Stipendi, ipotesi calo post coronavirus: che cosa potrebbe accadere

JobPricing, ha sottolineato come c’è da aspettarsi un calo delle retribuzioni durante la fase di emergenza del coronavirus.

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JobPricing, ha sottolineato come c’è da aspettarsi un calo delle retribuzioni durante la fase di emergenza del coronavirus.

Secondo il portale JobPricing, citato da Repubblica, i dipendenti italiani corrono il serio rischio di vedere la busta paga ancora più leggera di quanto già non lo sia rispetto a quella dei colleghi francesi e tedeschi, senza dover andare troppo lontano a livello geografico. Colpa del coronavirus, che potrebbe dare un’ulteriore mazzata al potere di acquisto delle famiglie italiane, dopo una situazione di certo non rosea. Infatti, secondo l’analisi operata da JobPricing, in Italia gli stipendi sono fermi da cinque anni. Nel 2019 c’è perfino stato un complessivo peggioramento, pari allo 0,1 per cento.

Stipendio medio lordo pari a 29.235 euro nel 2019

JobPricing ha calcolato che nel 2019 la retribuzione media lorda di un dipendente nel settore privato è stata pari a 29.235 euro. Se si fa un confronto con lo stipendio lordo annuo dei lavoratori francesi e tedeschi, gli italiani ne escono con le ossa rotte: +10 mila in Germania, +8 mila in Francia. Il discorso non cambia anche in relazione al potere d’acquisto: in Italia (77 per cento) si è lontani anni luce rispetto a Francia (91 per cento) e Germania (116 per cento). Le percentuali sono state ricavate ponendo come 100 per cento il livello del potere di acquisto a New York.

La retribuzione post coronavirus

Alessandro Fiorelli, Ceo di JobPricing, ha sottolineato come c’è da aspettarsi un calo delle retribuzioni durante la fase di emergenza del coronavirus. La flessione degli stipendi rischia però di essere un fenomeno a lungo termine e non soltanto di carattere temporaneo, a patto che l’Italia non approfitti della situazione eccezionale per dare una svolta ai livelli di produttività (una delle principali cause dei salari così poco competitivi rispetto a quelli delle altre nazioni europee).

La ricetta proposta da Fiorelli per evitare il peggio si compone di tre punti fondamentali: meno burocrazia, revisione modelli organizzativi delle imprese, gestione politiche di crescita economica.

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