La Banca Nazionale Svizzera (BNS) ha mantenuto i tassi di interesse invariati a zero, ma avvertendo che la disponibilità ad intervenire sul mercato per stabilizzare il cambio sia aumentata a seguito delle tensioni nel Medio Oriente. L’istituto si tiene pronto ad adeguare la sua politica monetaria per garantire la stabilità dei prezzi a medio termine. Si aspetta un’inflazione media dello 0,5% nel 2026 e nel 2027 e dello 0,6% nel 2028. Bassa la crescita economica: Pil a +1% quest’anno e a +1,5% nel 2027.

Cambio in Svizzera forte con inflazione azzerata
L’inflazione a febbraio è rimasta allo 0,1% tendenziale per il terzo mese consecutivo. Un’accelerazione è prevista per effetto del caro energia, che rischia di frenare la crescita dell’intera economia mondiale.
Quanto al tasso di cambio, la Svizzera ha un problema che prescinde dal singolo episodio. Il rapporto tra euro e franco è sceso fin sotto 0,90 nelle ultime settimane e oggi si attesta a 0,91. Sfiorava 1,70 nel 2007.

Capitali in fuga verso porti sicuri
BNS aveva pubblicato un comunicato di recente con cui rendeva nota l’intenzione di arrestare la forza del cambio. Era accaduto anche nel 2016 con il referendum sulla Brexit. Il franco si sta apprezzando per la fuga dei capitali verso i porti sicuri, tra cui per l’appunto la Svizzera. Si era ipotizzato un ritorno ai tassi negativi per fermare questa tendenza, ma la confederazione si trova nella scomoda posizione di non dover indisporre l’amministrazione Trump, che già l’accusa di manipolare il cambio per esportare di più.
Alla luce dei drammatici eventi nel Golfo Persico, potrebbe neppure essere più necessario. Da qui ai prossimi mesi, alcune delle principali banche centrali potrebbero trovarsi costrette ad alzare i loro tassi. Tra queste c’è la BCE, che proprio oggi si è riunita e poco fa ha emesso il comunicato del board. Se le altre restringessero le loro condizioni monetarie, automaticamente sarebbe come se la BNS allentasse le sue senza fare nulla. D’altra parte, con la fiammata dei prezzi in corso con il caro energia, anche per l’istituto elvetico si allontana lo scenario di un ulteriore taglio. E indipendentemente dalla volontà di tenere buone relazioni commerciali con gli Stati Uniti.
Rischio geopolitico prevale su divergenza monetaria
La prossima riunione della BNS si terrà a giugno, avendo cadenza trimestrale. Questo le consentirà di monitorare senza fretta le mosse degli altri istituti. Un cambio forte fa male alle esportazioni della Svizzera, che fungono da pilastro per l’economia. D’altra parte, fa comodo in una fase di forti rincari per petrolio e gas, in quanto aiuta a tenere più bassi i costi delle importazioni. Fu così anche con la guerra tra Russia e Ucraina. L’eventuale divergenza monetaria non basterebbe da sola a garantire un deprezzamento del franco svizzero. Se il rischio geopolitico resterà elevato, i capitali continueranno ad affluire nello stato alpino con tassi a zero o persino negativi.
giuseppe.timpone@investireoggi.it