Turchia: crescita del pil oltre le attese, ma crollano le esportazioni a luglio

La Turchia è cresciuta oltre le attese nel secondo trimestre, ma le partite correnti peggiorano a luglio. La lira resta debole, anche a causa della crisi politica.

di , pubblicato il
La Turchia è cresciuta oltre le attese nel secondo trimestre, ma le partite correnti peggiorano a luglio. La lira resta debole, anche a causa della crisi politica.

L’Ufficio Statistico di Ankara ha stimato al 3,8% la crescita del pil in Turchia nel secondo trimestre dell’anno, in accelerazione dal +2,5% rivisto del primo trimestre e sopra le attese degli analisti, che erano per un aumento del 3,1%. La crescita dell’economia anatolica è stata trainata dai consumi delle famiglie, che rappresentano i 2 terzi del pil, aumentati del 5,6% su base annua, nonché dalla spesa pubblica, espansa del 7,2%.

Economia turca poco competitiva

Il dato positivo non ha fatto breccia tra gli investitori, anche perché a luglio si è registrato un deficit delle partite correnti di 3,15 miliardi. superiore ai 2,5 miliardi di quello di giugno, anche se inferiore alle attese. Secondo la banca centrale, ciò sarebbe il frutto di un crollo delle esportazioni del 16,5% a 12 miliardi di dollari e di una riduzione più contenuta delle importazioni per il 7,3% a 17,8 miliardi. E’ probabile che sul dato complessivo abbia pesato negativamente il turismo, una delle maggiori fonti di ingresso di valuta straniera nel paese, ma che negli ultimi mesi ha subito una battuta d’arresto nell’area mediorientale, a causa della situazione geopolitica poco rassicurante. Preoccupante la variazione dell’interscambio con la Russia, secondo partner commerciale della Turchia, verso cui le esportazioni a luglio sono precipitate del 48%. L’economia russa è in piena recessione. Stando alle stime della banca centrale, nel 2015 si dovrebbe avere un deficit delle partite correnti al 5% del pil, inferiore al 5,8% di un anno fa, ma pur sempre il dato più alto tra le economie emergenti, segno che l’economia ha bisogno di afflussi di denaro dall’estero per colmare il gap della bilancia commerciale. (APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/turchia-il-boom-del-deficit-corrente-a-marzo-lega-le-mani-alla-banca-centrale/). E nei primi 7 mesi dell’anno, hanno fatto ingresso nel paese 9,1 miliardi di dollari di origine ignota e riportati ufficialmente alla voce “errori ed omissioni nette”. Lo scorso anno, nello stesso periodo si era avuto un ingresso complessivo di 8 miliardi. Poiché si tratta di importi rilevanti, s’ipotizza che possano essere capitali espatriati dai profughi siriani, di cui 1,8 milioni ammassati alle frontiere con la Turchia, e messi in salvo dalla guerra nel loro paese, portandoli all’estero. Dopo un iniziale recupero della lira turca, che aveva sostanzialmente annullato le perdite, il cambio cede al momento lo 0,16% e si attesta a 3,429 contro il dollaro.

Se da un lato, infatti, la maggiore crescita dell’economica potrebbe allentare i timori sulla tenuta della Turchia in questa fase delicata anche sul piano internazionale, dall’altro il paese si mostra sempre meno competitivo, nonostante la lira abbia perso il 23% dall’inizio dell’anno. (APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/turchia-il-crollo-della-lira-appare-senza-fondo/).

Crisi politica turca tiene lontano gli investitori

Gli investitori si stanno tenendo alla larga dal paese anche per la crisi politica in atto da giugno, quando le elezioni non hanno esitato alcuna maggioranza assoluta in Parlamento per il partito del presidente Erdogan, l’Akp, al potere dal 2002. Per questo, i turchi torneranno al voto a novembre, ma i sondaggi fotografano uno stallo quasi totale, lasciando intravedere nuove lunghe settimane di trattative per trovare un’intesa tra almeno 2 partiti per formare un governo. (APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/la-turchia-mantiene-i-tassi-fermi-la-lira-resta-debole-sulla-crisi-politica/). La situazione potrebbe precipitare sul fronte della fiducia del mercato, se si realizzasse questo scenario tetro e se continuasse la diatriba in atto da diversi mesi tra la politica e il governatore della banca centrale, Erdem Basci, sui tassi.  Quest’ultimo preferirebbe alzarli, data un’inflazione nettamente al di sopra del target del 5% fissato dall’istituto, ma governo e presidente chiedono, al contrario, di tagliarli per stimolare la crescita. (APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/turchia-inflazione-ai-massimi-dellanno-a-maggio-e-irrompe-il-caso-banca-centrale/).    

Argomenti: , ,