Pagamento in contanti fino a 1.000 euro, quando è possibile frazionarlo?

Il pagamento in contanti può arrivare a un massimo di 1.000 euro a partire dall'1 gennaio prossimo. Ma è possibile il frazionamento.

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Pagamento in contanti fino a 1.000 euro

Ultimi giorni per effettuare un pagamento in contanti sopra i 1.000 euro. A partire dall’1 gennaio prossimo, scatta il divieto di utilizzare banconote e monetine per pagare importi superiori ai 999 euro. Ad oggi, il limite si ha a 1.999 euro. Un abbassamento deciso per contrastare l’economia sommersa e la criminalità, almeno nelle intenzioni dei governi che si sono succeduti in questi anni. La disciplina è stata travagliata. Il governo Monti già dal 2012 aveva vietato i pagamenti cash sopra i 1.000 euro. Ci pensò il governo Renzi ad innalzare tale soglia a 3.000 euro per fare “respirare l’economia” e aumentare i consumi, riconoscendo implicitamente che limiti troppo bassi colpiscano il sommerso, ma senza tradursi in un emersione del nero.

Il governo Conte-bis, retto da Movimento 5 Stelle e PD, impose il vecchio limite del governo Monte, ma con gradualità. Chi sperava che l’attuale governo Draghi avrebbe almeno rinviato l’abbassamento della soglia, è rimasto deluso. E non vi erano grosse speranze al riguardo. Il premier è da sempre stato un fan della lotta al contante.

Adesso che il divieto diventa stringente, in molti di noi si staranno chiedendo se frazionare un pagamento in contanti possa costituire reato o se la legge lo ammetta ed eventualmente in quali casi. La risposta è articolata. Il frazionamento è possibile in diversi casi e senza chiaramente incorrere in sanzioni. Anzitutto, quando è giustificato su basi merceologiche. Pensate agli acquisti realizzati presso la Grande Distribuzione Organizzata da un rivenditore per articoli di categorie differenti e soggetti all’emissione di più fatture.

Pagamento in contanti, rateizzazione ammessa in certi casi

Altro caso, se il frazionamento è connaturato all’operazione stessa, come nell’esempio di un contratto di somministrazione.

Infine, qualora esista un accordo tra le parti per agevolare l’acquisto. Si pensi alle tariffe onerose di un dentista, per saldare le quali al paziente viene concessa molto spesso la possibilità di pagare a rate. Tuttavia, in quest’ultimo caso il Fisco si riserva il diritto di effettuare i controlli per verificare se l’accordo sia stato finalizzato ad aggirare il divieto del pagamento in contanti sopra la soglia stabilita per legge.

In altre parole, non potremo concordare con il negoziante l’acquisto di un elettrodomestico a un prezzo superiore ai 1.000 euro e pagare i primi 999 euro oggi e la restante somma domani. A quel punto, scatterebbero i controlli e sarebbero guai per il commerciante, in particolare.

La vera domanda è: servirà tutto questo a combattere l’economia sommersa? Sì, se crediamo che essa consista essenzialmente nel mancato scontrino battuto da questo o quel negozio. No, se pensiamo che il nero in Italia abbia radici profonde e legate allo scarso sviluppo economico nel Meridione da un lato e alla capacità di certa imprenditoria di farla franca al Nord. Ma l’aspetto più ridicolo di questa vicenda è un altro: già oggi sfuggono al Fisco miliardi e miliardi di euro di euro fatturati regolarmente, ma che poi finiscono in paradisi fiscali grazie alle norme di cui si avvantaggiano numerose multinazionali. Basti pensare ad Amazon o a Facebook. Quale credibilità ha uno stato che torchia i suoi cittadini sullo scontrino al bar e fa spallucce dinnanzi alle grosse cifre dei soliti noti che gli passano sotto il naso?

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