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Oggi: 06 Feb, 2026

Cedola al 30%, ma perdi il 30%: il paradosso del bond BERS in lire turche

Il bond in lire turche con cedola del 30%, emesso da Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, è stato un investimento fallimentare.
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Bond BERS in lire turche con cedola 30%
Bond BERS in lire turche con cedola 30% © Investireoggi.it

Che fine ha fatto il bond in lire turche emesso dalla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) con maxi-cedola del 30% (ISIN: XS2485814680)? Il suo debutto avvenne nel maggio del 2022, meno di tre anni fa. La scadenza sarà tra 15 mesi, per cui siamo già nella parte finale dell’investimento. Tempo di bilanci, tutt’altro che entusiasmanti. Per prima cosa, dobbiamo capire perché un ente sovranazionale massimamente affidabile sul piano creditizio collochi sul mercato debito in valute emergenti. Quando lo fa, offre loro sostegno sui mercati. Ne accresce l’utilizzo e la liquidità, fornendo anche un segnale rassicurante circa il suo andamento futuro.

Bond in lire turche scommessa persa

La lira turca è un’appestata del mercato valutario ormai da molti anni. Storicamente, è sempre stata molto debole. Nel primo decennio di governo sotto l’attuale presidente Recep Tayyip Erdogan, però, aveva beneficiato di una relativa stabilità promettente. I capitali stranieri erano entrati copiosi in Turchia, attratti dalla politica economica liberale di Ankara. A rovinare tutto è stata la velleità dello stesso Erdogan di sottomettere al suo potere la banca centrale, privandola di autonomia e inducendola ad abbracciare la politica dei tassi bassi da lui perseguita. Il resto lo ha fatto la volatilità geopolitica del Paese anatolico. Il risultato è stato un tracollo del cambio senza fine.

Questo bond in lire turche veniva emesso ad un prezzo di 110. I sottoscrittori pagarono 1.100 lire turche per ogni lotto minimo di 1.000 lire. Al tempo, con un cambio di 16,70 spesero meno di 66 euro. Che la lira turca si sarebbe indebolita, era evidente dall’altissima cedola fissata per attirare i capitali. La speranza degli investitori era che lo avrebbe fatto a ritmi evidentemente inferiori al tasso offerto. Una posizione speculativa rivelatasi errata. Il cambio di ieri a 51,46 segnala un crollo contro l’euro di oltre i due terzi in meno di 3 anni.

Flussi cedolari in euro

Le cedole del 30%, pari a 300 lire all’anno, vengono staccate ogni 22 maggio. Ecco quanto hanno ricevuto (in euro) gli investitori che hanno avuto in questi anni il titolo in portafoglio:

  • 300 lire : 21,40 = 14,02 euro
  • 300 lire : 35 = 8,57 euro
  • 300 lire : 44,06 = 6,81 euro
  • rateo di 213 lire al 5 febbraio : 51,46 = 4,14 euro

Bilancio in forte perdita

Potete notare che già un anno dopo il tasso di cambio contro l’euro era del 22% più debole, essendo passato da 16,70 a 21,40. L’evoluzione sarebbe stata negativa anche negli anni seguenti, cosicché ad ogni stacco della cedola l’incasso effettivo in euro è sceso. Ipotizzando che ieri il nostro ipotetico investitore avesse rivenduto il bond in lire turche alla quotazione di mercato di 99,49, il capitale incassato sarebbe stato di appena 19,33 euro. Sommando anche i flussi cedolari (rateo compreso dallo scorso stacco), otteniamo un totale di nemmeno 53 euro.

Bond in lire turche, perdita reale ancora più pesante

In termini nominali, la perdita accusata sarebbe stata prossima al 20%. E considerato che nel periodo c’è stata un’inflazione italiana superiore al 10%, otteniamo una perdita reale del 30%. Quasi ironica: il bond in lire turche offre una cedola del 30% e ha inflitto dalla sua emissione ad oggi una perdita altrettanto elevata.

Sono i rischi che si corrono investendo in valute emergenti. E meno male che la banca centrale dalla metà del 2023 contiene il deprezzamento del cambio ad un ritmo medio mensile di circa l’1% contro il dollaro. Altrimenti, sarebbe andata anche peggio all’investimento. Inutile dire che da qui alla scadenza di maggio 2027 il cambio sarà ancora più debole e la perdita reale complessiva persino superiore ad oggi. Scommessa ampiamente persa.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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