Lezioni sospese, operazioni rinviate e cibo che scarseggia: un paese nel dramma

Lo Sri Lanka vive la sua più grave crisi economica dell'era moderna, con importazioni limitate ai beni essenziali e sull'orlo del crac

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Crisi Sri Lanka

Quando un paese è costretto a sospendere gli esami a scuola e a rinviare gli interventi chirurgici negli ospedali per la carenza di beni importati, il dramma è conclamato. Aggiungiamo anche che sugli scaffali dei supermercati manca un po’ di tutto e che gli automobilisti devono attendere lunghe file per fare benzina e il quadro che emerge è di un’economia sull’orlo del crac. Benvenuto nello Sri Lanka, isola dell’Oceano Indiano con un PIL pro-capite di poco superiore ai 4.000 dollari. Certamente basso, ma non così tanto rispetto a decine di altre economie emergenti nel mondo.

Cos’è successo allo Sri Lanka? Con la pandemia, ha visto prosciugarsi la principale fonte di afflusso di valuta estera: il turismo. Incideva per il 12% del PIL, a dire il vero meno che in Italia. Solo che la bilancia commerciale cingalese è letteralmente sprofondata con la scomparsa dei turisti stranieri. A gennaio, il disavanzo commerciale è quasi raddoppiato a 1,085 miliardi di dollari. Di questo passo, esploderebbe al 15% del PIL nell’intero anno. Cosa ancora peggiore, Colombo dispone di scarse riserve valutarie.

Nel novembre scorso, ammontavano ad appena 3,1 miliardi di dollari, meno del 4% del PIL. A febbraio, erano diminuite ancora ad appena 2,3 miliardi. E solo quest’anno sono attesi pagamenti verso l’estero per 4 miliardi.

Debito Sri Lanka prossimo al default

La situazione è diventata così grave, che il governo ha chiesto aiuto alla vicina India, ottenendo da inizio anno 2,9 miliardi di dollari tra linee di credito e “swap” valutari. Altri 1,5 miliardi sono stati richiesti in questi giorni. Nel tentativo di rallentare il ritmo con cui le riserve stanno riducendosi, a marzo la banca centrale ha svalutato il cambio del 40%. Per i consumatori una pessima notizia, dato che si accentuerà il boom dei prezzi. Sui generi alimentari già galoppano al ritmo del 25%. Nel frattempo, il governo ha anche disposto il blocco delle importazioni, concentrandole sui prodotti di prima necessità.

Ed è così che nei negozi si trova poco e a prezzi carissimi.

Dinnanzi a una situazione così disperata, sembra poca cosa che il debito pubblico sia salito nel 2021 al 119% del PIL e che le agenzie di rating lo giudichino sull’orlo del default: CCC per S&P, CC per Fitch e Caa2 per Moody’s. Colombo ha chiesto aiuto anche alla Cina, affinché rinegozi i prestiti bilaterali. Indispensabile sarebbe il sostegno del Fondo Monetario Internazionale, che non arriva mai in assenza di riforme. E il premier Mahinda Rajapaksa ebbe la felice idea di dimezzare l’IVA dal 15% precedente in deficit, un fatto che ha contribuito a mandare al tappeto i conti pubblici. Il deficit nel 2021 si è attestato all’11,1%. Questione di tempo e sapremo se lo Sri Lanka andrà in default. Se così non fosse, lo dovrebbe solamente all’India e forse anche alla Cina. Nuova Delhi, in particolare, sembra uscire vincitrice da questa crisi, avendo rafforzato la sua presa sull’isola.

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