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Oggi: 18 Lug, 2026

Lavoro notturno e pensione anticipata: ecco come uscire a 61 anni o qualche anno dopo

Andare in pensione come addetti al lavoro notturno, ecco come funziona lo scivolo usuranti per chi lavora tra l 24:00 e le 05:00.
18 Luglio 2026
pensione lavoro notturno
Foto © Pixabay

Il lavoro notturno può rappresentare un’importante opportunità per accedere alla pensione anticipata. La normativa previdenziale, infatti, prevede regole specifiche per chi svolge attività lavorativa durante le ore notturne, consentendo, in presenza di determinati requisiti, di lasciare il lavoro con diversi anni di anticipo rispetto alla pensione di vecchiaia.

Non tutti, però, possono beneficiare dello stesso vantaggio. Molto dipende dal numero di notti lavorate ogni anno e dalla continuità con cui l’attività notturna è stata svolta nel corso della carriera.

Vediamo nel dettaglio quali sono le possibilità offerte dalla normativa ai lavoratori notturni.

Lavoro notturno e pensione anticipata: ecco come uscire a 61 anni o qualche anno dopo

Chi svolge attività lavorativa nelle ore comprese tra la mezzanotte e le 5 del mattino può accedere, a determinate condizioni, allo scivolo per i lavori usuranti.

I lavori usuranti disciplinati dal decreto legislativo n. 67 del 2011 comprendono professioni particolarmente gravose, come quelle dei minatori, dei palombari, degli addetti ai lavori in galleria o dei lavoratori del vetro cavo. Tuttavia, la normativa estende la possibilità di accedere al beneficio anche a chi svolge lavoro notturno, purché siano rispettati i requisiti previsti.

Sono numerose le categorie interessate, tra cui, ad esempio, fornai, vigilanti notturni, turnisti dell’industria. E tutti coloro che prestano attività lavorativa durante la fascia oraria prevista dalla leggeE

Il principale vantaggio consiste nella possibilità di andare in pensione già a 61 anni e 7 mesi di età, con almeno 35 anni di contributi, attraverso il meccanismo della quota 97,6.

Oltre ai requisiti anagrafici e contributivi, infatti, è necessario raggiungere una quota minima pari a 97,6. Quest’ultima ottenuta sommando l’età anagrafica e gli anni di contribuzione, comprese le relative frazioni.

I 61 anni e 7 mesi di età e i 35 anni di contributi rappresentano quindi i requisiti minimi per ottenere il massimo beneficio previsto dallo scivolo usuranti.

Non tutti i lavoratori notturni, però, possono accedere alla pensione a questa età. In alcuni casi è necessario attendere qualche anno in più e tutto dipende dal numero di notti effettivamente lavorate.

Più notti di lavoro meglio è per i contribuenti

Per beneficiare dello scivolo per i lavori usuranti, il numero delle notti lavorate ogni anno è un elemento fondamentale.

Oltre a rispettare il numero minimo di turni notturni previsto dalla normativa, il lavoratore deve aver svolto questa attività per almeno la metà della vita lavorativa oppure per sette degli ultimi dieci anni.

Si tratta di un requisito essenziale per ottenere il diritto alla pensione anticipata.

È il caso, ad esempio, del lavoratore turnista che negli ultimi anni abbia alternato periodi di lavoro a periodi di cassa integrazione. O di contratto di solidarietà. In queste situazioni il numero delle notti effettivamente lavorate può diminuire sensibilmente.

Se l’attività notturna non viene più svolta con continuità, il requisito dei sette anni negli ultimi dieci oppure della metà della vita lavorativa potrebbe non essere più soddisfatto, con la conseguente perdita del diritto allo scivolo previsto per i lavori usuranti.

Lavoro notturno e pensione anticipata, le tabelle

Per comprendere meglio il funzionamento dello scivolo usuranti, è utile distinguere i diversi requisiti previsti in base al numero di notti lavorate ogni anno, sempre considerando le prestazioni rese tra le ore 24 e le ore 5.

Chi ha svolto almeno 78 notti di lavoro all’anno, per almeno sette degli ultimi dieci anni oppure per la metà della vita lavorativa, può accedere alla pensione con quota 97,6, maturando il diritto già a 61 anni e 7 mesi di età, con almeno 35 anni di contributi.

Per i lavoratori autonomi, invece, il requisito sale a 62 anni e 7 mesi, con quota 98,6.

Se le notti lavorate sono comprese tra 72 e 77 all’anno, il requisito per i lavoratori dipendenti diventa 62 anni e 7 mesi di età, con quota 98,6. Per gli autonomi resta previsto un ulteriore anno sia per l’età sia per la quota richiesta.

Infine, quando le notti lavorate sono tra 64 e 71 all’anno, la quota richiesta sale a 99,6 per i lavoratori dipendenti. E a 100,6 per gli autonomi.

Di conseguenza, l’età minima per il pensionamento diventa rispettivamente 63 anni e 7 mesi per i dipendenti. E 64 anni e 7 mesi per gli autonomi.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.