Il Venezuela è caduto e il regime a Cuba teme di seguire a ruota. Alla proposta del presidente americano Donald Trump di accettare un accordo su “petrolio e denaro” (“oil and money”), il ministro degli Esteri, Bruno Rodriguez, non solo ha risposto picche, ma ha accusato gli Stati Uniti di essere la principale minaccia alla sicurezza mondiale. Il presidente Miguel Diaz-Canel ha smentito qualsiasi trattativa in corso con Washington e avvertito che l’isola “combatterà fino all’ultima goccia di sangue”. Ma l’economia domestica è più esanime che mai. Gli economisti internazionali concordano sul fatto che stia messa peggio rispetto al “periodo speciale” negli anni Novanta, quando rimase priva del sostegno dell’Unione Sovietica, scioltasi a fine 1991.
Allora, la fame fu così forte che molti cittadini furono costretti a mangiare i gatti trovati per strada.
Cuba rimasta senza petrolio dal Venezuela
Cuba dipendeva perlopiù dal Venezuela “chavista”. Parliamo al passato, perché è da circa un mese che Caracas non riesce più a spedirle greggio. La marina USA ha imposto il blocco navale nelle acque dei Caraibi. Fino a metà dicembre, riceveva in media 26.500 barili al giorno dall’alleato, quasi un terzo del suo fabbisogno complessivo. Il resto arrivava da Messico e Colombia, ma a prezzi di mercato. Invece, Maduro riforniva L’Avana quasi gratis per la vicinanza ideologica con il regime castrista. In cambio, questi gli inviava medici e personale militare. Ma Trump ha azzerato tutto e lo ha scritto sui social senza fronzoli: “ZERO petrolio e denaro dal Venezuela” d’ora in avanti.
Collasso valutario
Il 18 dicembre scorso, prima della cattura di Maduro, la banca centrale a Cuba aveva svalutato il cambio di circa il 70% e reso legale i pagamenti nelle valute straniere per fronteggiare la carenza diffusa di merci.
Nell’ultimo anno, il peso cubano al mercato nero ha perso oltre un quarto del suo valore contro il dollaro. Non siamo al collasso valutario in stile iraniano o dello stesso Venezuela, ma considerate che in cinque anni la svalutazione è stata del 99,8% dopo la riforma monetaria introdotta dal 2021 con la soppressione del CUP convertibile.

Senza petrolio, quanto ancora potrà reggere l’economia di Cuba e con quali riflessi per la tenuta del regime? Di petrolio a disposizione tra le riserve ce ne sarebbe per pochissime settimane. Nei giorni scorsi, però, il Messico ha inviato un carico di 90.000 barili, che attenuerà la crisi per qualche giorno. Il fatto ha suscitato le ire della Casa Bianca, che ne avrebbe parlato con la presidente messicana Claudia Sheinbaum, la quale ha negato che il tema sia stato toccato nel colloquio telefonico tra i due.
Regime castrista a fine corsa?
La CIA ha consegnato un rapporto a Trump, in cui sostiene che l’economia isolana sarebbe sull’orlo del collasso e senza pronunciarsi sulla tenuta del regime comunista. Al suo interno sarebbe divisa tra chi crede che sia al capolinea e chi rimane scettico circa un’imminente caduta.
I cubani sono rimasti colpiti dal raid in Venezuela che ha posto fine al potere di Maduro. Credono e sperano in gran parte che possa accadere anche da loro, anche se ciò non implica che automaticamente accetterebbero interferenze straniere. Le loro condizioni economiche si aggravano. I dollari scarseggiano anche per la crisi del turismo, con presenze in calo del 27% nei primi sette mesi del 2025.
Turisti alla larga dall’isola
I blackout, segno che la vetusta rete elettrica non sia più in grado di garantire il servizio anche per carenza di carburante, hanno fatto il giro del mondo e impressionato gli stranieri, che si stanno tenendo alla larga da Cuba per timore di trascorrere le vacanze al buio e senza beni di prima necessità. L’offerta di Trump di un accordo, pur se respinta a parole, può diventare l’ultima ancora di salvezza per una dittatura con l’acqua alla gola. I termini non sono chiari, perlomeno al pubblico. Il tycoon pretenderebbe la fine di qualsiasi relazione economica con regimi ostili agli Stati Uniti e in cambio offrirebbe petrolio a prezzi di mercato e un allentamento delle sanzioni.
Cuba costretta ad accordo umiliante con USA?
Sul piano strettamente ideologico un accordo del genere sarebbe umiliante per una élite gerontocratica che vive di slogan e ricordi della vecchia Revolucion del 1959. Passando alla realtà dei fatti, fatto fuori il Venezuela nell’area non resta più alcun vero regime di natura comunista. La Colombia di Gustavo Petro può cambiare colore politico tra alcuni mesi e il Messico guarda più agli affari con il vicino del Nord che non a sostenere un’isola ostaggio del passato. Russia e Cina non interferiranno a Cuba, avendo interesse a tenersi buono Trump su altre aree del pianeta di ben maggiore rilevanza sul piano geopolitico ed economico. I castristi sono isolati e se non vorranno farsi travolgere dalla rabbia popolare, dovranno trattare con l’odiata Washington.
giuseppe.timpone@investireoggi.it