L’Agenzia delle Entrate ha emanato il provvedimento (8 giugno 2026) che stabilisce le regole operative per la consulenza giuridica, dando attuazione alla disciplina prevista dall’art. 10-octies della L. 212/2000, introdotto dal Dlgs 219/2023.
Il nuovo quadro chiarisce chi può presentare le richieste, a quali uffici devono essere inviate, quali elementi devono contenere e quali tempi segue l’Amministrazione per fornire una risposta scritta e motivata. Si tratta di uno strumento pensato per offrire chiarimenti fiscali su questioni di interesse generale, rivolto soprattutto a enti, associazioni, ordini professionali e amministrazioni pubbliche.
Consulenza giuridica: il nuovo provvedimento dell’Agenzia
Il provvedimento dell’8 giugno 2026 definisce in concreto il funzionamento dell’istituto.
La base normativa è contenuta nello Statuto del contribuente, cioè nella L. 212/2000, dove il Dlgs 219/2023 ha inserito l’art. 10-octies. Questa disposizione ha introdotto una procedura dedicata ai chiarimenti fiscali richiesti da soggetti collettivi, lasciando poi alle Agenzie fiscali il compito di regolare gli aspetti pratici.
La consulenza giuridica non serve a risolvere il caso personale di un singolo contribuente. La sua funzione è diversa: permette di ottenere indicazioni su problemi interpretativi che riguardano categorie, enti o amministrazioni. In questo modo, l’Agenzia può fornire una posizione ufficiale su temi fiscali di interesse più ampio.
Il D. Lgs 192/2025 ha inoltre precisato meglio la platea dei soggetti ammessi. La norma ha eliminato riferimenti troppo generici e ha ricondotto l’accesso solo ai soggetti indicati in modo espresso dall’art. 10-octies.
Chi può presentare l’istanza al Fisco
Le richieste possono essere presentate da associazioni sindacali e di categoria, ordini professionali, enti pubblici, Regioni, enti locali e amministrazioni statali.
La condizione essenziale è che il quesito riguardi temi generali e non una singola posizione fiscale.
Questo limite è importante perché distingue l’istituto dagli strumenti rivolti al contribuente individuale, come ad esempio le istanze di interpello. Quando il dubbio riguarda una situazione personale, o una specifica operazione riferita a un determinato soggetto, occorre valutare altri canali previsti dall’ordinamento tributario.
Restano escluse anche le domande interne degli uffici dell’Amministrazione finanziaria. Il provvedimento riguarda infatti le richieste provenienti dall’esterno e non le valutazioni che gli uffici possono svolgere tra loro per ragioni organizzative o interpretative.
Uffici competenti, Pec e contenuto della domanda
La domanda va inviata, di norma, alla direzione regionale dell’Agenzia Entrate competente in base al domicilio fiscale del soggetto richiedente. Fanno eccezione alcune ipotesi. Le richieste dei non residenti, delle amministrazioni centrali dello Stato, degli enti pubblici di rilievo nazionale, delle rappresentanze nazionali delle associazioni e degli ordini professionali devono essere indirizzate alla divisione Contribuenti dell’Agenzia delle Entrate.
Se la richiesta arriva a un ufficio non competente o a un indirizzo Pec errato, viene trasmessa alla struttura corretta. I termini iniziano però a decorrere solo dal momento in cui l’ufficio competente riceve la documentazione. Il richiedente deve essere informato dello spostamento.
L’istanza può essere redatta in forma libera, non è soggetta a bollo e deve essere firmata dal legale rappresentante oppure da un procuratore generale o speciale.
L’invio avviene tramite Pec. In futuro potrà essere utilizzato anche un servizio telematico dedicato, dopo l’attivazione da parte dell’Amministrazione.
Chi presenta una richiesta di consulenza giuridica deve inoltre dichiarare che, sulla stessa questione, non risultano controlli fiscali in corso o non conclusi, né procedimenti collegati ad accertamento con adesione, acquiescenza, conciliazione o giudizio. La regola evita che il parere venga usato per incidere su verifiche o liti già avviate.
Tempi e risposta nella consulenza giuridica
Se la domanda è incompleta ma può essere sistemata, l’ufficio invita il richiedente a regolarizzarla entro trenta giorni dalla ricezione. Il soggetto interessato deve poi trasmettere gli elementi mancanti entro i successivi trenta giorni. Solo da quel momento decorrono i tempi per la risposta.
Quando la documentazione allegata non basta per formulare il parere, l’Agenzia può chiedere una sola integrazione entro trenta giorni dalla ricezione della domanda o dalla sua regolarizzazione. In questo caso, il richiedente ha sessanta giorni per produrre quanto richiesto o per spiegare l’impossibilità di farlo.
Durante l’istruttoria, l’ufficio può chiedere un parere preventivo ad altre amministrazioni. I termini restano sospesi. Se il parere non arriva entro sessanta giorni, l’istanza diventa improcedibile. Se, invece, il richiedente non rispetta i termini per integrare o regolarizzare, la domanda viene considerata rinunciata.
La risposta deve essere scritta e motivata. L’art. 4 del DM 24 giugno 2025 fissa il termine in centoventi giorni dalla ricezione della richiesta. Il conteggio si sospende dal 1° al 31 agosto e, se la scadenza cade di sabato o in un giorno festivo, slitta al primo giorno lavorativo utile.
Le risposte ammissibili possono essere pubblicate sul sito dell’Agenzia delle Entrate. La consulenza giuridica assume così un ruolo di chiarezza preventiva: aiuta gli enti legittimati a orientarsi e consente di diffondere interpretazioni fiscali utili anche ad altri soggetti che affrontano questioni simili.
Riassumendo
- La consulenza giuridica ha nuove regole operative fissate dall’Agenzia delle Entrate.
- Le richieste riguardano temi fiscali generali, non casi personali.
- Possono presentarle enti, amministrazioni, ordini professionali e associazioni rappresentative.
- L’istanza va inviata via Pec all’ufficio competente.
- La domanda deve essere firmata e priva di procedimenti fiscali collegati.
- La risposta arriva per iscritto entro centoventi giorni, salvo sospensioni.