Il taglio dell’IRPEF sarà una barzelletta, ecco perché

Il governo Draghi punta a varare il taglio dell'IRPEF per il terzo scaglione di reddito. I contribuenti non dovranno aspettarsi quasi nulla.

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Taglio dell'IRPEF

Governo Draghi al lavoro per la delega fiscale. Diversi i fronti d’intervento, alcuni molto delicati e problematici, come la riforma del catasto. Qualche altro preoccupa molto meno la maggioranza, non fosse altro per la sostanziale unità d’intenti, pur essendo molto differenti le impostazioni sul taglio dell’IRPEF. La Lega vorrebbe la “flat tax”, il PD il modello tedesco. Ma a mettere tutti d’accordo ci pensa l’esiguità delle risorse a disposizione. In pratica, nessuna riforma organica sarà possibile, per cui inutile accapigliarsi sulle teorie economiche.

Il taglio dell’IRPEF dovrebbe riguardare il terzo scaglione, quello per i redditi lordi compresi tra 28.000 e 55.000 euro all’anno. Il budget disponibile sarà di appena 3 miliardi. Peccato che tagliare un solo punto già costi altrettanto. L’obiettivo del governo Draghi sarebbe di ridurre l’aliquota del 38%, mitigando quel “salto” rispetto al 27% che grava sul secondo scaglione per i redditi tra 15.000 e 28.000 euro.

Taglio IRPEF, ecco i benefici per i contribuenti

Dunque, l’ipotesi di cui stiamo discutendo sarebbe di abbassare l’aliquota del 38% al 37%. Grande attenzione al ceto medio. In pratica, un contribuente che guadagna 3.000 euro lordi al mese si vedrebbe ridurre le tasse della bellezza di 80 euro all’anno, circa 6,67 euro al mese. Sarà più fortunato chi ha un reddito pari ad almeno l’estremo superiore dello scaglione, cioè di 55.000 euro. Potrà vantare un risparmio d’imposta di 270 euro all’anno, 22,50 euro al mese. “Potenza di fuoco” la definirebbe un ex premier non privo di fantasia e senso dell’umore.

Ma il paradosso di questo mini-taglio è che non risolve per nulla il problema del salto tra secondo e terzo scaglione.

Resta il disincentivo a produrre, lavorare o anche solo a dichiarare redditi superiori ai 28.000 euro. Eppure, il premier Mario Draghi aveva parlato di 18 miliardi all’anno disponibili per i prossimi anni, in sede di presentazione delle nuove stime macro con il NaDef. Sembra che gran parte di tali risorse sarà assorbita dalla cancellazione dell’IRAP a carico di professionisti e società di persone. Resta un “gruzzoletto” di 4,4 miliardi derivante dalla lotta all’evasione fiscale. In più – difficile ammetterlo – ma anche l’eventuale riforma del catasto comporterebbe l’aumento del gettito.

Il taglio dell’IRPEF, a dire il vero, non sarà la priorità per il governo Draghi, più preoccupato di mantenere la pace sociale in questa fase di ripartenza per l’economia italiana. E vai con l’assegno unico per i figli e con il potenziamento del reddito di cittadinanza, pur in versione teoricamente rivisitata. Per i contribuenti resteranno le noccioline. E quel beneficio marginale, impercettibile di cui sopra rischia di svanire o di essere più che compensato dall’atteso taglio delle detrazioni fiscali permesse dal legislatore. Il ceto medio può continuare ad arrangiarsi.

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