Ci sono numerose misure del sistema previdenziale che consentono di andare in pensione. Si passa da quelle che richiedono il raggiungimento di una determinata età pensionabile a quelle che prevedono esclusivamente il conseguimento di una specifica anzianità contributiva.
Esistono poi strumenti che favoriscono il pensionamento anticipato per particolari categorie di lavoratori, riservati a platee ben definite. A questi si aggiungono diverse deroghe, che permettono di anticipare l’uscita dal lavoro anche utilizzando le misure ordinarie. Ciò grazie a sconti sui requisiti anagrafici o contributivi.
Ecco tutte le deroghe per andare in pensione prima
La pensione di vecchiaia ordinaria si consegue, in via generale, a 67 anni di età.
In alternativa è possibile accedere alla pensione anticipata ordinaria, che non prevede un requisito anagrafico ma richiede il raggiungimento della prevista anzianità contributiva.
Esistono poi diversi strumenti di anticipo pensionistico. Tra questi rientra, ad esempio, la pensione per gli addetti ai lavori usuranti, che consente l’uscita a 61 anni e 7 mesi al ricorrere delle condizioni previste dalla normativa.
Vi sono inoltre misure dedicate a particolari categorie di lavoratori, come invalidi civili, caregiver, disoccupati e addetti ai lavori gravosi o usuranti, tra cui Quota 41 per i lavoratori precoci e l’APE Sociale.
Queste rappresentano misure alternative rispetto ai canali ordinari, ma esistono anche specifiche deroghe che consentono di anticipare ulteriormente il pensionamento attraverso riduzioni dei requisiti contributivi o anagrafici.
I vantaggi dei contributivi puri, ma non solo
Una parte importante dei lavoratori italiani può beneficiare di alcune agevolazioni previste dal sistema previdenziale. Si tratta dei cosiddetti contributivi puri, ossia di coloro che hanno il primo accredito contributivo successivo al 31 dicembre 1995.
Per questa categoria sono previste tre diverse modalità di pensionamento.
La prima è la pensione anticipata contributiva, accessibile con 64 anni di età e almeno 20 anni di contributi, purché l’importo della pensione raggiunga una determinata soglia minima.
Per gli uomini e per le donne senza figli, la pensione deve essere almeno pari a tre volte l’Assegno Sociale. Per le lavoratrici con un figlio il requisito scende a 2,8 volte l’Assegno Sociale, mentre per quelle con due o più figli è pari a 2,6 volte.
La pensione di vecchiaia contributiva richiede invece 67 anni di età, almeno 20 anni di contributi e un importo della pensione non inferiore all’Assegno Sociale.
Infine, i contributivi puri possono accedere alla pensione a 71 anni di età con soli 5 anni di contribuzione effettiva.
Ecco le deroghe per andare in pensione prima con sconti su contributi ed età
Proprio le lavoratrici contributive pure possono beneficiare di un’importante agevolazione prevista dalla normativa.
Per le donne prive di contribuzione al 31 dicembre 1995, infatti, è possibile anticipare il pensionamento fino a un massimo di 16 mesi. Ogni figlio consente uno sconto di 4 mesi, fino al limite massimo previsto.
Questa riduzione può essere utilizzata per la pensione anticipata contributiva, per la pensione di vecchiaia contributiva e, nei casi previsti dalla legge, anche per la pensione di vecchiaia ordinaria dei contributivi puri.
Un’altra importante deroga riguarda gli addetti ai lavori gravosi e usuranti, che possono ancora accedere alla pensione a 66 anni e 7 mesi. Con almeno 30 anni di contributi, purché svolgano una delle attività individuate dalla normativa. Ai fini del requisito contributivo non sono normalmente utili i contributi volontari, da riscatto o figurativi, secondo le regole previste per questa specifica prestazione.
Esiste poi una particolare agevolazione per gli invalidi civili con una percentuale pari almeno al 74%. I periodi di lavoro svolti dopo il riconoscimento dell’invalidità danno infatti diritto a una maggiorazione contributiva di due mesi per ogni anno lavorato, fino a un massimo di cinque anni di contribuzione figurativa aggiuntiva.
Infine, tornando ai contributivi puri, i periodi di lavoro svolti prima del compimento dei 18 anni di età possono beneficiare della maggiorazione prevista dalla normativa, che consente di valorizzarli nella misura di 1,5 volte ai fini pensionistici, nei casi espressamente previsti.



