In Italia il termine flat tax – o tassa piatta – è ormai entrato stabilmente nel linguaggio comune, attraversando diversi ambiti. Dalle partite IVA, per cui rappresenta da tempo uno dei cavalli di battaglia del centrodestra, fino alle più recenti proposte che riguardano il lavoro domestico, con una tassazione agevolata per badanti e colf e il datore di lavoro nel ruolo di sostituto d’imposta.
Oggi, però, il concetto di flat tax si estende ulteriormente e approda anche al mondo delle pensioni. L’idea è quella di introdurre una tassazione agevolata per i pensionati che rientrano dall’estero, con l’obiettivo di incentivarne il ritorno in Italia e contrastare, al contempo, lo spopolamento di molte aree del Paese.
Flat-tax pensioni, ecco cosa prevede la nuova proposta di FDI
La proposta, avanzata da Fratelli d’Italia, si inserisce nel solco delle politiche volte a favorire il rientro dei cittadini italiani dall’estero. In particolare, si punta a riportare i pensionati in Italia, soprattutto nei piccoli centri a rischio spopolamento.
All’interno dello stesso decreto fiscale che contiene misure sulla flat tax per il lavoro domestico, compare infatti un emendamento che introduce una aliquota fissa al 4% per alcune categorie di pensionati.
Una misura che, se approvata, rappresenterebbe un forte incentivo fiscale per chi valuta il rientro nel Paese dopo un periodo di residenza all’estero.
La misura in sintesi e come funzionerebbe
Negli ultimi anni si è registrato un aumento dei pensionati italiani che scelgono di trasferirsi all’estero, spesso attratti da regimi fiscali più favorevoli. Questo fenomeno ha contribuito allo spopolamento, soprattutto nei piccoli comuni, in particolare nel Mezzogiorno.
La proposta mira a invertire questa tendenza attraverso una leva fiscale significativa. Oggi, infatti, le pensioni sono soggette alla normale IRPEF progressiva:
- 23% fino a 28.000 euro
- 33% tra 28.000 e 50.000 euro
- 43% oltre i 50.000 euro
Con il nuovo meccanismo, invece, verrebbe applicata una flat tax al 4%, decisamente più vantaggiosa.
L’agevolazione sarebbe concessa per un periodo massimo di 15 anni, a partire dal trasferimento della residenza in Italia. Tuttavia, per accedere al beneficio, sarebbero richieste alcune condizioni precise:
- essere stati residenti all’estero per almeno 5 anni;
- trasferire la residenza in un Comune con meno di 3.000 abitanti;
- scegliere quindi aree interne o piccoli centri, spesso soggetti a spopolamento.
Si tratta, dunque, di una misura che unisce politica fiscale e strategia territoriale: da un lato alleggerisce la tassazione per i pensionati, dall’altro prova a ridare vita a territori sempre più fragili dal punto di vista demografico.