L’inflazione nell’Area Euro scende un po’ a novembre, non in Italia

In lieve arretramento l'inflazione nell'Eurozona a novembre, mentre in Italia resta stabile al dato record dal 1984

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Inflazione in calo nell'Eurozona

Ci sono spiragli positivi per l’Europa. Nell’Area Euro l’inflazione a novembre è diminuita dal 10,6% di ottobre al 10%. La lieve discesa è stata resa possibile dal rallentamento dei prezzi dell’energia, in crescita del 34,9% contro il 41,5% del mese precedente. Il calo, tuttavia, non ha riguardato tutte le principali economie. Ad esempio, l’inflazione in Italia si è attestata all’11,8%, stesso dato di ottobre e record dal 1984. In Francia, stabile al 6,2%. Giù dal 7,3% al 6,8% in Spagna e dal 10,4% al 10% in Germania. Un drastico miglioramento si è registrato in Olanda, dove il dato armonizzato è crollato dal 16,8% all’11,2%.

Resta il fatto che l’attuale tasso d’inflazione nell’Area Euro sia ancora cinque volte il target BCE del 2%. Avrà anche raggiunto il picco, ma la discesa rischia di rivelarsi troppo lenta. Nel frattempo, a Francoforte non resterebbe che alzare i tassi d’interesse e ridurre il proprio bilancio per contrastare il carovita.

Non a caso, la reazione a caldo dei mercati non è stata positiva.

Lo spread BTp-Bund a 10 anni si è consolidato sopra 190 punti e il BTp a 10 anni offre un rendimento vicino al 3,90%. Tra l’altro, proprio l’Italia non ha compiuto progressi. L’indice dei prezzi al consumo da noi è salito di un altro 0,5% mensile. L’ISTAT ha chiarito anche, però, che se i prezzi all’ingrosso del gas continuassero a scendere, l’inflazione inizierebbe ad arretrare nel nostro Paese.

L’inflazione in Italia lega le mani alla BCE

Questi dati sull’inflazione sono gli ultimi pubblicati prima del board BCE del 15 dicembre. E c’è da scommettere che i “falchi” alzeranno la testa per reclamare un rialzo dei tassi in formato “maxi” come a settembre e ottobre e un deciso taglio dei riacquisti dei bond.

Stando alle dichiarazioni di diversi esponenti del board, non c’è ancora alcuna decisione in merito all’entità della prossima stretta, se dello 0,50% o dello 0,75%.

Al momento, dunque, l’inflazione italiana è la più alta tra le grandi economie dell’unione monetaria. Non una posizione invidiabile. Non è un mistero che la nostra dipendenza energetica sia stata sempre un fattore di vulnerabilità nei decenni. Basti pensare all’impatto devastante che ebbero le due crisi petrolifere negli anni Settanta sulla nostra economia.

Paradossalmente, proprio dati come quello italiano foraggeranno i “falchi” di Francoforte. Difficile che Ignazio Visco e Fabio Panetta, rispettivamente governatore della Banca d’Italia e consigliere esecutivo della BCE, possano convincere numerosi colleghi circa la necessità di decelerare il passo nella lotta contro l’inflazione. Sarebbe come affacciarsi dal balcone di una casa in fiamme per mandare via i pompieri accorsi a spegnere l’incendio.

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