Il Consiglio di Amministrazione convocato ieri pomeriggio per la riunione tenutasi nella serata di oggi ha deliberato l’Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio (OPAS) di Intesa Sanpaolo su Monte Paschi di Siena. Ca’ de Sass propone 1,6 azioni di nuova emissione per ogni 1 azione portata in adesione più il pagamento di 1 euro in contante. Ai prezzi di borsa di venerdì sera, l’operazione valorizza l’intero capitale della banca toscana a premio del 12,66%. L’altra notizia importantissima e appena battuta riguarda l’acquisizione del 3% di Generali, sempre da parte di Intesa, tramite contratti derivati.
OPAS di Intesa da €30,6 miliardi
Carlo Messina alla fine si è mosso dopo avere seguito il risiko bancario italiano da spettatore per molti mesi.
L’OPAS è stata architettata insieme a Unipol. La compagnia assicurativa delle coop si prenderebbe tramite BPER le filiali di Monte Paschi, diventando seconda per dimensioni sul mercato retail italiano. L’istituto piemontese metterebbe le mani sulla controllata Mediobanca e, quindi, sul Leone di Trieste. Un’operazione da 30,6 miliardi di euro, che tenta di riuscire nell’impresa di scalare il colosso assicurativo, fallita nel 2017.
Risposta a integrazione proposta da Banco BPM
La tempistica dell’OPAS di Intesa non è casuale. Arriva poco dopo l’annuncio di Banco BPM del lancio di un’offerta “paritetica” rivolta a Monte Paschi, di cui già possiede il 3,7%, per la creazione di un unico soggetto da 50 miliardi di euro in borsa. E qui le speculazioni si sprecano. La banca milanese guidata da Giuseppe Castagna risulta partecipata da Crédit Agricole per il 23% e nel caso d’integrazione con Rocca Salimbeni, i francesi si ritroverebbero di fatto primi azionisti con poco meno del 12% e davanti a Delfin (9,8%) e l’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone (5,8%).
E’ noto che il governo Meloni sia contrario al controllo diretto o indiretto di asset del risparmio da parte di soggetti stranieri. Tant’è che la scalata di Monte Paschi a Mediobanca dello scorso anno sarebbe arrivata d’impulso proprio dell’esecutivo dopo la nascita della joint venture tra Generali e Natixis. Guarda caso, questa operazione è stata abortita al termine dello stesso anno. Dunque, l’OPAS di Intesa sarebbe un’operazione “di sistema”, tesa a mantenere dentro i confini italiani un asset strategico come Generali.
Unicredit col cerino in mano in Generali
E cosa farà Unicredit? Andrea Orcel ha già acquisito più del 9% della compagnia friulana, mentre da mesi si specula che rileverebbe la quota di Delfin in Monte Paschi nel caso di cessione. Fino a qualche giorno fa, discutevamo tutti della sua possibile conquista di Siena. A questo punto, il manager si trova a giocare in difesa a valle. Il 3% già in mano a Intesa diverrebbe un 16,2% nel caso in cui l’OPAS andasse in porto. Di gran lunga il primo azionista della compagnia, pur senza un controllo automatico in assenza di alleanze.
Curiosità: Unipol si è fatta assistere da Alberto Nagel come advisor. Il banchiere a capo di Mediobanca fino a pochi mesi fa si prenderebbe una rivincita d’immagine, collaborando al piano per scalare Monte Paschi dopo essere stato scalato e “licenziato” da questa. Paradossalmente, però, la sua azione sarebbe di aiuto ai suoi “nemici” Delfin e Caltagirone. Essi eviterebbero di diluirsi eccessivamente nel capitale con un’eventuale integrazione con Banco BPM, finendo per essere scavalcati da Crédit Agricole nell’azionariato.
giuseppe.timpone@investireoggi.it