Le ferie non godute sono un tema delicato per aziende, consulenti e lavoratori. Non riguardano solo l’organizzazione interna, ma anche contributi, buste paga e possibili sanzioni. La scadenza del 30 giugno 2026 è importante perché riguarda le ferie maturate nel 2024 e non ancora utilizzate entro il termine previsto dalla legge.
Ferie non godute: cosa prevede la legge
Il diritto al riposo annuale è tutelato dall’articolo 36 della Costituzione. La disciplina principale è contenuta nell’articolo 10 del decreto legislativo n. 66 del 2003.
La regola generale prevede almeno quattro settimane di ferie retribuite per ogni anno di lavoro. Di queste, due settimane devono essere utilizzate nell’anno in cui maturano.
Le altre due, invece, possono essere collocate entro i 18 mesi successivi alla fine dell’anno di maturazione, salvo condizioni migliori previste dal contratto collettivo applicato.
Per le ferie maturate nel 2024, il termine ordinario di godimento cade, quindi, il 30 giugno 2026. Dopo questa data il riposo non sparisce: il lavoratore conserva il diritto a fruirne. Tuttavia, per l’azienda nasce un effetto contributivo da gestire con attenzione.
Contributi INPS e gestione in busta paga
Quando scade il termine legale senza che il dipendente abbia utilizzato tutto il periodo minimo di riposo, l’azienda deve assoggettare a contribuzione il valore economico delle ferie non godute. Questo avviene anche se non viene pagata alcuna indennità sostitutiva e anche se il lavoratore continuerà a riposarsi in un momento successivo.
In pratica, il datore di lavoro deve calcolare il valore delle ore o giornate residue, inserirlo nell’imponibile previdenziale e versare i contributi INPS. Per le ferie 2024 non utilizzate entro il 30 giugno 2026, il versamento collegato al mese di luglio avrà come scadenza il 20 agosto 2026.
Quando il dipendente userà davvero quei giorni, la retribuzione sarà corrisposta normalmente. Poiché i contributi saranno già stati pagati, l’azienda potrà recuperare l’importo anticipato tramite il flusso UniEmens. In questa fase rilevano anche le istruzioni INPS, tra cui la circolare n. 7 del 15 gennaio 2010, con l’utilizzo della variabile retributiva “FERIE” e il recupero contributivo indicato nel DM10 virtuale con codice L480.
Un esempio pratico con numeri diversi
Si consideri un dipendente con retribuzione lorda mensile di 2.800 euro e 32 ore di ferie maturate nel 2024 ancora da utilizzare al 30 giugno 2026. Ipotizzando un divisore orario pari a 173, il valore orario è di circa 16,18 euro.
Il valore delle 32 ore arretrate è, quindi, pari a circa 517,92 euro (ossia 16,18 x 32). Nel cedolino di luglio 2026 la retribuzione ordinaria resta 2.800 euro, ma l’imponibile previdenziale aumenta.
Il calcolo sarà il seguente: retribuzione mensile 2.800 euro; valore ferie residue 517,92 euro; totale imponibile previdenziale 3.317,92 euro. I contributi saranno, dunque, calcolati su questo importo più alto.
Se il lavoratore userà quei giorni, ad esempio a novembre 2026, non ci sarà una seconda contribuzione sullo stesso valore. L’azienda dovrà soltanto gestire il recupero di quanto già versato in anticipo.
Ferie non godute: sanzioni, eccezioni e controlli finali
La mancata fruizione nei tempi previsti può comportare conseguenze amministrative. L’articolo 18-bis del decreto legislativo n.
66 del 2003 prevede (per l’azienda) sanzioni che, nei casi più gravi, possono arrivare a 5.400 euro, in base al numero dei lavoratori coinvolti e alla durata della violazione.
Non sempre, però, il termine decorre in modo rigido. Eventi come lunga malattia, maternità, infortunio, cassa integrazione o altre sospensioni possono impedire oggettivamente il riposo. In questi casi la scadenza può slittare per un periodo pari all’impedimento.
Entro fine giugno l’azienda dovrebbe, pertanto, controllare i residui del 2024, verificare il contratto collettivo, individuare eventuali cause di sospensione, programmare l’uso dei giorni rimasti e calcolare l’eventuale imponibile contributivo.
Una buona gestione delle ferie non godute evita errori in busta paga, contestazioni ispettive e problemi sulla regolarità contributiva. Il controllo preventivo resta la soluzione più semplice per rispettare la legge e garantire davvero il diritto al riposo.
Riassumendo
- Le ferie non godute incidono su contributi, buste paga e controlli aziendali.
- Il diritto alle ferie è tutelato da Costituzione e D.Lgs. 66/2003.
- Le ferie 2024 vanno usate, di norma, entro il 30 giugno 2026.
- Dopo la scadenza, l’azienda deve versare i contributi INPS anticipati.
- Il recupero contributivo avviene quando il lavoratore fruisce dei giorni arretrati.
- Errori nella gestione possono causare sanzioni, contestazioni e problemi DURC.
