In Corea del Nord è ora consentito chiedere aiuto ai parenti all’estero

Il regime di Kim Jong-Un adotta una decisione a suo modo storica e figlia della disperazione per il collasso economico nordcoreano.

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Il regime di Pyongyang apre agli aiuti dall'estero

Ti accorgi che le cose si siano messe davvero male per la popolazione, quando persino il più spietato regime poliziesco esistente al mondo inizia a chiedere aiuto. Il Ministero per la Sicurezza dello Stato della Corea del Nord ha dato istruzioni ai cittadini sulla possibilità di inviare lettere ai parenti all’estero per chiedere loro denaro. Un permesso senza precedenti, purché avvenga nel rispetto di alcune regole fondamentali. La prima consiste nel non fare accenno ad alcuna situazione politica. La seconda prevede che, accanto ai saluti di rito, ci si potrà lamentare delle proprie condizioni economiche, arrivando a scrivere che dopo la pandemia il parente che vive fuori dai confini nazionali potrà venire a fare visita o, viceversa, che ci si recherà in visita da esso.

La corrispondenza sarà chiaramente super-visionata, come sempre accade. Le organizzazioni provinciali del commercio imporranno una commissione sulla valuta estera che i nordcoreani riceveranno dai parenti, ma in misura decrescente rispetto al valore di questi importi. In pratica, un incentivo a farsi spedire quanti più dollari possibili. La notizia è stata riportata in questi giorni dal NK-Daily, quotidiano di opposizione al regime e che ha sede all’estero.

E’ di tutta evidenza che siamo dinnanzi a un’emergenza economica gravissima. Lo stesso Kim Jong-Un, leader supremo della Corea del Nord, ha porto le sue scuse alla popolazione all’apertura dell’ottavo congresso del Partito dei Lavoratori per non essere stato in grado di migliorarne le condizioni di vita come promesso. Ma le colpe di tale inottemperanza sono state fatte ricadere sulle sanzioni internazionali dell’ONU, adottate sin dal 2017 su pressione degli USA per la corsa al nucleare di Pyongyang. Il peggio è arrivato, però, solo nell’ultimo anno. Al fine di impedire l’ingresso della pandemia in un paese, in cui gli ospedali ancora posseggono gli strumenti degli anni Settanta, i confini con la Cina sono stati chiusi. I traffici commerciali sono letteralmente collassati, quando già erano molto contenuti a seguito dell’embargo. Da qui, la penuria di cibo e il boom dei prezzi per i prodotti di prima necessità.

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I rapporti con Biden e il rischio nucleare

Kim Jong-Un teme una nuova carestia come quella che negli anni Novanta costò la vita a circa 2 milioni di persone, un decimo della popolazione di allora. Ma la riapertura delle frontiere sarebbe fuori discussione. Se il Covid-19 dilagasse, sarebbe una potenziale ecatombe. Non ci sono grosse aspettative sull’amministrazione Biden. A differenza di Donald Trump, che arrivò ad incontrare il leader nordcoreano per tre volte tra il 2018 e il 2019, il nuovo presidente non vorrà esporsi sul piano diplomatico e semmai adotterà la politica della massima pressione per spingere Pyongyang a trattare almeno sul congelamento della corsa al nucleare. A tale proposito, il regime comunista osserverà con estremo interesse a quanto accadrà tra USA e Iran. Se i due paesi torneranno ad accordarsi sull’arricchimento dell’uranio, probabile che lo stesso modello verrà applicato su di esso.

Ad ogni modo, il permesso di chiedere aiuto all’estero appare disperato e inefficace. Ormai, quasi tutti i nordcoreani hanno fuori dal paese solamente parenti molto anziani, se non ormai deceduti, o fuggiaschi. Dunque, le probabilità che possano ricevere denaro appaiono piuttosto basse. Eppure, il cambio continua a rafforzarsi, guadagnando circa il 10% contro il dollaro solo a gennaio. Non si riesce a capire fino in fondo quale sia la causa di questo apparente paradosso, se il crollo delle importazioni o l’intervento dello stato per contenere i rialzi dei prezzi domestici o entrambi. Quel che è certo è che in un paese pur abituato a vivere in estrema austerità, iniziano a scarseggiare i viveri di prima necessità e tra sanzioni e pandemia, il rischio per il mondo è di assistere a scene di nervosismo di Kim Jong-Un.

Con l’impellenza di ottenere qualche concessione immediata da Washington, non possiamo escludere che torni a usare parte dell’arsenale nucleare esibito alla parata militare di pochi giorni fa per il suo compleanno.

Biden avrebbe tutta l’intenzione di fargli capire che questo non sarà mai il modo di ottenere qualcosa dalla Comunità internazionale, né un’assicurazione per la vita del regime, ma che anzi costituisce il principale fattore di rischio per la sua sopravvivenza. Il tempo corre e Pyongyang non può permettersi frontiere chiuse per ancora svariati mesi. Sinora, ha dovuto reprimere il mercato nero piuttosto florido a ridosso della Cina e le piccole attività commerciali che negli ultimi anni avevano garantito un minimo miglioramento negli standard di vita. Due i possibili esiti: o il pugno di ferro verrà inasprito fino alle estreme conseguenze o si tornerà verso una maggiore tolleranza delle pratiche commerciali illegali, pur con qualche rischio per la sicurezza sanitaria.

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