Germania in stagflazione, industriali e sindacati sul piede di guerra sull’embargo contro il petrolio russo

La Germania già in stagnazione accetterà l'embargo contro il petrolio russo, ma imprese e sindacati paventano grosse conseguenze negative

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La stagnazione in Germania rischia di essere l'antipasto

Il ministro degli Esteri tedesco, Annalena Baerbock, ha annunciato che la Germania azzererà le importazioni di petrolio russo entro la fine dell’anno e che ridurrà drasticamente quelle di gas. Uno scenario che aggrava il rischio di una stagflazione duratura per l’economia tedesca. La Germania importa il 35% del greggio e il 55% del gas da Mosca. La mossa di Berlino spiazza industriali e sindacati, che nei giorni scorsi si sono ritrovati ad emettere un comunicato congiunto contro l’ipotesi di un embargo energetico. In rappresentanza della BDA, la Confindustria tedesca, e della confederazione sindacale DGB, Rainer Dulger e Rainer Hoffmann hanno scritto che

Un embargo del gas veloce porterebbe alla perdita di produzione, a chiusure, all’ulteriore de-industrializzazione e perdite occupazionali nel lungo termine in Germania.

L’economia in Germania è già in stagflazione. A fronte di una crescita trimestrale del PIL attesa negativa per il secondo dato consecutivo, l’inflazione è salita a marzo al 7,3%.

Secondo industriali e sindacati, con l’embargo su petrolio e gas rischia di arrivare alla doppia cifra. E per i tedeschi sarebbe la prima volta dalla Seconda Guerra Mondiale.

Economia tedesca in recessione

L’embargo su petrolio e gas dalla Russia è l’arma finale con cui l’Unione Europea tenterà di fermare la guerra in Ucraina. Finché il continente continuerà ad importare energia da Mosca, questa incasserà 850 milioni di euro al giorno. In pratica, i nostri consumi energetici stanno finanziando l’aggressione dell’Ucraina. Il problema è che non esistono alternative a breve disponibili, specie per il gas. La Germania ha siglato un accordo decennale con il Qatar per rimpiazzare le importazioni russe, ma l’idea di azzerarle entro pochi mesi non appare realistica.

Il governo tedesco ha tagliato le stime di crescita del PIL da +4,6% a +1,8% per quest’anno. Verosimile che dovrà ulteriormente rivederle al ribasso. Per la Germania è un momento difficile da tutti i punti di vista. La fine dell’era Merkel ha coinciso con la sconfessione della politica estera seguita dall’ex cancelliera. Berlino ha dovuto rinnegare i piani su North Stream 2, il gasdotto russo che attraversa il Mare del Nord e che era stato completato nell’autunno scorso, restando solamente in attesa delle autorizzazioni tedesche.

La stagflazione pone fine all’eccezione tedesca

Lo stop a gas e petrolio dalla Russia minaccia l’economia tedesca più di ogni altra. Nel decennio prima della pandemia, la Germania si era messa in mostra per la sua capacità di crescere in mezzo a un panorama desolante in Europa. La stagflazione rischia di fermare la locomotiva d’Europa più di ogni altra economia. Non a caso la posizione del governo era stata molto prudente in queste settimane. Il cancelliere Olaf Scholz ha battuto i pugni nelle sedi internazionali contro l’ipotesi di un embargo energetico, trovandosi d’accordo con il vice Robert Habeck, che come la Baerbock è esponente dei Verdi. Ma le pressioni americane si fanno sempre più forti e alla fine Berlino si trova costretta a cedere.

Una situazione allarmante, anche perché la Germania non dispone ancora neppure dei rigassificatori necessari per trasformazione il gas dopo che sarà giunto sulle navi in forma liquida. Soprattutto, combattere la stagflazione è difficile, specie per un’area monetaria composta da 19 stati. Il necessario rialzo dei tassi BCE finirà con l’aggravare la recessione dell’economia. In alternativa, l’inazione della BCE farebbe esplodere i prezzi al consumo, innescando una spirale inflazione-salari-inflazione. Non è così che Scholz avrebbe voluto debuttare come cancelliere.

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