Cambio euro/yuan, come interpretare l’azzeramento dello spread con i titoli USA

Cambio euro/yuan in calo quest'anno di quasi il 5%, ma sul futuro del cross pesano i lockdown in Cina e i movimenti sui bond

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Cambio euro/yuan a -5% da inizio anno

Da inizio anno, la valuta cinese si mostra abbastanza stabile contro il dollaro. Al contrario, il cambio euro/yuan si è indebolito nel frattempo di quasi il 5%, riflettendo il relativo deprezzamento della moneta unica contro il biglietto verde. Dal picco di 8,23 toccato nell’agosto del 2020, il cross è sceso a 6,90. In sostanza, lo yuan si è rafforzato di circa il 16% contro l’euro in poco più di un anno e mezzo.

Una delle ragioni alla base della forza dello yuan negli ultimi anni è stato certamente il premio offerto dai bond cinesi rispetto a quelli americani ed europei. All’inizio di quest’anno, il decennale di Pechino offriva 110 punti base (1,10%) in più del Treasury di pari durata. Adesso, lo spread si è quasi azzerato, aggirandosi sotto i 10 punti (0,1%). In teoria, ciò lascerebbe supporre un indebolimento in prospettiva dello yuan verso il dollaro e, di riflesso, una possibile risalita del cambio euro/yuan.

A sostegno di questa tesi vi sono i nuovi lockdown imposti dal governo contro il Covid. Non solo Shanghai, esistono al momento 373 milioni di persone in 45 città che non possono uscire di casa. Parliamo di aree che incidono per il 40% del PIL cinese. Il premier Li Keqiang ha avvertito più volte negli ultimi giorni sul fatto che la crescita economica sia destinata a rallentare. A rigore, poiché ciò avverrebbe attraverso le minori esportazioni, ciò implicherebbe una debolezza di fondo per lo yuan. Tuttavia, la Cina ha chiuso il 2021 con un surplus commerciale record di oltre 676 miliardi di dollari. Le partite correnti stesse hanno registrato un attivo di 316 miliardi.

Cambio euro/yuan tra lockdown e rialzo tassi FED

Pur in calo, le riserve valutarie ammontano ancora a 3.200 miliardi di dollari.

E i depositi in dollari dei cinesi sono aumentati a 1.000 miliardi, salendo del 39% da inizio pandemia. Questo significa che esiste ancora un enorme potenziale a favore dello yuan. Peraltro, le società esportatrici seguono un andamento anti-ciclico per le loro operazioni di conversione dei ricavi in valute estere: quando lo yuan s’indebolisce, ne approfittano per acquistarne di più con i dollari, gli euro, ecc., in cassa. Viceversa, quando lo yuan si rafforza.

Non dimentichiamo, poi, che la Cina potrebbe sempre imporre una qualche forma di controllo dei capitali nel caso avvertisse il rischio di uno yuan debole. Sempre in teoria, questo non sarebbe uno scenario indesiderabile per la seconda economia cinese, in quanto rilancerebbe l’export. D’altra parte, mentre le principali economie mondiali sono alle prese con problemi di alta inflazione per la prima volta dopo decenni, Pechino per il momento se la sta cavando con prezzi al consumo stabili. A marzo, risultano essere cresciuti solamente dell’1,5% su base annua. E un cambio stabile servirebbe ad allontanare lo spauracchio del carovita.

Certo, con il rialzo dei tassi americani diventa sempre più difficile per la Cina continuare a tagliare i tassi e confidare su un cambio stabile. Ad ogni modo, anche la BCE ha un problema simile. Non ha ancora avviato la stretta monetaria, pur con un’inflazione salita al 7,5% nell’Eurozona. Mutamenti grossi in vista nei prossimi mesi non ve ne sarebbero, ragione per credere che il cambio euro/yuan non subirebbe scossoni a breve termine. E quando il rialzo dei tassi BCE vi sarà, con ogni probabilità la Cina avrà superato i lockdown e rilanciato l’export con cui di fatto sostiene la valuta.

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