Il governatore Kazuo Ueda non potrà essere presente, a causa di problemi di salute che lo hanno costretto al ricovero in ospedale. Ciò non impedirà alla Banca del Giappone da lui guidata di annunciare martedì 16 un nuovo rialzo dei tassi di interesse, il primo dal dicembre scorso. Il mercato si aspetta che saranno portati dall’attuale 0,75% all’1%. La riunione del board sarà presieduta dal vice-governatore Shinichi Uchida. Qualche problema potrebbe aversi in conferenza stampa, allorquando questi risponderà alle domande dei giornalisti e il suo linguaggio potrebbe risultare poco in linea con quello di Ueda. A quel punto, i mercati rischiano di non capire se si tratti di un cambio di impostazione monetaria o di una semplice differenza terminologica tra due banchieri centrali.
Rialzo dei tassi in Giappone inevitabile
Il rialzo dei tassi in Giappone è considerato scontato dopo che il cambio tra dollaro e yen ha superato la soglia di 160. Tra fine aprile e inizio maggio, l’istituto era intervenuto per rafforzare la valuta nipponica sul mercato forex. Espedienti inutili nel medio-lungo termine. La debolezza del cambio si deve ad un costo del denaro ancora bassissimo nel confronto internazionale. La ripresa della stretta si rende ancora più necessaria dopo che lo scorso giovedì la Banca Centrale Europea è tornata ad alzare i tassi per l’Eurozona.

Inflazione contenuta grazie ai sussidi
L’inflazione in Giappone appare contenuta, essendo scesa sotto il target del 2% dal dicembre scorso. Ad aprile, era all’1,4%. Questo trend positivo si deve, però, ai sussidi governativi per placare i prezzi al consumo.
I prezzi all’ingrosso a maggio sono saliti del 6,3% annuale, un dato che rimarca la tendenza di fondo. I rendimenti dei bond sovrani si stanno stabilizzando nelle ultime settimane dopo avere toccato i livelli più alti da diversi decenni. La scadenza a 2 anni ha chiuso la settimana all’1,39% e quella a 10 anni al 2,61%. Appena tre settimane fa, la prima era arrivata ad offrire l’1,455% e la seconda il 2,80%. Da allora, si registra un discreto appiattimento della curva. Infatti, il premio preteso dal mercato per comprare bond lunghi al posto di quelli brevi è sceso in doppia cifra.
Curva dei rendimenti più piatta
Perché questo sta accadendo? Una curva più piatta segnala da un lato un rialzo dei tassi in arrivo in Giappone, dall’altro aspettative d’inflazione in calo. Sulle seconde incidono fattori anche extra-economici come l’apparente fine della guerra tra USA e Iran. La prospettiva di una imminente riapertura di Hormuz ha fatto scendere il prezzo del petrolio sotto i 90 dollari al barile e ai minimi da oltre tre mesi. L’impatto non può che essere positivo per i consumatori, che pagheranno di meno l’energia dopo i picchi dei mesi passati. Un rischio inflazione più basso riduce i rendimenti lunghi, anche se non evita il rialzo dei tassi nell’immediato.
Da cui l’appiattimento della curva.
Rialzo dei tassi negativo per Borsa del Giappone?
La Borsa di Tokyo sta reagendo benissimo alle notizie sul fronte geopolitico: indice Nikkei-225 al nuovo sopra 66.000 punti e più vicina al record dei 68.400 punti di inizio giugno. Certo, il rialzo dei tassi può avere un impatto negativo sull’azionario. Esso offre sostegno al cambio, facendo venire meno uno dei fattori che hanno incentivato gli acquisti di titoli nipponici negli ultimi tempi: la debolezza dello yen. D’altra parte, un’energia meno cara rende più competitive le imprese domestiche sui mercati internazionali e favorisce il prosieguo degli investimenti nell’Intelligenza Artificiale, di cui il Sol Levante è diventato un riferimento insieme alla Corea del Sud.
giuseppe.timpone@investireoggi.it