Sfruttamento sul lavoro e contratti da schiavi: inchiesta choc sugli animatori turistici

L'interessante inchiesta de L’Espresso mette in luce una realtà molto amara per chi svolge la professione di animatore turistico.

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L'interessante inchiesta de L’Espresso mette in luce una realtà molto amara per chi svolge la professione di animatore turistico.

Animatori turistici e contratti al limite dello schiavismo. Ne ha parlato di recente L’Espresso che ha trattato il tema mettendo in un luce un’amara verità.

L’inchiesta de L’Espresso sugli animatori turistici sfruttati

Quello dell’animatore turistico è un lavoro solitamente stagionale, una sorta di passaggio per quei giovani che si affacciano al mondo del lavoro e hanno capacità creative ed artistiche.

Dietro però si nasconde un mondo che si può definire oscuro, a volte al limite della truffa. A raccontarlo è l’Espresso tramite un’inchiesta illuminante. Solitamente la chiamata per gli animatori turistici inizia verso gennaio o febbraio, quando annunci invitanti promettono l’inserimento nelle strutture turistiche italiane, hotel o villaggi, in cui giovani con belle speranze sognano di far divertire i vacanzieri. La realtà, però, appare ben diversa: i ritmi sono frenetici, lavorano anche 16 ore al giorno per 7 giorni su 7 per stipendi pari a 400-500 euro, dormono poco e devono dividere spesso stanzette con altri colleghi.

Le testimonianze

Appare shoccante il racconto di un ragazzo che a L’espresso ha raccontato di aver lavorato come animatore in Puglia ricevendo uno stipendio da 350 euro al mese per un totale di 8 ore e mezza di lavoro al giorno divise tra mattina, pomeriggio e sera. Il racconto dell’animatore si fa calzante quando racconta delle ore di pausa, difficili da ritenere tali visto che servivano per organizzare le attività del villaggio e gli spettacoli. Anche il sabato che doveva essere libero diventava di lavoro con l’accoglienza dei clienti. Dopo 15 giorni il ragazzo ha deciso di licenziarsi per i ritmi difficili da sostenere e ha denunciato un sistema simile a quello del caporalato. C’è anche chi si è sentito male e si è dovuto recare in pronto soccorso per un certificato di malattia ricevendo insulti pesanti da parte dalla datrice di lavoro che lo ha obbligato a lavorare anche se malato.

Un’altra ragazza, che ha lavorato come animatrice, addirittura ha scoperto solo dopo la fine del lavoro con un’agenzia, poi scomparsa, di non essere mai stata assunta e quindi di non poter ricevere contributi né tantomeno fare la domanda di disoccupazione.

Un altro giovane animatore, invece, ha raccontato di aver lavorato 7 mesi di fila senza interruzione ricevendo uno stipendio di 700 euro (partito da 450), con giorni liberi non sempre assicurati e un vitto in stanze mediocri.

Il sistema, comunque, appare bel collaudato. Gli animatori vengono assunti da agenzie che hanno come committenti i villaggi, i resort o gli hotel, alcune sono al limite della truffa, altre serie. Altre cambiano nome di continuo e vanno avanti spillando denaro agli ignari che partecipano agli stage di formazione. E non tutti poi vengono chiamati per lavorare. Definirli fortunati, poi, è un eufemismo visto che alla fine devono svolgere più mansioni contemporaneamente. E non importa se lo scorso anno è stato firmato il contratto collettivo nazionale degli animatori turistici che prevede uno stipendio base da 1.160 euro, una giornata di riposo, due ore di sosta, al max 48 ore settimanali e la sicurezza sul luogo di lavoro. La realtà è che molti non lo applicano e continuano ad imperversare contratti part-time fittizi, lavoro a cottimo e addirittura episodi di alternanza scuola-lavoro, al limite dello sfruttamento.

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