Green New Deal: l’ambizioso progetto verde Ue e l’ombra minacciosa di Trump

Il Green New Deal prevede un maxi investimento da 1.000 miliardi di euro.

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Il Green New Deal prevede un maxi investimento da 1.000 miliardi di euro.

In occasione del World Economic Forum a Davos, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha rilanciato l’ambizioso Green New Deal, il progetto verde destinato a segnare un fondamentale passo in avanti dell’Ue verso un mondo più sostenibile.

Non solo: l’aspetto forse ancora più importante che la nuova numero uno della Commissione europea ha voluto trasmettere ai suoi interlocutori è la necessità di intervenire da subito per evitare una catastrofe economica nei prossimi anni. Durante il suo discorso, l’ex ministro della Difesa in Germania ha sottolineato in più di un’occasione il carattere urgente della questione, rimarcando inoltre come non tutti siano d’accordo sul fatto che il cambio climatico sia una sfida globale (senza mai nominare Donald Trump).

Investimento di 1.000 miliardi

Il Green New Deal prevede un maxi investimento da 1.000 miliardi di euro. Secondo quanto sostenuto da Julie Teigland (numero uno della divisione europea della società di servizi finanziari EY EMEIA), le cui dichiarazioni sono state riprese da Euronews, le cose in Europa sono destinate a cambiare nel breve termine, sia da un punto di vista economico che da quello delle emissioni di anidride carbonica.

L’ombra di Trump

Al Forum economico mondiale si è presentato anche Donald Trump. Il Presidente degli Stati Uniti ha rivolto le proprie attenzioni sull’Unione Europea, ricordando il recente accordo commerciale raggiunto con la Cina. Trump non ha nascosto che fare business con il gigante asiatico sia più semplice con l’Ue, tornando sulla questione della web tax, definita come contraria rispetto alle super potenze hi-tech degli Stati Uniti d’America (Google e Facebook su tutte). Senza arretrare un passo dalla sua posizione, Trump ha fatto intendere che dopo la Cina sarà la volta dell’Ue. Nel mirino ci sono Francia e Italia, dove la web tax è già stata approvata (anche se partirà di fatto soltanto da febbraio 2021, da qui l’auspicio del ministro Gualtieri di trovare un accordo globale nel corso dei prossimi mesi), ma soprattutto la Germania di Angela Merkel, il cui surplus di esportazioni rappresenta un problema per la bilancia commerciale statunitense.

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