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Oggi: 06 Feb, 2026

Euro in penombra: come gli errori dell’era Merkel hanno infranto il sogno di sfidare il dollaro

L'euro avrebbe potuto diventare una valuta di rilievo internazionale, ma il dollaro continua a sovrastare di gran lunga la moneta unica.
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L'occasione perduta di un euro valuta internazionale
L'occasione perduta di un euro valuta internazionale © Investireoggi.it

Quando debuttò come moneta unica per 12 Paesi, l’euro ebbe subito l’ambizione di affiancare il dollaro sul piano internazionale come valuta di riserva. Le premesse c’erano tutte. L’Europa era la seconda area più ricca del mondo dopo gli Stati Uniti, nonché la più affidabile dal punto di vista economico e finanziario e credibile sul piano istituzionale. A distanza di 27 anni, possiamo ammettere con estrema franchezza che qualcosa è andato molto storto. Il dollaro resta sovrano assoluto sui mercati valutari. E per quanto sui media si sproloqui a proposito della sua perdita di status, ad oggi restano chiacchiere prive di riscontro fattuale.

Euro internazionale, sogno rimasto nel cassetto

I primi anni per le ambizioni di un euro internazionale andarono nella direzione auspicata. Nel 2008, a meno di un decennio dalla nascita ufficiale della moneta unica, la sua incidenza sulle riserve valutarie globali era salita al 26-27% e al 37% per i pagamenti internazionali. Peccato che lo scorso anno, tale quota risultava scesa rispettivamente al 20,3% e sotto il 30%. In effetti, il 2008 fu l’apice prima del declino. Non si trattò di un anno a caso. Nel mese di settembre, sarebbe andata in bancarotta Lehman Brothers, epicentro di un mercato dei mutui subprime americano collassato.

Andate a leggervi i ritagli dei giornali di quei mesi (quelli online non erano ancora granché diffusi). In Europa si pensò che quella crisi avrebbe segnato la fine della superpotenza americana, favorendo il più solido Vecchio Continente. Previsioni non campate in aria. Senonché, è andata in maniera del tutto opposta. Gli USA hanno confermato la loro supremazia economica, finanziaria, militare e tecnologica, mentre l’Unione Europea ha assistito a un suo declino su tutti i fronti.

Errori strategici di Frau Merkel

Sarebbe sbagliato individuare in un solo evento o in una sola personalità la causa dei problemi. Non ci sbagliamo molto, però, quando affermiamo che il declino dell’euro come valuta di status internazionale sia attribuibile agli errori strategici commessi dall’ex cancelliera tedesca Angela Merkel. La sua longevità politica – al governo in Germania dal 2005 al 2021 – l’ha resa quasi automaticamente un riferimento per un continente smarrito tra crisi, assenza di personalità politiche di spessore e con una governance incompleta e confusa. Il problema fu che l’ex fisico della DDR non ne approfittò per perseguire obiettivi strategici di lungo respiro. Si limitò ad operazioni di bottega, privi di lungimiranza e fortemente divisivi in Europa.

Il primo test per la moneta unica arrivò nel 2010 con la crisi del debito in Grecia. I mercati speravano che la situazione sarebbe stata affrontata di petto dalle istituzioni comunitarie, rassicurando gli investitori circa la natura realmente unitaria dell’area. Merkel optò per la strada opposta, al fine di placare le ire in patria del suo stesso partito. Divise il continente in buoni e cattivi e additò i secondi agli investitori, che reagirono con un attacco speculativo devastante per tutto il Sud Europa e l’Irlanda.

Offrì loro lo scalpo dei governanti del Mediterraneo con il solo obiettivo di tenere la crisi alla larga dai confini tedeschi.

Moneta unica priva di governance credibile

I capitali defluirono dall’Eurozona e all’interno di essa si redistribuirono a favore del Nord. Gli spread alle stelle furono la conferma che l’euro fosse una moneta unica solo sulla carta, mentre nei fatti si palesò come un sistema di cambi fissi. L’ambizione per un suo ruolo internazionale svanì in fretta. Il cambio contro il dollaro aveva toccato 1,60 nel 2007 e ancora sfiorava 1,40 nel 2014. Negli anni successivi si sarebbe diretto verso la parità. E nel 2022 toccava il minimo da 20 anni a 0,95. Come dare torto al mercato? L’euro resta la moneta unica di Paesi senza un bilancio comune, con una politica monetaria uguale per tutti e per questo spesso inefficace, nonché priva di una governance. Tant’è che neanche la circolazione dei capitali nell’area è del tutto libera.

Gli errori di Merkel non furono soltanto nella gestione della crisi dei debiti. Per ragioni di politica interna spicciola, ella abbandonò l’energia nucleare sin dal 2011 dopo l’incidente alla centrale di Fukushima in Giappone. Si legò all’energia russa importata a basso costo, ignorando i rischi geopolitici dell’affidarsi a una potenza tendenzialmente ostile all’Occidente. Lo stesso fece con la Cina: transizione energetica ad ogni costo, anche provocando una dipendenza strategica dalle materie prime del Dragone. L’idea di fondo era di puntare sul vasto mercato cinese per esportarvi merci altrimenti rimaste invendute in Europa.

Niente status internazionale per l’euro, dollaro resta sovrano

Anziché risolvere alla radice il problema della bassa crescita economica del continente, che tiene la domanda sottotono, la Germania merkeliana si girò dall’altra parte e puntò tutte le sue carte sull’export. La strategia non avrebbe retto al cambio di scenario internazionale. Tra pandemia e invasione dell’Ucraina, tutto il castello di carte tenuto furbamente in piedi dalla cancelleria crollava miseramente. E l’euro con esso. Oggi, il dollaro continua a non avere rivali nel mondo. Se l’Eurozona avesse agito diversamente, mostrandosi coesa, affidabile e con una precisa strategia geopolitica ed economica, lo status internazionale della moneta unica non sarebbe in discussione e affiancherebbe la divisa americana nel regolamento dei pagamenti e tra le riserve valutarie.

Probabile anche che la concorrenza dell’euro al dollaro avrebbe imposto agli Stati Uniti una politica assai più prudente sul piano fiscale e nelle relazioni geopolitiche. Frau Merkel non guida più la prima economia europea da oltre 4 anni, ma le conseguenze della sua cecità permangono. L’euro è oggi la moneta unica di 21 Paesi con l’ingresso da quest’anno della Bulgaria nel club. Eppure, la sua incidenza sui mercati finanziari non cresce affatto. E se gli Stati Uniti vengono temuti da un numero crescente di potenze piccole, medie e grandi, non per questo è considerata più affidabile un’Unione Europea priva di autonomia in politica estera e che sugli asset russi si rivela molto meno avveduta del suo principale alleato. Il dollaro potrà dormire sonni tranquilli da qui ai prossimi anni, se non decenni.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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