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Trasferirsi all’estero per non pagare le tasse in Italia?

Dai pensionati ai rentiers, trasferire la residenza all’estero conviene per pagare meno tasse. Attenzione però ai controlli del fisco.
15 Novembre 2019
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Trasferire la residenza all’estero per pagare meno tasse in Italia? Molti italiani lo hanno già fatto o lo stanno pianificando perché la pressione fiscale nel nostro Paese è talmente alta che per molti sta diventando una questione di sopravvivenza.

Il fenomeno riguarda un po’ tutti, dagli imprenditori ai pensionati, dai giovani laureati a coloro che vivono di rendite finanziarie, i cosi detti rentiers. Lo Stato, causa l’enorme indebitamento pubblico, stringe sempre più la corda intorno al collo dei contribuenti al punto di costringerli a fare le valige, lasciando magari in patria affetti e parenti. Insomma, l’italiano medio è stanco del fisco italiano, delle mille tasse e soprattutto di una giustizia fiscale ai minimi storici

La pensione allestero rende di più

Il caso più comune riguarda i pensionati, coloro ai quali il fisco sottrae una bella fetta di reddito.

Tanti se ne sono andati a vivere in Paesi come Bulgaria, Romania, Portogallo, Spagna, dove il fisco, non solo è meno oppressivo, ma a volte incentiva il trasferimento. Secondo gli ultimi dati Inps, sono quasi mezzo milione i pensionati italiani che hanno portato la loro residenza all’estero. Il Portogallo è la meta preferita dagli ultra 65 enni per i quali il fisco lusitano non trattiene neanche un centesimo di pensione per 10 anni se ci si trasferisce a vivere lì ottenendo lo statuto di residente non abituale e trasferendo la pensione su banche portoghesi. Stesso discorso per le Isole Canarie dove migliaia di pensionati italiani hanno trasferito la residenza beneficando di un livello di tassazione agevolato e un costo della vita decisamente più basso che in Italia.

Portare i capitali fuori dall’Italia

Vi sono poi coloro che hanno capitali da parte e hanno deciso di vivere di rendita. Ebbene, oggi a fronte di bassi tassi di interesse che remunerano il capitale in banca, fra tassazione delle rendite finanziarie, Tobin tax, e imposte sul capital gain, mantenere la residenza in Italia equivale a farsi erodere il capitale nel tempo dal fisco tricolore. Vi è poi tutta una serie di vincoli che impediscono la libera disponibilità del denaro e di utilizzo delle proprie somme depositate in banca, senza rischiare un accertamento fiscale o una denuncia per auto riciclaggio. Insomma, tutti fattori che stanno portano a considerare poco conveniente restare in Italia.

Il trasferimento di residenza

Ma come fare per trasferire la residenza all’estero senza incorrere in errori o incappare in qualche trappola burocratica o fiscale? L’Agenzia delle Entrate, come noto, conosce bene questo aspetto e non manca di effettuare controlli e verifiche sulla effettiva residenza del contribuente all’estero. Oggi, poi, con lo scambio automatico di informazioni fiscali con i Paesi stranieri è diventato più facile controllare gli effettivi spostamenti degli italiani. In ogni caso, per essere a posto col fisco italiano, è bene sapere che non è sufficiente trasferire la residenza all’estero per non pagare più tasse in Italia. Occorre anche dimostrare di non avere più alcun interesse e legame con il Bel Paese.

Così, l’iscrizione all’AIRE è solo un punto di partenza, poiché ciò non toglie che un contribuente possa essere iscritto al registro degli italiani residenti all’estero ma poi dimorare per più di 6 mesi all’anno in Italia o mantenere attività, anche sotto prestanome, nel nostro Paese.

I controlli dell’Agenzia delle Entrate

Per il 2020 l’Agenzia delle Entrate sta preparando una serie mirata di verifiche fiscali e inizierà a controllare chi ha trasferito la residenza all’estero a partire dall’anno 2010. Lo scorso mese di marzo l’Agenzia ha emanato un provvedimento per raccogliere tutti i dati di quelli che hanno chiesto l’iscrizione all’AIRE per iniziare a contestare la residenza all’estero con l’obiettivo di dare la caccia a tutte le false residenze all’estero. Quindi, per essere considerati dal fisco italiano realmente residente all’estero, occorre rispettare tre requisiti:

  • iscrizione all’AIRE, controllando di essere realmente stato incluso (operazione che richiede qualche settimana, a volte mesi);
  • trascorrere più di 186 giorni all’anno fuori dall’Italia, cosa dimostrabile attraverso biglietti aerei, timbri sul passaporto, bollette elettriche, ecc.;
  • dimostrare di aver trasferito all’estero il centro vitale dei propri interessi.

Mantenere legami con l’Italia, avere degli immobili, automobili, attività commerciali, conti in banca, bollette energetiche o contratti telefonici sarà sicuramente motivo di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate. Per cui è bene tagliare ogni legame per stare tranquilli con il fisco se realmente si vuole emigrare e andare a vivere all’estero.

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