Banca d’Italia: aumento del debito pubblico e della quota in mano ad investitori esteri

Secondo il supplemento al bollettino statistico diffuso da Banca d'Italia, a febbraio 2019 il debito pubblico è aumentato a quota 2.363,7 miliardi con la relativa parte in mano ad investitori esteri attestatasi a 702,813 miliardi.

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Secondo il supplemento al bollettino statistico diffuso da Banca d'Italia, a febbraio 2019 il debito pubblico è aumentato a quota 2.363,7 miliardi con la relativa parte in mano ad investitori esteri attestatasi a 702,813 miliardi.

Il supplemento al bollettino statistico diffuso da Banca d’Italia indica che a febbraio il debito pubblico è salito a quota 2.363,7 miliardi, contro i 2.293,6 miliardi di febbraio 2018. Rispetto a gennaio 2019 l’aumento è stato marginale, poiché in quel periodo il debito sovrano era di 2.363,5 miliardi, ma di maggiore entità se rapportato ai 2.321,9 miliardi di dicembre 2018.

L’istituto precisa che rispetto ai dati diffusi il 15 marzo, a seguito dell’ampliamento del perimetro delle Amministrazioni pubbliche definito dall’Istat in accordo con Eurostat, le cifre del debito sono state riviste al rialzo di 0,8 miliardi nel 2016, 5,5 miliardi nel 2017 e 5,3 miliardi nel 2018.

Un aumento sensibile riguarda il fabbisogno delle amministrazioni pubbliche Italiane, salito a 10 miliardi a febbraio contro i 6,9 miliardi dello stesso mese del 2018.

Riguardo alla quota di debito sovrano detenuta da investitori stranieri, si segnala un aumento dai 681,892 miliardi di dicembre (valore rivisto rispetto i 634,393 miliardi della prima lettura) a 702,813 miliardi di gennaio. Dalle analisi di Reuters sui valori comunicati da Banca d’Italia, a gennaio la quota dei titoli di stato in mano ai non residenti sul totale di quelli in circolazione ha registrato unalieve crescita al 35,1% dal 34,7% di dicembre; i dati attuali comprendono i titoli del debito sovrano detenuti da investitori domestici mediante soggetti non residenti (come gestioni patrimoniali e fondi) e quelli detenuti direttamente dall’eurosistema (e non attraverso Banca d’Italia) e da Banche centrali di altri Paesi.

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