La pensione di inabilità è quel trattamento erogato dall’INPS a soggetti affetti da patologie che determinano una totale inabilità al lavoro. Non si tratta di un semplice sussidio o di una prestazione puramente assistenziale, perché presenta una marcata natura previdenziale, come emerge chiaramente dai requisiti richiesti.
Questa prestazione non prevede limiti anagrafici specifici, se non per ciò che accade al compimento dei 67 anni, quando si pone il tema del passaggio alla pensione di vecchiaia. Tuttavia, chi pensa che tale trasformazione avvenga automaticamente commette un errore: la pensione di inabilità non si trasforma automaticamente in pensione di vecchiaia.
Cosa succede alla pensione di inabilità una volta arrivati a 67 anni?
Per pensione di inabilità si intende il trattamento riconosciuto a chi presenta una riduzione della capacità lavorativa pari al 100% e possiede almeno 5 anni di contributi, di cui almeno 3 versati negli ultimi 5 anni precedenti la domanda.
Si tratta quindi di una prestazione con requisiti contributivi, destinata a lavoratori dipendenti, autonomi iscritti all’AGO e anche alla Gestione Separata INPS. La decorrenza parte dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda.
Il calcolo della pensione di inabilità segue le regole del sistema misto. In sintesi, senza limiti di età, si può accedere a questa prestazione a condizione di essere riconosciuti totalmente inabili al lavoro, aver cessato qualsiasi attività lavorativa e aver maturato almeno 260 settimane di contributi, di cui 156 negli ultimi 5 anni.
Ma cosa accade quando il beneficiario raggiunge i 67 anni e, quindi, i requisiti per la pensione di vecchiaia?
Cosa succede a 67 anni, quali sono i pro e quali i contro
Come detto, il passaggio alla pensione di vecchiaia non è automatico.
Lo ha chiarito anche una pronuncia della Corte di Cassazione, che nel 2018 ha stabilito che deve essere il diretto interessato a presentare apposita domanda all’INPS per ottenere la conversione.
Diverso è il caso di chi, a 67 anni, non matura i requisiti per la pensione di vecchiaia: in questa situazione, il passaggio all’Assegno Sociale avviene automaticamente, senza necessità di domanda. In tal caso, l’INPS eroga il trattamento più favorevole tra quelli spettanti.
Per quanto riguarda la pensione di vecchiaia, invece, la logica è differente. Chi percepisce la pensione di inabilità non può svolgere attività lavorativa e, di conseguenza, non matura nuova contribuzione durante il periodo di percezione della prestazione. Inoltre, non sono previste coperture contributive figurative.
Questo significa che, nella maggior parte dei casi, non si registrano differenze significative tra l’importo della pensione di inabilità e quello della pensione di vecchiaia. Tuttavia, un piccolo vantaggio esiste: a 67 anni entrano in gioco coefficienti di trasformazione più favorevoli, che possono determinare un leggero aumento dell’importo.
Un ulteriore elemento da considerare riguarda la libertà lavorativa: passando alla pensione di vecchiaia, viene meno il divieto assoluto di svolgere attività lavorativa, vincolo invece presente per chi percepisce la pensione di inabilità.
In conclusione, la scelta tra mantenere la pensione di inabilità o richiedere la conversione in pensione di vecchiaia non è automatica.
E va valutata attentamente, tenendo conto sia degli aspetti economici, sia di quelli legati alla possibilità di tornare eventualmente a lavorare.