Il Tesoro italiano aveva annunciato nel tardo pomeriggio di lunedì l’imminente emissione di un nuovo BTp in dollari in tripla tranche con scadenze rispettivamente a 5, 10 e 30 anni. Il collocamento si è tenuto nella giornata di ieri con lead manager Bank of America, Citigroup, Goldman Sachs e Morgan Stanley. A fronte dei 6 miliardi complessivamente emessi, gli ordini sono stati pari a 19,7 miliardi di dollari (3,3 volte l’offerta), così suddivisi:
| Titolo | Godimento | Scadenza | Cedola | Prezzo di emissione | Rendimento lordo | Importo emesso | Domanda ricevuta |
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| BTp dollari 5 anni | 14 luglio 2026 | 14 luglio 2031 | 4,50% | 99,443 | 4,626% | 2,50 miliardi $ | 7,6 miliardi $ |
| BTp dollari 10 anni | 14 luglio 2026 | 14 luglio 2036 | 5,125% | 99,683 | 5,166% | 2,50 miliardi $ | 7,7 miliardi $ |
| BTp dollari 30 anni | 14 luglio 2026 | 14 luglio 2056 | 6,00% | 98,617 | 6,101% | 1,00 miliardo $ | 4,4 miliardi $ |
BTp in dollari: rendimenti e confronto in euro
L’operazione si è conclusa con spread relativamente ristretti rispetto ai rendimenti offerti dai Treasury americani di pari durata e decisamente inferiori alla guidance. I BTp in dollari hanno riscosso successo e offriranno agli investitori rendimenti più alti di quelli in euro. La scadenza quinquennale renderà il 4,626% (+36 bp sul Treasury), il decennale il 5,166% (+62 bp) e il trentennale al 6,101% (+105 bp). In euro, offrono rispettivamente il 3,15%, il 3,75% e il 4,60%. La differenza la fa il rischio valutario. Essendo i bond denominati nella divisa americana, l’investitore dell’Eurozona è esposto alle possibili perdite per il caso in cui il cambio euro-dollaro salisse, cioè la moneta unica guadagnasse contro il biglietto verde.
Accadrebbe, infatti, che il controvalore in euro dei pagamenti delle cedole e del capitale si ridurrebbe.
Capitali USA per diversificare fonti
Per quale ragione il Tesoro ha avvertito l’esigenza di emettere un nuovo BTp in dollari? In genere, uno stato raccoglie capitali in un’altra divisa quando ne è a corto e al fine di sostenere le proprie riserve valutarie con cui effettuare i pagamenti per l’acquisto di merci, servizi e capitali dall’estero.
Non è il caso dell’Italia. Roma ha puntato ancora una volta sul mercato americano per diversificare le sue fonti di approvvigionamento. E non sta avendo neppure problemi nel rifinanziarsi sul mercato in euro. Anzi, lo spread non è mai stato così basso sin dal 2008-2009 negli ultimi tempi.
Bisogna ammettere che l’Italia ha attirato nuovamente la fiducia degli investitori stranieri, come evidenzia il boom degli acquisti di BTp. Tuttavia, resta debole all’infuori dell’Europa. Meno del 14% del suo debito è in mani extra-UE contro il 25-30% di Francia e Germania. Livelli così bassi segnalano che bisogna ancora fare molto per recuperare la fiducia anche all’infuori dell’Europa e che esistano grossi margini di miglioramento. Azzerando il rischio di cambio, s’incentiva il principale mercato dei capitali al mondo a puntare sul nostro Paese.
Reazione positiva da investitori USA
Se vogliamo, l’operazione di ieri è stato anche un modo per testare l’appeal dei BTp in dollari nel corso delle tensioni tra Italia e Stati Uniti come non si vedevano dai tempi di Sigonella nel 1985. Un fatto sorprendente, quasi scioccante, visti gli ottimi rapporti politici e personali che la premier Giorgia Meloni e il presidente Donald Trump avevano fino a qualche mese fa.
A quanto pare, gli investitori americani se ne sono infischiati di queste scaramucce, guardando più alla sostanza. Il debito pubblico italiano si è confermato allettante ai loro occhi: offrono più dei già generosi Treasury nel confronto internazionale, a fronte di un maggiore rischio sovrano marginale.
giuseppe.timpone@investireoggi.it



