CariFe verso la liquidazione? Il destino della “good bank esclusa” è appeso a un filo

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Il destino della Cassa di Risparmio di Ferrara sempre essere sempre più segnato. Per CariFe non c'è alcun reale interesse mentre Ubi punta solo sulle altre tre good banks

Uno scenario per nulla positivo si starebbe prospettando per la Cassa di Risparmio di Ferrara CariFe. L’istituto, come noto, non rientra tra gli obiettivi di Ubi Banca che è invece interessata alle altre tre good banks (Banca Marche, Banca Etruria e la Cassa di Risparmio di Chieti).

Stando ad alcune indiscrezioni di stampa, è molto probabile che se Banca Popolare dell’Emilia Romagna dovesse lasciare campo completamente aperto ad Ubi su Banca Etruria, allora la Cassa di Risparmio di Ferrara non avrebbe più alcuna speranza. Per CariFe, in altre parole, si aprirebbe la strada della liquidazione.

 

Liquidazione CariFe scenario obbligato?

A lanciare questa prospettiva è stata l’agenzia Reuters che ha citato alcune fonti ben informate. Tutti gli osservatori sono concordi nel ritenere che le chance di sistemazione di CariFe in caso di acquisizione da parte di Ubi delle altre tre good banks, siano praticamente nulle. Nessun potenziale compratore, infatti, si è fatto mai avanti con la banca estense. Oltre ad Ubi e a Bper, solo la Popolare di Bari ha mostrato interesse per il dossier delle good banks. Ovviamente l’attenzione dell’istituto pugliese è stata sempre rivolta verso la geograficamente vicina Cassa di Risparmio di Chieti.

In questo contesto, secondo le voci riportate da Reuters, la liquidazione di CariFe sarebbe obbligata. Ma cosa implicherebbe una operazione simile? In pratica con la liquidazione tutti gli sportelli della Cassa di Risparmio di Ferrara sarebbero divisi e inglobati in altre reti bancarie.

Interverrebbe quindi il Fondo interbancario di garanzia dei depositi che sarebbe chiamato a coprire 1,4 miliardi di depositi garantiti e avrebbe la prelazione nel recupero degli assets venduti dal commissario liquidatore. Uno scenario simile, per quanto possibile, sarebbe solo l’ultimo atto.

Prima di arrivare ad una evoluzione simile, il Fondo “che agisce come un soggetto privato, dovrebbe valutare se l’azienda è risanabile e quindi dovrebbe prima poter visionare i dati aggiornati“.

 

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