Gli investitori fuggono dall’Italia, non si spiegano 63 miliardi in 3 mesi

Capitali ancora in fuga dall'Italia, dove in soli tre mesi risultano defluiti oltre 63 miliardi di euro. E la spiegazione ufficiale della Banca d'Italia sembra parzialmente irricevibile.

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Capitali ancora in fuga dall'Italia, dove in soli tre mesi risultano defluiti oltre 63 miliardi di euro. E la spiegazione ufficiale della Banca d'Italia sembra parzialmente irricevibile.

Di capitali in fuga dal Sud Europa verso la Germania parliamo da tempo, ma i numeri emersi dall’ultima rilevazione del Target 2, il sistema dei pagamenti della BCE e utilizzato tra i membri dell’Eurozona, dovrebbero destare più di qualche preoccupazione, a meno di non credere alla versione ufficiale della Banca d’Italia. Al 31 marzo scorso, il passivo dell’Italia ammontava al nuovo record di quasi 420 miliardi (419,8 miliardi), in aumento di 23,7 miliardi in appena un mese e di 63,2 miliardi dall’inizio dell’anno. Per contro, l’attivo a bilancio della Bundesbank è schizzato anch’esso a un nuovo massimo storico di 829,75 miliardi, in crescita di 34,15 miliardi in un mese e di 65,5 miliardi dall’inizio del 2016. Al 28 febbraio scorso, la Spagna possedeva passività superiori ai 350 miliardi, circa un terzo del suo pil.

Nel commentare il dato, Palazzo Koch ha evidenziato come esso rifletterebbe, in particolare, un aumento degli investimenti degli italiani nei fondi, molti dei quali avendo sede all’estero, formalmente si traducono in un espatrio di capitali. Fino a qualche mese fa, la spiegazione ufficiale era stata un’altra: rastrellando bond sul mercato, la BCE acquista BTp per l’80% tramite la Banca d’Italia da investitori per lo più stranieri, per cui il “quantitative easing” farebbe registrare solo un formale disinvestimento di assets italiani. (Leggi anche: Crisi euro, capitali in fuga verso la Germania)

Perché la spiegazione di Bankitalia è poco convincente

Quest’ultima spiegazione appare inconcludente: se è vero che il QE tenda ad amplificare formalmente i deflussi dall’Italia, perché mai allora la Germania passa mensilmente di record in record attivo? Indubbio che la cessione di BTp e altri bond italiani da parte degli investitori stranieri alla BCE rientri nel programma monetario di quest’ultima, ma viene da chiedersi perché nessuno impieghi la liquidità ottenuta da tali vendite in altri assets in Italia, optando per il Nord Europa.

Che parte degli oltre 63 miliardi di maggiore passivo nei primi tre mesi dell’anno sia ascrivibile a un aumento degli investimenti degli italiani in fondi con sede all’estero è più che plausibile, ma ipotizzare che quasi il 4% del nostro pil in 90 giorni sia defluito solamente per questo fenomeno sarebbe a dir poco ingenuo da credere, a meno che non vi sia una corsa come mai prima in Italia a impiegare i propri risparmi in strumenti finanziari più remunerativi. Considerando che la raccolta bancaria nel nostro paese non sia affatto diminuita negli ultimi mesi, salendo anzi di 23,3 miliardi nei primi due mesi dell’anno, qualcosa non quadra nell’interpretazione ufficiale dei numeri. (Leggi anche: Capitali in fuga dai bond, a pagare di più sono Italia e Spagna)

Le ragioni dei deflussi

L’accelerazione dei deflussi, che non sono debiti veri e propri, come spesso vengono dipinti, potrebbe essere legata alle tensioni nell’Eurozona con l’avvicinarsi delle elezioni in Francia, ma anche e, soprattutto, al crescente caos politico interno, caratterizzato da un governo Gentiloni palesemente debole e da un consenso sempre più solido per le forze cosiddette “euro-scettiche”, le quali insieme avrebbero la maggioranza assoluta dei seggi, almeno stando a più di un sondaggio.

Lo stesso spread BTp-Bund segnala un divario crescente tra i nostri titoli e quelli tedeschi, a riprova di una sfiducia del mercato verso i primi. Non aiuta certo l’irrisolta crisi bancaria, nonostante il recupero del relativo comparto a Piazza Affari (+35% da fine novembre) abbia forse creato l’illusione del superamento delle criticità, le quali, invece, restano intatte, per non dire che si siano aggravate con il trascorrere infruttuoso dei mesi. (Leggi anche: Crisi banche italiane più grave del previsto, capitali alla finestra)

 

 

 

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