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Riforma pensioni a 64 anni: allo studio la nuova uscita

Cosa bolle in pentola sulla riforma delle pensioni e come funzionerebbe l'uscita a 64 anni di età per tutti.
6 Giugno 2026
Pensioni 64 anni
Foto © Licenza Creative Commons

Si riapre il cantiere delle pensioni e la Lega torna a studiare possibili soluzioni per rendere più flessibile l’uscita dal lavoro. Tra le ipotesi al vaglio c’è anche quella di una pensione a 64 anni di età.

Secondo le indiscrezioni, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il sottosegretario al Ministero del Lavoro Claudio Durigon avrebbero già avuto un confronto per delineare i possibili ambiti di intervento.

In questi anni di legislatura, dei due esponenti della Lega si possono ormai tracciare identikit piuttosto definiti. Giorgetti, titolare del MEF, ha sempre mantenuto uno stile prudente e misurato, anche nel commentare provvedimenti e risultati politici.

Lo dimostra, ad esempio, la reazione al via libera dell’Unione Europea a una maggiore flessibilità sul Patto di stabilità. La stessa richiesta anche dall’Italia per affrontare questioni energetiche e legate alla difesa.

Mentre molti esponenti della maggioranza hanno accolto la notizia con entusiasmo, considerandola una vittoria politica del governo e della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, Giorgetti ha preferito mantenere toni sobri, sottolineando come le nuove possibilità non consentiranno comunque di realizzare tutto ciò che sarebbe necessario per rispondere alle esigenze del Paese.

Non è la prima volta che il ministro invita alla prudenza, raffreddando aspettative eccessivamente ottimistiche.

Diverso il profilo di Claudio Durigon, che sulle pensioni è da anni uno dei principali riferimenti politici della maggioranza. Ogni sua dichiarazione viene letta come un’indicazione delle linee guida che il governo intende seguire in materia previdenziale o, quantomeno, come un segnale delle riforme allo studio.

Il tema della riforma pensionistica, d’altronde, non è mai uscito dall’agenda politica.

Lo ha ribadito anche il leader della Lega Matteo Salvini, che ha rilanciato l’idea di una maggiore flessibilità in uscita, evitando ai lavoratori di dover attendere i 67 anni di età che, dal 2027, diventeranno 67 anni e un mese.

Riforma pensioni a 64 anni: allo studio la nuova uscita

Tra esigenze di bilancio, richieste dei lavoratori e vincoli tecnici, il cantiere della riforma previdenziale resta dunque aperto.

«Noi stiamo studiando una norma che dia linearità alla spesa pensionistica, perché oggi è costruita al lordo», ha dichiarato Durigon.

Parole che evidenziano la volontà di intervenire sul sistema, ma anche la necessità di procedere con cautela. Lo stesso sottosegretario ha più volte sottolineato come la spesa pensionistica italiana sia elevata e come i contributi versati dai lavoratori siano inferiori rispetto all’ammontare complessivo delle pensioni erogate dall’INPS.

Secondo questa impostazione, tuttavia, spesso non si considera che una parte delle somme erogate sotto forma di pensione rientra nelle casse dello Stato attraverso il prelievo fiscale.

A ciò si aggiunge un altro elemento spesso richiamato dagli osservatori del settore. Nei dati complessivi della spesa gestita dall’INPS, infatti, confluiscono anche numerose prestazioni assistenziali. Ovvero, sussidi, ammortizzatori sociali e altre misure di sostegno al reddito, che non riguardano direttamente il sistema pensionistico.

Cosa si può fare sul capitolo previdenziale

In questo contesto prende corpo l’ipotesi di estendere anche ai lavoratori del sistema misto una forma di pensionamento a 64 anni di età, oggi già prevista per i cosiddetti contributivi puri.

L’attuale pensione anticipata contributiva consente infatti l’uscita dal lavoro a 64 anni con almeno 20 anni di contributi, purché siano rispettati determinati requisiti economici.

L’idea allo studio avrebbe il duplice obiettivo di ridurre le differenze di trattamento tra lavoratori contributivi e lavoratori con carriere miste. E, al tempo stesso, di introdurre una maggiore flessibilità nel sistema previdenziale.

In pratica, il lavoratore potrebbe scegliere se lasciare il lavoro a 64 anni accettando un calcolo dell’assegno interamente basato sul metodo contributivo, generalmente meno favorevole rispetto al sistema misto.

In alternativa, potrebbe continuare a lavorare fino al raggiungimento dell’età pensionabile ordinaria, che dal 2027 tornerà ad aumentare per effetto dell’adeguamento all’aspettativa di vita.

Resta comunque fermo un principio già applicato all’attuale pensione anticipata contributiva. Per accedere all’uscita a 64 anni, infatti, l’importo della pensione dovrebbe raggiungere una soglia minima prefissata. Soglia pari ad almeno tre volte l’importo dell’assegno sociale.

Si tratta, per ora, di una proposta ancora allo studio. Tuttavia, rappresenta una delle ipotesi più concrete sul tavolo del governo per introdurre una maggiore flessibilità nel sistema pensionistico. E senza compromettere gli equilibri dei conti pubblici.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.