L’Argentina ha ripagato i bond in valuta locale (Bonares) e internazionali (Global) per 4,3 miliardi di dollari nei giorni scorsi, una scadenza pesante che da settimane aveva suscitato qualche tensione sui mercati finanziari. Il Tesoro ha effettuato il pagamento attingendo alla liquidità, grazie ai proventi della privatizzazione delle dighe e ai 3 miliardi prestati da un consorzio di banche internazionali. L’altra buona notizia per la credibilità di Buenos Aires è arrivata da Washington, dove il segretario al Tesoro, Scott Bessent, ha reso noto che Buenos Aires ha restituito l’intera linea di credito da 20 miliardi di dollari messale a disposizione dal governo americano nell’autunno scorso.
Bond Argentina in rally dopo elezioni di ottobre
I bond sovrani in Argentina sono in vistoso rally. Vi ricordate il Bonte 2030 (ISIN: AR0193433734) emesso nel maggio dello scorso anno e con cedola 29,50%? Sfiorava la quotazione di 113 questa settimana, cioè era in rialzo del 13% rispetto al valore nominale del titolo. Chi lo acquistò all’emissione, rivendendolo in questi giorni ha potuto realizzare un guadagno in pesos superiore al 30% tra cedole e plusvalenza in conto capitale. Una percentuale nettamente superiore all’inflazione del periodo, stimabile in area 18%.
Molto meglio è andata agli investitori internazionali. Il rally dei bond emessi dall’Argentina in euro e dollari è molto più impressionante. Dai minimi di settembre/ottobre i rialzi arrivano al 50%. Le scadenze medio-lunghe quotano ora attorno al 75% del valore nominale contro il 50% o meno di pochi mesi fa. La svolta è arrivata con le elezioni di ottobre per il rinnovo del Congresso, vinte con ampio margine dal partito del presidente Javier Milei.
Il mercato aveva temuto nelle settimane precedenti una vittoria flebile o persino una sconfitta a vantaggio dei peronisti.
Boom per scadenze in euro e dollari
Il titolo in euro con scadenza 9 luglio 2030 e cedola 0,125% (ISIN: XS2177363665), emesso a seguito della ristrutturazione del debito nel 2020, si acquistava ad inizio settimana sopra gli 80 centesimi contro gli appena 60,50 toccati a settembre. Un balzo di circa il 25% in meno di 4 mesi. Un’altra scadenza in euro, lo Step Up Call Sink 2038 (ISIN: XS2177365017), è salita sopra 74 centesimi dai poco più di 49 a inizio ottobre. In questo caso, il rialzo supera il 50%. Restando nel 2038, ma questa volta in dollari, abbiamo la scadenza nel gennaio 2038 e cedola 5% (ISIN: US040114HU71). Si comprava per 50 centesimi a settembre, mentre in questi giorni ne occorrevano 76,50. Anche in questo caso, un boom sopra il 50%.

Rischi da riserve ancora basse
Anche il rischio di credito segnalato dai CDS a 5 anni capta un ritorno di fiamma per i bond dell’Argentina. La domanda è se i prezzi siano arrivati al culmine o possano proseguire la corsa. Serve molta cautela. Le riserve valutarie restano basse e questo costituisce un grosso limite per ulteriori rialzi, in quanto tiene alto proprio il rischio sovrano a breve e medio termine. Cruciale sarà l’evoluzione del cambio, che attualmente si mostra sopravvalutato e frena la ripresa delle esportazioni, per cui anche la risalita delle riserve in valuta estera.
Da quest’anno potrà oscillare entro limiti che variano di mese in mese in base al tasso d’inflazione.

A proposito d’inflazione, dopo il visibile miglioramento di questi anni – dal 25,5% mensile nel dicembre 2023 all’1,5% nel maggio 2025 – ha per il momento smesso di arretrare. Negli ultimi mesi, anzi sta risalendo e si aggira tra il 2,5% e il 3% mensile, probabilmente a causa dell’indebolimento del cambio. Questo può rappresentare un problema per l’economia nei prossimi mesi, minacciando il consenso di Milei e destabilizzando i mercati. All’Argentina serve tornare a crescere senza fare debiti, cosa che sta già facendo con i conti pubblici chiusi in attivo per il secondo anno consecutivo. Al contempo, dovrà ricostituire in fretta le riserve per fronteggiare l’alto debito estero a breve termine, che al 30 settembre scorso viaggiava su livelli tripli rispetto alle prime. Il recente rally dei bond arriva dopo mesi di disillusione, ma non deve riproporre facile entusiasmo.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
