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Oggi: 11 Lug, 2026

Il Giappone riporta a casa il risparmio: la mossa sul gigantesco fondo pensione

Il Giappone fa leva sul suo gigantesco fondo pensione per riportare a casa parte degli investimenti all'estero e sostenere yen e bond.
11 Luglio 2026
Fondo pensione in Giappone come leva per sostenere lo yen
Fondo pensione in Giappone come leva per sostenere lo yen © Investireoggi.it

Azioni, bond e cambio in rialzo in Giappone dopo che il ministro delle Finanze, Satsuki Katayama, ha prospettato un’importante novità a proposito del gigantesco fondo pensione pubblico. Ella ha invitato “famiglie e fondi pensione domestici” ad investire di più in patria. Per tutta reazione, l’indice Nikkei-225 ha ignorato le tensioni in Medio Oriente e ha chiuso la seduta di ieri col segno più dell’1,20%. I rendimenti sovrani sono scesi dai massimi da 30 anni per la scadenza decennale, scivolando al 2,715% al 2,78% di giovedì. Infine, lo yen si è leggermente ripreso dai minimi contro il dollaro dal 1986 e ha guadagnato fino a più dello 0,40% nel corso della seduta ad un cambio sotto 161,80.

Cambio dollaro-yen
Cambio dollaro-yen © Licenza Creative Commons

Fondo pensione in Giappone: dati

Il Giappone possiede un fondo pensione sovrano da 294.000 miliardi di yen, circa 1.800 miliardi di dollari. Da solo, vale circa il 40% del Pil nipponico. E’ alimentato dalle eventuali eccedenze contributive versate dai lavoratori rispetto alle erogazioni previdenziali. In realtà, le sue dimensioni crescono ormai di anno in anno grazie ai rendimenti ottenuti dagli investimenti. Questi sono equamente suddivisi in azioni all’estero, obbligazioni all’estero, azioni in patria, obbligazioni in patria. A ciascun asset class spetta una percentuale del 25%.

Rimpatrio degli investimenti all’estero

Stando alle dichiarazioni di Katayama, il governo opterebbe per aumentare gli investimenti sul mercato domestico, sebbene abbia aggiunto che la decisione dovrà essere presa collegialmente e non spetti solo a lei. Ecco perché la Borsa di Tokyo e i bond sovrani si sono apprezzati insieme al cambio.

Più investimenti in Giappone significa rimpatrio degli investimenti dall’estero. La mossa servirebbe proprio a rafforzare lo yen e allo stesso tempo attutire la pressione sui rendimenti sovrani, nonché stimolare ulteriormente gli indici azionari.

La revisione dei criteri d’investimento per il fondo pensione in Giappone avviene ogni 5 anni e, in teoria, quelli adottati oggi resterebbero validi fino al 2030. Se il governo di Sanae Takaichi non annunciasse alcunché di concreto entro breve tempo, la ripresa del mercato si rivelerebbe effimera. Serve prestare attenzione alle parole del ministro, che non ha fatto riferimento soltanto all’ente sovrano, bensì a “famiglie e fondi pensioni domestici”. Ciò prospetterebbe possibili misure per favorire o obbligare maggiori investimenti in patria.

Verso controllo dei capitali?

In economia, si definisce “controllo dei capitali”. Una forma mascherata di “repressione finanziaria“. Poiché il mercato pretende rendimenti più alti e investe altrove, per legge lo si obbliga a fare il contrario. Ciò porta alla compressione dei rendimenti domestici e sostiene il cambio. Ne consegue un’allocazione dei capitali distorta, inefficiente e per questo potenzialmente lesiva della crescita economica e dello stesso risparmio. Tuttavia, può funzionare in Giappone a calmierare il “sell-off” ai danni di bond e yen. Il Sol Levante detiene una posizione finanziaria a credito con l’estero per circa 3.500 miliardi di dollari, qualcosa come il 75% del Pil.

Ritiro del fondo pensione in Giappone cattiva notizia per mercati esteri

Quel che può portare bene ai conti pubblici di Tokyo, può fare molto male ai mercati internazionali. I capitali giapponesi sono investiti in grossa parte all’estero in borsa – alimentando il boom di Wall Street – e nei bond di USA ed Europa. Se verranno in parte meno nei prossimi anni, la pressione sui secondi, in particolare, si farà più intensa e a fronte di un aumento dell’offerta per via del riarmo europeo in corso e dei deficit monstre del Tesoro americano.

Il Giappone ha un debito pubblico a circa il 240% del Pil, ma allo stesso tempo possiede asset come il fondo pensione, partecipazioni azionarie, riserve centrali, terreni e fabbricati per un controvalore pari a circa il 140% del Pil e al netto dei quali il rapporto debito/Pil scenderebbe al o sotto il 100%. Il rialzo dei rendimenti minaccia la sostenibilità dei conti pubblici, aumentando la spesa per interessi. La debolezza del cambio aumenta l’inflazione importata e costringe la banca centrale ad intervenire a colpi di aumento dei tassi e il governo sussidiando famiglie e imprese. Il circolo vizioso verrebbe interrotto con questo stratagemma. Uno scenario che anticiperebbe quello in arrivo nello stesso Occidente.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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