensioni che verrà, orientata verso criteri di flessibilità, è probabile che altre categorie di lavoratori avanzino specifiche richieste.

Non tutti i lavori usuranti, infatti, sono da mettere sullo stesso piano. La commissione governativa Damiano, incaricata di stilare un nuovo elenco, ordinato per tipologia di attività, ha infatti messo in fila tutte le mansioni: dalla più gravosa alla meno usurante.

Ne viene fuori che un minatore è sicuramente più esposto a usura di un autista, così come il lavoro notturno è più gravoso di quello della maestra di scuola primaria.

Il rischio – secondo i tecnici della Ragioneria dello Stato che hanno passato al setaccio le previsioni di spesa – è che i sindacati chiedano adesso che anche ad altri lavoratori sia data la possibilità di andare in pensione con meno contributi versati. Cosa che, nel sistema di calcolo misto, può costare caro allo Stato.

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