Il Brent a 103 dollari al barile ci conferma che lo shock geopolitico sorto con la guerra in Iran alla fine di febbraio non stia volgendo alla fine. Lo stallo nelle trattative con gli Stati Uniti è diventato asfissiante. La sensazione è che l’amministrazione Trump si sia cacciata in un vicolo cieco e non riesca più a venirne a capo. Lo pensano anche gli investitori e lo svelano gli stessi rendimenti in Italia. Le aspettative d’inflazione stanno salendo. Il caro energia pesa già da settimane nelle tasche degli automobilisti quando vanno a fare benzina ed inizia a tramutarsi in vero aumento del costo della vita tra bollette e rincari vari.
Rendimenti in Italia in risalita
Il BTp Italia 4 giugno 2032 (ISIN: IT0005648255) è il bond indicizzato all’inflazione italiana con scadenza più lunga sul nostro mercato sovrano. Nella mattinata di oggi, la quotazione in calo a 102,74 corrispondeva a un rendimento reale di 1,38%. Facciamo presente che il titolo stacca cedola annuale reale di 1,85%. Sempre oggi, il BTp a 6 anni con cedola fissa offriva nelle stesse ore il 3,40%. Questi dati mettono in rilievo un differenziale del 2%, che è proprio il tasso d’inflazione medio atteso dal mercato per i prossimi 6 anni.
A fine febbraio, prima che USA e Israele attaccassero l’Iran, il BTp Italia 2032 offriva un rendimento reale di 1,45% e che si confrontava con il 2,82% del bond con cedola fissa. Allora, il differenziale era di 1,37%. In pratica, il mercato scontava un’inflazione media annuale relativamente bassa anche nel confronto internazionale. In meno di due mesi, le previsioni sono aumentate dello 0,65%. Tradotto: da qui alla scadenza del bond indicizzato, l’inflazione cumulata in Italia è attesa del 4% in più rispetto ai livelli di fine febbraio.
Durata shock geopolitico determinante
Effetto shock geopolitico. I rendimenti in Italia sono risaliti lungo la curva dei BTp per scontare proprio questo fenomeno, oltre che per l’ampliamento (pur contenuto) dello spread. Proprio la scadenza a 6 anni offre lo 0,60% in più rispetto ai livelli pre-bellici. Lo stesso dicasi al momento per il decennale, che a fine febbraio era sceso ad un rendimento inferiore al 3,30% e che oggi si attesta sopra il 3,80%. Se il mercato avesse ragione, i titoli di stato si sarebbero già allineati ai tassi d’inflazione in rialzo.
Ovviamente, lo shock geopolitico resta attivo. Un suo prolungamento impatterebbe al rialzo sulle stesse aspettative d’inflazione, mentre una sua cessazione immediata con ogni probabilità spingerebbe il mercato a scontare una crescita dei prezzi al consumo meno veloce per i prossimi anni. I rendimenti in Italia scontano uno scenario rialzista anche per i tassi di interesse fissati dalla Banca Centrale Europea. Le attese sono per mezzo punto percentuale in più entro l’anno. Più la crisi nel Golfo Persico va avanti e maggiori le probabilità di una stretta monetaria ancora più dura.
giuseppe.timpone@investireoggi.it