Analfabetismo funzionale, 1 italiano su 4: ecco l’identikit di chi è a rischio

Gli analfabeti funzionali sanno leggere e scrivere ma non hanno le competenze per affrontare la quotidianità. In Italia una persona su 4 è colpita da analfabetismo funzionale, vediamo l'idenkit di chi è a rischio.

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Gli analfabeti funzionali sanno leggere e scrivere ma non hanno le competenze per affrontare la quotidianità. In Italia una persona su 4 è colpita da analfabetismo funzionale, vediamo l'idenkit di chi è a rischio.

Nessuna nazione Europea, a parte la Turchia, conta tanti analfabeti funzionali come l’Italia. Quello dell’analfabetismo funzionale è un fenomeno spesso sottovalutato ma che affligge un italiano su 4. Cerchiamo, quindi, di capire cosa è e qual è l’identikit delle persone a rischio.

Analfabetismo culturale: di cosa di tratta?

Gli analfabeti culturali sanno leggere e scrivere ma sono privi di molte competenze utili nello svolgimento della quotidianità. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di persone con poca istruzione e che svolgono d solito professioni non qualificate. O hanno più di 55 anni o possono essere trovati tra i giovanissimi che non studiano e non lavorano.

L’analfabetismo funzionale colpisce questi italiani che non sono capaci di capire, ad esempio, un libretto delle istruzioni di un elettrodomestico o di un cellulare, che non sono in grado di fare una ricerca su internet. Di solito vanno ricercati all’interno delle famiglia in cui si legge poco, una delle caratteristiche individuate, infatti, è il possesso di meno di 25 libri.

Nell’indagine Piaac l’Italia ricopre una delle posizioni peggiori in Europa, seconda soltanto alla Turchia a livello di competenze, e quartultima a livello mondiale.

Analfabetismo funzionale in Italia: chi colpisce?

Come abbiamo accennato non stiamo parlando di persone incapaci di leggere o scrivere ma di gente priva delle competenze necessarie ad affrontare la varie situazioni della vita quotidiana. Si tratta del mondo del lavoro e delle situazioni legate alle nuove tecnologie.

“Chi è analfabeta funzionale non è incapace di leggere ma, pur essendo in grado di capire testi molto semplici, non riesce a elaborarne e utilizzarne le informazioni” spiega Simona Mineo, ricercatore Inapp e National manager per l’indagine Ocse Piaac condotta in Italia.

Attenzione però, tutti siamo a rischio poichè, come conferma Friedrich Huebler, esperto di alfabetizzazione presso l’Unesco “Senza pratica, le capacità legate all’alfabetizzazione possono essere perse anno dopo anno”. Analfabeti funzionali, quindi, non si nasce ma si diventa.
Nelle prossime pagine cercheremo di capire chi sono i nuovi analfabeti e quali sono le cause di questo fenomeno.

Analfabetismo funzionale: chi sono i nuovi analfabeti?

“In molte regioni industrializzate, come l’Europa, la maggior parte della popolazione è capace di leggere e scrivere. L’enfasi, infatti, è da porre sull’analfabetismo funzionale e sui livelli di alfabetizzazione piuttosto che sulle basiche capacità di lettura e scrittura” spiega Huebler, ma nonostante l’Italia abbia un tasso di alfabetizzazione che sfiora il 100% gli analfabeti funzionali hanno una percentuale che è tra le più alte dell’unione Europea.

Qual è l’identikit degli analfabeti funzionali in Italia? Solo il 10% risulta essere disoccupato, la maggior parte, infatti, svolge lavori manuali o routinari. Circa la metà è rappresentata da uomini e 1 su 3 ha più di 55 anni. Tra i soggetti più colpiti i pensionati e coloro che svolgono lavoro domestico non retribuito. Le regioni Italiane più colpite sono il Sud e il Nord Ovest, zone che ospitano più del 60% degli analfabeti funzionali d’Italia.

“Questo perché chi è nato prima del 1953 non ha usufruito della scolarità obbligatoria ma anche perché nelle fasce più adulte si soffre maggiormente dell’analfabetismo di ritorno […] se non sono coltivate, vengono perse anche quelle competenze minime acquisite durante le fasi di formazione e di inserimento nel mondo del lavoro” spiega ancor Simona Mineo.

Nella prossima pagina cercheremo di capire quali sono le cause dell’analfabetismo funzionale.

Cause analfabetismo funzionale

Per gli over 55, quindi, le cause dell’analfabetismo funzionale vanno ricercate nel breve percorso scolastico e un ingresso precoce nel mercato del lavoro. Quello che conta maggiormente, però, è la mancanza di manutenzione delle competenze. . L’assenza di allenamento mentale, quindi,  è una delle cause che vengono imputate per il declino della popolazione over 55. Per  evitare ciò quello che si consiglia è un invecchiamento attivo sostenendo al tempo stesso le attività di apprendimento anche in età adulta. Purtroppo in Italia, queste iniziative continuano a scarseggiare.

A bilanciare l’analfabetismo funzionale degli over 55 ci sono i giovani, i cosiddetti Neet, coloro, quindi, che ancora vivono con i genitori e non lavorano e non intraprendono percorsi formativi. Questi giovani, infatti hanno una probabilità 5 volte più alta di avere basse competenze e di diventare, quindi, analfabeti funzionali.

A pesare ulteriormente sulle possibilità di diventare analfabeti funzionali anche i libri presenti in casa: una delle domande del questionario Piaac, infatti, chiedeva quanti libri erano presenti in casa quando si avevano 16 anni. E’ emerso dal questionario Piaac che nella maggior parte dei casi gli analfabeti funzionali sono cresciuti in case dove erano presenti pochi libri. “Questo dato è particolarmente accentuato nel nostro Paese  dove il 73 percento dei low skilled è cresciuto in famiglie in cui erano presenti meno di 25 libri” si legge nel report.

“L’assenza di un livello base di competenze rende difficili ulteriori attività di apprendimento” spiega la Mineo facendo emergere che le nostre competenze non sono e non devono essere statiche. Il lavoro, la famiglia, gli amici, l’istruzione possono portare ad uno sviluppo o ad una perdita delle competenze stesse nell’arco della vita. Tyra i punti deboli dell’Italia c’è il precoce abbandono scolastico che potrebbe portare ad una maggiore diffusione dell’analfabetismo funzionale, così come il proliferare di lavoro nero e precario e la mancanza di formazione sul lavoro. Un libro, quindi, potrebbe fare la differenza.

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