Christine Lagarde ha ammesso che potrebbe anticipare l’addio alla Banca Centrale Europea (BCE), aprendo con anticipo la corsa alla sua successione. Vuole portare “una voce europea” alle elezioni presidenziali in Francia, in programma a fine aprile dell’anno prossimo. Tra i papabili per prenderne il posto c’è l’italiano Fabio Panetta. Sarà una maratona, di fatto già iniziata e che si concluderà solo con la formalizzazione della nomina da parte delle istituzioni comunitarie, a partire dal Consiglio europeo.
Panetta in corsa alla BCE
Il prossimo governatore sarà il quinto nella storia della BCE dopo l’olandese Wim Duisenberg (1999-2003), il francese Jean-Claude Trichet (2003-2011), l’italiano Mario Draghi (2011-2019) e la francese Christine Lagarde (2019-2027?).
In teoria, la Francia sarebbe fuori dai giochi: esprime il governatore uscente e già ne ha avuti due alla guida dell’Eurotower. Tra i grandi Paesi dell’Eurozona, la corsa si restringerebbe tra Germania, Italia e Spagna.
I tedeschi rappresentano sono la prima economia dell’area, ma hanno già la presidenza della Commissione con Ursula von der Leyen. Un altro loro limite risiede nelle alleanze: la linea da “falchi” seguita senza tentennamenti dalla Bundesbank in politica monetaria aliena loro il sostegno nel Sud Europa, in particolare. La Spagna è l’unico grande componente a non avere mai guidato l’istituto. Il declino politico del premier Pedro Sanchez, travolto dalle accuse di corruzione al suo entourage e a carico anche della moglie, non aiuta Madrid.
Tra falchi e colombe
Le chance di Panetta sono tutte in mano alla capacità del governo italiano di gestire il dossier BCE con la dovuta discrezione.
Il nome uscirà all’ultimo minuto e formalizzare la candidatura in largo anticipo può costare caro. Il banchiere romano, a capo della Banca d’Italia dal novembre 2023 su nomina dell’attuale esecutivo di Giorgia Meloni, è già in “campagna elettorale”. Le sue ultime dichiarazioni vanno inquadrate proprio in questo contesto di ricerca di un consenso ampio tra i colleghi del board.
Questa mattina, partecipando ad una conferenza, Panetta ha sostenuto la necessità per la BCE di evitare i due opposti estremismi: valutare l’inflazione come un fenomeno soltanto “temporaneo” e alzare i tassi di interesse con la stessa intensità del 2022. A proposito di questo secondo possibile errore, egli ha notato che lo shock energetico di oggi sia molto differente da quello scaturito dalla guerra tra Russia e Ucraina. La domanda è più debole e i tassi reali più elevati.
Inflazione in calo e tassi reali più alti del 2022
Nel 2022 iniziò una dura stretta monetaria con 10 aumenti dei tassi fino al 4% sui depositi bancari dal -0,50% a cui erano stati portati in pandemia. A giugno, la BCE ha annunciato la sua prima stretta dal settembre del 2023 e per lo 0,25%. L’inflazione nell’Eurozona a maggio era salita al 3,2%, mentre a giugno risultava già scesa al 2,8% con la riapertura di Hormuz e il crollo del prezzo del petrolio.
Dalle varie dichiarazioni rese dai componenti del board, sembra che il secondo aumento a luglio non ci sarà. Probabile che sarà rinviato almeno a settembre.
Panetta deve districarsi nel difficile compito di riscuotere consensi tra “falchi” e “colombe”. Egli è accreditato tra le seconde, sebbene sin dal suo insediamento a Palazzo Koch si sia distinto più per un atteggiamento pragmatico. Ad esempio, ha sostenuto la stretta di giugno e continua a difenderla. Ma non sostiene un percorso “prefissato” sui tassi, puntando più ad una logica “data dependent”, che poi è quella ufficialmente adottata dalla BCE sin dal 2022.
Identikit complesso per governatore
La nomina a governatore è il frutto di un processo complicatissimo e che coinvolge più la sfera (geo)politica che non solo accademica in senso stretto. Le competenze valgono, ma la capacità di rappresentare istanze diverse di più. La BCE è una banca centrale anomala, in quanto gestisce la politica monetaria per conto di 21 stati differenti e dotati di autonomia fiscale e politica. “Falchi” e “colombe” non rappresentano solamente istanze ideologiche, bensì interessi nazionali spesso contrapposti.
Panetta lo sa benissimo e non può permettersi di consolidare i pregiudizi nel Nord Europa riguardo al presunto lassismo monetario (e fiscale) del Sud. D’altra parte, non può neppure sposare appieno le istanze della Bundesbank, che non fanno presa al di sotto della Mitteleuropa. Tra le poche apparenti certezze sull’identikit del prossimo governatore ci sarebbe l’appartenenza al blocco occidentale. Il nuovo vice-governatore Boris Vujcic è croato e, per il bilancino usato in occasioni come queste, ciò escluderebbe che anche il numero uno della BCE sia un esponente dell’Europa orientale.
Panetta governatore BCE con sostegno Meloni e asse con Francia o Germania
La premier Giorgia Meloni potrebbe fare valere l’esclusione dell’Italia dalle cariche apicali nell’UE in questa fase. Un Paese fondatore e terzo per dimensioni economiche e demografiche non può restare fuori a lungo dai vertici comunitari. Tra l’altro, l’unico italiano ad avere ad oggi guidato la BCE, ha lasciato un ricordo più che ottimo tra gli addetti ai lavori e non. Draghi salvò l’euro con il suo “whatever it takes“ e in quel caso la nazionalità contò forse anche più della competenza.
Se Panetta vorrà guidare la BCE, dovrà fare asse con almeno uno dei Paesi tra Francia e Germania. Perché è impensabile che la nomina avvenga con l’opposizione o il mancato sostegno di entrambi. Più difficile che la Spagna accetti di dargli una mano, essendo speranzosa di poter far eleggere un proprio uomo. Accadrebbe solo qualora le sue probabilità risultassero infime o nulle. Sarà interessante capire i tempi dell’eventuale uscita anticipata di Lagarde. Se avvenisse nei primi mesi dell’anno prossimo, la corsa alla successione si aprirebbe già in queste settimane.
giuseppe.timpone@investireoggi.it



