E’ stata emessa ieri all’asta del Tesoro la seconda tranche del BTp a 15 anni (ISIN: IT0005694630), ma la prima rivolta al pubblico indistinto. Il collocamento sindacato di inizio febbraio era riservato agli investitori istituzionali, dai quali arrivarono ordini record per 157 miliardi contro i 14 miliardi offerti. Il rapporto di copertura fu superiore a 11, di gran lunga più alto di quello di ieri. Gli ordini qui hanno sfiorato i 3 miliardi, mentre l’importo assegnato è stato il massimo fissato alla vigilia dal Ministero di economia e finanze di 1,75 miliardi. Il bid-to-cover ratio, come in gergo si definisce il rapporto tra domanda e offerta, è risultato esattamente 1,70.
BTp a 15 anni: esito dell’asta
Nel dettaglio, il BTp a 15 anni è stato piazzato ad un prezzo di 96,94 centesimi e un rendimento lordo annuale del 4,27%. Ricordiamo che il bond stacca cedola annuale lorda del 3,95%, un chiaro segno di quanto le condizioni del mercato obbligazionario si siano deteriorate dall’emissione di appena due mesi fa con la guerra in Iran. I rendimenti sono saliti lungo la curva e i prezzi, per contro, sono scesi.
L’esito dell’asta per il BTp a 15 anni è stato positivo. Questo è il segnale che ci arriva proprio da quel rapporto di copertura di 1,70, che è stato superiore a quello esitato nella stessa giornata per gli altri due bond offerti: scadenza marzo 2029 e giugno 2033. Nel primo caso, si è attestato a 1,68 e nel secondo a 1,54. Cosa ancora più importante, è stato più alto anche delle altre emissioni recenti per la scadenza a 15 anni con rapporto in area 1,5-1,6. Un confronto diretto è possibile con operazioni varate nell’autunno scorso.
Domanda di duration alta
Comunque sia, aste a lungo termine come quella che ieri ha riguardato il BTp a 15 anni esitano ordini tra 1,3 e 1,7 volte le assegnazioni. Questo significa che la scadenza di ottobre 2041 è riuscita a collocarsi nella parte più alta del range ordinario. Cosa implica per il mercato? C’è domanda di “duration”, già espressa in fase di collocamento sindacato a febbraio con gli ordini record a cui abbiamo accennato. Ma in quel caso le condizioni erano molto differenti (e migliori) di quelle attuali.
Dunque, ci troveremmo dinnanzi a un indizio interessante e positivo. Gli obbligazionisti continuerebbero a puntare sulle scadenze lunghe, cosa che abbiamo in un certo senso avvertito durante il “sell-off” avviato a carico dei bond con la guerra in Iran. Tutte le scadenze sono rimaste colpite dalle vendite, ma un po’ meno peggio è andata al tratto ultra-lungo della curva. In Italia come altrove. Gli investitori non credono ancora che l’inflazione rialzerà la testa per un periodo di tempo prolungato, per cui approfittano del rialzo dei rendimenti per mettere in portafoglio titoli lunghi e potenzialmente più profittevoli, specie se i rendimenti futuri si abbassassero e i loro prezzi risalissero, quindi, in fretta.
Timori su inflazione tenui nel lungo periodo
L’esito dell’asta per il BTp a 15 anni non è l’unica rondine che fa primavera. Questa scadenza da fine febbraio ha visto salire il rendimento dello 0,55% contro lo 0,64% per il BTp a 2 anni. Conferma che il mercato pretende una maggiore remunerazione, ma specie per le scadenze medio-brevi, in quanto maggiormente interessate dalla reflazione in corso. La domanda di “duration” non deve farci deviare dalla prudenza, ma attenua perlomeno certi isterismi in voga in questa fase e che mostrano basi di analisi fragili. Nessuno di noi sa quando e come finirà questo conflitto in Medio Oriente. La riapertura di Hormuz al transito delle navi non è ancora avvenuta, se non molto parzialmente. Solo essa sarà in grado di far crollare i prezzi dell’energia e le aspettative d’inflazione.
Fino ad allora, ogni discorso in qualsiasi direzione resta campato in aria.
giuseppe.timpone@investireoggi.it