Come investire in oro e perché non è necessario portarsi a casa i lingotti

Esistono vari modi per investire nell'oro, le cui quotazioni hanno superato i 2.000 dollari l'oncia. E comprare lingotti è solo uno dei tanti.

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Esistono vari modi per investire nell'oro, le cui quotazioni hanno superato i 2.000 dollari l'oncia. E comprare lingotti è solo uno dei tanti.

Ieri, il prezzo dell’oro è sceso sotto i 2.000 dollari l’oncia, ma nei giorni scorsi si era portato fin sopra i 2.070 dollari, arrivando a guadagnare oltre il 36% quest’anno. In molti di noi si staranno mangiando le mani all’idea di aver perso un’occasione di profitto così eclatante e in piena tempesta finanziaria. Non è il caso di disperare, perché le quotazioni sembrano destinate a salire ulteriormente nel breve e medio termine. Ad ogni modo, la domanda che giustamente potrebbe sorgere sarebbe come investire in oro. Siamo portati a credere che funzioni come quando si acquisti un bene qualsiasi, che a casa vi portino i lingotti. Ed è così, ma solo in alcuni casi. Nell’oro si può investire, infatti, in diverse modalità, alcune più comode.

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L’acquisto di lingotti anche in gioielleria è la via più semplice per comprare oro, ma comporta costi e rischi. Bisogna custodire il metallo per sottrarlo ai furti e questo potrebbe significare dover affittare una cassetta di sicurezza in banca, con tanto di canone annuo nell’ordine di qualche centinaia di euro. Inoltre, potrebbe risultare indispensabile assicurare l’acquisto, pagando un premio alla compagnia. Discorso simile per le alternative “fisiche”: che si tratti di monete o di prodotti da gioielleria, si corre il rischio di smarrimento, furto e di perimento dei beni nel caso di incidenti.

Ecco, quindi, che entra in gioco il fattore comodità, specie nel caso di grossi investimenti. Immaginate per un attimo di dover impiegare 1 milione di euro. Ai prezzi attuali, dovreste portarvi a casa almeno 18 kg di lingotti o monete o gioielli.

Troppo scomodo e, per quanto sopra detto, rischioso. L’alternativa più finanziaria consisterebbe nell’acquistare una quota di un ETF in oro, vale a dire di un fondo d’investimento che si limita a replicare le quotazioni dell’asset sottostante. Ad esempio, ogni azione di SPDR Gold Shares rappresenta un decimo di oncia di oro, qualcosa come circa 2,835 grammi.

E come investono gli italiani?

Un altro modo per sfruttare le variazioni dei prezzi a proprio favore sarebbe di puntare sui contratti di opzione. Trattasi di strumenti finanziari che assegnano all’investitore la facoltà (non l’obbligo) di acquistare (call) o vendere (put) un asset a un prezzo prefissato e a (o entro) una certa data, dietro il pagamento di un premio. Dunque, il costo certo dell’operazione sarebbe proprio il premio, ma nel caso in cui scommettessimo al rialzo e il prezzo dell’oro effettivamente risultasse maggiore di quello a cui abbiamo la facoltà di acquistarlo, avremmo modo di maturare una plusvalenza dalla differenza tra il prezzo di acquisto e quello di rivendita. Viceversa, se scommettessimo al ribasso, qualora il prezzo dell’oro risultasse inferiore a quello a cui abbiamo diritto di venderlo, potremmo acquistarlo sul mercato a meno di quanto lo cediamo alla controparte, maturando una plusvalenza. Se la scommessa non viene vinta, invece, non esercitiamo il diritto di opzione e accuseremmo una perdita pari al premio versato.

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Infine, un’alternativa sarebbe di acquistare azioni delle società estrattive di oro. Queste sostanzialmente variano a seconda dei movimenti del metallo. Ad esempio, quest’anno la canadese Caledonia Mining Corporation ha guadagnato al NYSE qualcosa come il 180%, salendo a una quotazione di 23,62 dollari al termine della seduta di lunedì, risentendo positivamente del trend dell’oro.

E gli italiani come investono? A tale proposito, vi riportiamo il contenuto di un’email inviataci in redazione dal Dott Maurizio Bertoncello, consigliere nazionale di Confindustria-Federorafi, il quale ci ha illuminato sul fatto che fino all’anno 2000 vigesse nel nostro Paese una sorta di monopolio per le aziende orafe, relativamente all’acquisto di oro.

La vendita al privato cittadino è stata liberalizzata con legge n.7 del 2000, ma fino ad allora gran parte dell’oro accumulato dalle famiglie era avvenuta in forma di gioielleria (circa 300 tonnellate tra il 1970 e il 2000). Delle 5.700 tonnellate stimate ad oggi esistenti tra gli italiani, Bertoncello dubita che ne siano rimaste così tante in casa, essendo in molti casi finite nelle mani dei Compro Oro.

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