Dal 2000 il tuo quotidiano indipendente su Economia, Mercati, Fisco e Pensioni
Oggi: 04 Giu, 2026

Arretrati sulle pensioni 2023 e 2024, ecco l’ultima sentenza della Consulta

Ipotesi arretrati sulle pensioni definitivamente tramontata, secondo la Consulta non c'è incostituzionalità sulla perequazione 2023 e 2024.
17 Aprile 2026
arretrati pensioni
Foto © Investireoggi

La questione della rivalutazione delle pensioni tiene banco un anno sì e l’altro pure. Ogni gennaio gli assegni si adeguano al tasso di inflazione certificato dall’ISTAT, generalmente calcolato sui primi nove mesi dell’anno precedente. Successivamente, con i dati definitivi anche dell’ultimo trimestre, si procede a un ricalcolo basato sul valore reale dell’inflazione, spesso con il riconoscimento di arretrati se il dato definitivo risulta più elevato di quello stimato.

Le discussioni, però, nascono soprattutto dal meccanismo della perequazione, ovvero l’adeguamento degli assegni a scaglioni e blocchi. Un sistema che spesso penalizza alcuni pensionati e che, non di rado, finisce al centro di ricorsi davanti ai Tribunali, fino al giudizio della Corte costituzionale.

La Consulta è infatti chiamata a stabilire se una rivalutazione inferiore all’inflazione sia compatibile con i principi della Carta.

Arretrati sulle pensioni 2023 e 2024, ecco l’ultima sentenza della Consulta

La Corte costituzionale, ancora una volta chiamata a esprimersi sul tema, ha confermato l’orientamento già noto. Con la sentenza n. 52 del 16 aprile 2026, i giudici hanno escluso qualsiasi profilo di incostituzionalità nel sistema di indicizzazione applicato alle pensioni negli anni 2023 e 2024.

Non è la prima volta che la Consulta ribadisce come sia legittimo prevedere tagli alla rivalutazione per gli assegni più elevati. Il meccanismo contestato si basa su una perequazione a scaglioni, con recupero pieno dell’inflazione solo fino a una certa soglia e riduzioni progressive per le fasce superiori.

Nel caso specifico, la rivalutazione piena è stata garantita fino a 4 volte il trattamento minimo, mentre oltre tale soglia sono stati applicati coefficienti ridotti. Un sistema che, tra l’altro, è stato successivamente modificato rendendolo meno penalizzante già a partire dal 2025.

Ecco il meccanismo della perequazione così contestato

Il cuore del problema risiede proprio nelle modalità di applicazione della perequazione. Dal 2025 si è ripristinato un sistema più equilibrato, basato su tre fasce progressive, così strutturate:

  • 100% fino a 4 volte il minimo
  • 90% sulla quota tra 4 e 5 volte il minimo
  • 75% sulla quota tra 5 e 6 volte il minimo

È importante sottolineare che queste percentuali si applicano solo sulla parte eccedente ciascuna soglia e non sull’intero importo della pensione.

Diverso era invece il sistema adottato nel 2023 e nel 2024, oggetto dei ricorsi. In quegli anni, infatti, le percentuali ridotte si applicavano all’intero assegno, con effetti decisamente più penalizzanti. Nel 2023, ad esempio, la rivalutazione è stata così articolata:

  • 100% fino a 4 volte il minimo
  • 85% fino a 5 volte il minimo
  • 53% fino a 6 volte il minimo
  • 47% fino a 8 volte il minimo
  • 37% fino a 10 volte il minimo
  • 32% oltre 10 volte il minimo

Nel 2024 il meccanismo è rimasto simile, con un’ulteriore stretta per gli assegni più elevati: sopra le 10 volte il minimo, la rivalutazione è scesa addirittura al 22% dell’inflazione.

La nuova sentenza della Consulta mette la parola fine ad ogni ipotesi di ricevere arretrati sulla pensione

Alla luce della nuova pronuncia, cade definitivamente ogni ipotesi di arretrati sulle pensioni legati ai meccanismi di perequazione 2023-2024. La Corte ha infatti ribadito che non esiste alcun obbligo costituzionale di garantire una rivalutazione piena e uniforme per tutti.

Secondo i giudici, lo Stato può legittimamente introdurre limiti alla perequazione per gli assegni più alti, anche in nome dell’equità sociale e della sostenibilità della spesa pubblica. Non solo: è considerato legittimo anche il sistema a blocchi, che applica una rivalutazione ridotta sull’intero importo della pensione e non solo sulla parte eccedente.

In sostanza, la Consulta riconosce al legislatore un ampio margine di manovra, legato anche al contesto economico e finanziario. Un orientamento che, di fatto, chiude ogni spazio per ulteriori contenziosi e spegne le speranze di chi attendeva rimborsi o conguagli retroattivi.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.

calcolo pensione
Articolo precedente

Pensioni con calcolo contributivo migliori di quelle retributive, strano ma vero, eppure a volte è così

festivi in busta paga
Articolo seguente

Festivi in busta paga: quanto prendi per 25 aprile e 1° maggio se lavori e se sei a casa