In pochi si aspettavano che le criptovalute sarebbero andate male dopo la rielezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti. E, in effetti, ancora nell’ottobre scorso segnavano un nuovo massimo storico, con Bitcoin a sfiorare i 125.000 dollari. Ieri, precipitava ad un minimo di 60.074,80 dollari, il livello più basso da 16 mesi, prima ancora che il tycoon venisse rieletto. Un crollo impressionante, che equivale a una perdita di 1.200 miliardi di capitalizzazione e che sale a 2.200 miliardi per l’intero mercato delle criptovalute rispetto ai massimi di 4 mesi fa.

Crollo di Bitcoin pur con riconoscimento USA
Con il crollo di queste settimane, Bitcoin più che dimezza la quotazione dai massimi storici.
E’ sceso sotto le medie a 50, 200 e 365 giorni. I volumi scambiati sono esplosi: da sotto 40 miliardi a più di 140 miliardi di dollari in appena una decina di giorni. E tutto questo sta avvenendo in un contesto apparentemente molto favorevole ai token digitali. Con il Genius Act approvato dal Congresso USA nell’estate scorsa, le criptovalute sono state riconosciute legalmente e normate nella prima economia mondiale. Il presidente le sostiene apertamente, tanto da farci affari in prima persona. Gli investimenti istituzionali sono stati sdoganati da oltre due anni con l’apertura della SEC agli ETF. E la presidenza della SEC stessa è passata nelle mani di Paul S. Atkins, favorevole a questo asset.
Ecco perché il crollo di Bitcoin e parenti meno noti sta impressionando di più. Non è la prima volta che avviene e ad ogni occasione c’è chi ne profetizza la fine con il dito puntato su chi ha avuto il torto di crederci. Ad ogni crisi il mercato è uscito ancora più forte. L’ultimo tonfo si ebbe dopo i massimi di novembre 2021, in coincidenza con la stretta monetaria globale.
La ripresa arrivava meno di due anni dopo, quando si percepivano nell’aria condizioni monetarie più espansive con tassi di interesse in calo.
Cresce avversione al rischio
Perché questo crollo? Le criptovalute come Bitcoin sono ancora oggi percepite come asset rischiosi e si comportano da tali. Salgono in un clima di propensione al rischio e scendono quando si diffonde cautela tra gli investitori. In questa fase, c’è molta incertezza sui mercati. La geopolitica è un casino. Dal Venezuela all’Iran, dalla Russia ad Israele, passando per il caso Groenlandia e le tensioni commerciali tra USA e resto del mondo, sono tanti e troppi i focolai da spegnere.
Nel frattempo, le banche centrali stesse non inviano segnali certi sulle loro prossime mosse. Alcune di loro, come la Federal Reserve e la Banca d’Inghilterra, vorrebbero continuare a tagliare i tassi di interesse, ma devono fare i conti con tassi d’inflazione ancora elevati. La Banca Centrale Europea cerca di capire come si evolveranno i dati macro nell’Eurozona e l’altro ieri ha tenuto il costo del denaro invariato.
La prospettiva di tassi alti a lungo riduce i flussi di liquidità attesi sui mercati. E questo fa precipitare le criptovalute, che beneficiano proprio degli abbondanti capitali a disposizione e dei timori per l’instabilità futura dei prezzi.
Pesa effetto leva
L’idea che Bitcoin sia un “oro digitale” è smentita ad oggi dai dati. Il metallo giallo, pur volatile nelle ultime sedute, sale; le crypto scendono. Ed è stato così anche in occasione del crollo passato. Le vendite stanno arrivando da chi era entrato sul mercato a prezzi più bassi e vuole ora monetizzare i guadagni. Tra questi anche gli istituzionali, esposti in molti casi a leva. Ed è proprio questo effetto ad amplificare le perdite. Molte posizioni stanno venendo liquidate forzatamente per il superamento dei margini depositati a garanzia dell’investimento. E’ evidente che gli investitori non stiano ricostituendo tali margini, preferendo chiudere le posizioni per via dello scetticismo sull’andamento dei prezzi nel prossimo futuro.
Crollo di Bitcoin a beneficio dei bond
Dunque, il crollo di Bitcoin è definitivo? Se la storia di questo asset insegna qualcosa, è che dopo la caduta c’è stata sempre una risalita ancora più forte. Dal punto di vista tecnico, l’“halving“ può fungere da molla per la prossima ripartenza. Si ha ogni 4 anni e l’ultimo fu nella primavera del 2024. Tuttavia, per il successivo dovremmo attendere ancora a lungo. Molto più probabile che la ripresa avverrà quando le tensioni geopolitiche e commerciali si saranno diradate e le banche centrali torneranno a tagliare i tassi. Non è uno scenario certo, perché molto dipenderà proprio dall’evoluzione dell’inflazione in Nord America ed Europa. Fino ad allora, le criptovalute subiranno la concorrenza dei bond, che stanno offrendo agli investitori rendimenti positivi in termini reali e all’apparenza congrui anche per le scadenze più lunghe.
giuseppe.timpone@investireoggi.it