Smart working: così il lavoro agile fa rinascere i piccoli borghi

Il lavoro da remoto può rappresentare un modo per far rinascere quei piccoli paesi con pochi abitanti.

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Il lavoro da remoto può rappresentare un modo per far rinascere quei piccoli paesi con pochi abitanti.

Lo smart working ha dato una nuova spinta di rinascita ai piccoli borghi. Abbiamo visto che con il lockdown e il lavoro da remoto, molto è cambiato nelle grandi città praticamente svuotate. Il caso emblematico di Milano, che da marzo ha visto ridurre in maniera drastica il numero di studenti fuori sede e lavoratori tornati nelle loro città d’origine, con conseguenze pesanti per l’economia cittadina, sta facendo scuola. Se le grandi città soffrono la mancanza di lavoratori che affollavano ristoranti e bar all’ora di pranzo, a guadagnarci sono i piccoli borghi. 

Come il lavoro agile fa rinascere i piccoli borghi

Basti pensare che in Italia il 72% dei comuni ha meno di 5mila abitanti e se fino a pochi mesi fa, una larga fetta di lavoratori vivevano nelle grandi città, anche lontano da casa, dopo la pandemia in tanti hanno ripopolato i piccoli centri da cui erano “fuggiti” e da lì continuano a lavorare. Come scrive Il Sole 24 Ore, lo smart working ha aperto nuovi scenari e ora permette ai lavoratori di operare da casa, magari in mezzo alla natura e lontano dal traffico cittadino, conciliando vita privata e tempo libero. Il lavoro da remoto, insomma, può rappresentare un modo per far rinascere quei piccoli paesi con pochi abitanti, in stato di quasi abbandono e spopolati per inseguire il sogno della grande città.

Delocalizzare la vita urbana

Con lo smart working, infatti, è possibile lavorare ovunque e scegliere di vivere anche in un luogo lontano dalla sede della propria azienda ridando vita a quei borghi mezzi vuoti. L’architetto Stefano Boeri ha detto a Il Sole 24 Ore: «Stiamo lavorando alla mappatura dei borghi con il Politecnico di Milano e stiamo aprendo una collaborazione con Touring club per capire se si possono fare progetti pilota. Ragioniamo su situazioni a massimo 60 chilometri da un centro urbano o da un aeroporto. Nel dettaglio stiamo studiando la situazione specifica in Val Trebbia, dove per piccoli centri in fase di abbandono si potrebbero siglare contratti di reciprocità con la vicina Milano. Un modo per delocalizzare la vita urbana per periodi più ampi del weekend e diluire le presenza negli uffici in città». Insomma, qualcosa è nettamente cambiato con il coronavirus e ora anche abitare fuori città, in mezzo al verde o in piccoli paesi considerati poco attraenti fino a poco tempo fa sembra esse il nuovo trend.

 

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