Consegne a domicilio e ordini online, nuovo business e posti di lavoro 2018: spunta il sindacato dei riders

Ordini online e consegne a domicilio: dalle food startup al sindacato dei riders addetti al delivery. Come cambia il mondo del lavoro per le piattaforme digitali.

di Alessandra De Angelis, pubblicato il
Ordini online e consegne a domicilio: dalle food startup al sindacato dei riders addetti al delivery. Come cambia il mondo del lavoro per le piattaforme digitali.

Sempre più realtà imprenditoriali operanti su internet si stanno “convertendo” al business delle consegne a domicilio. All’utente bastano pochi click per completare gli ordini online e ricevere la merce, soprattutto prodotti alimentari, direttamente a casa. Ancora una volta però il lavoro che cambia comporta un adeguamento delle norme in vigore e delle tutele dei lavoratori: con la causa a Foodora a Torino si è aperta la questione dei diritti dei riders, i fattorini in bici per le consegne a domicilio. Vediamo che cosa hanno deciso i giudici e quali sono gli ultimi sviluppi della vicenda.

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I fattorini per le consegne a domicilio sono dipendenti della piattaforma digitale?

Il tribunale di Torino ha negato a sei fattorini della società tedesca di delivery Foodora lo status di lavoratore dipendente. Ma la sentenza, assicurano i giovani della gig economy, non fermerà le prospettive: “È evidente che il diritto del lavoro in Italia è ancora indietro rispetto a quelle che sono le nuove forme del lavoro, ma la strada giuridica non è l’unica percorribile, come dimostra l’assemblea di oggi”.

Consegne a domicilio: nasce a Bologna il sindacato per i diritti dei riders?

Da tutta Italia i riders si sono radunati a Bologna per un’assemblea nazionale.
La scelta della città non è casuale non solo perché è una di quelle in cui il servizio delivery è maggiormente richiesto ma anche perché qui, nei mesi scorsi, è sorto il sindacato autonomo Riders Union, che riunisce circa trecento collaboratori delle piattaforme digitali con servizio di consegna.

Le richieste vertono su ferie, malattie, assicurazione contro incidenti stradali e retribuzioni dignitose. Nonostante oggi il servizio di delivery, ovvero consegna a domicilio, sia parte integrante di molte attività, quello dei riders viene ancora troppo spesso considerato come un lavoro di serie B o secondo lavoro per arrotondare.

E il fenomeno, come intuitivo, non è solo italiano: come ha sottolineato uno degli iscritti al sindacato solidale Deliverance Project di Milano. “Finora ci sono state mobilitazioni in Spagna, Inghilterra, Francia, Olanda, ma anche in Australia e a Hong Kong. La questione è globale, le prime risposte deve darle l’Europa”.

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Argomenti: Jobs Act

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