Soprattutto quando si utilizzano le moderne tecnologie per adempiere a pratiche burocratiche, l’attenzione dei contribuenti dovrebbe essere massima. Questo vale per qualsiasi tipologia di adempimento, da quelli nei confronti dell’INPS a quelli verso l’Agenzia delle Entrate.
Anche quando le procedure sembrano semplici da completare, soprattutto grazie alle versioni precompilate ormai largamente diffuse, l’errore è sempre dietro l’angolo. E quando si parla di ISEE, sbagliare può essere particolarmente rischioso, perché un indicatore compilato in modo errato può tradursi in una perdita economica concreta per le famiglie.
Il motivo è semplice: un ISEE più alto del dovuto può comportare l’esclusione da bonus, agevolazioni, sussidi e prestazioni sociali. Oggi analizziamo uno degli errori più frequenti segnalati dai nostri lettori che scelgono di compilare autonomamente la DSU per ottenere l’ISEE in corso di validità.
Ecco l’errore più comune nell’ISEE che fa perdere bonus, agevolazioni e sconti
L’ISEE è uno strumento fondamentale per accedere alle prestazioni assistenziali, ai bonus e alle agevolazioni erogate dallo Stato, dalle Regioni e dagli altri enti pubblici.
L’Indicatore della Situazione Economica Equivalente è, in sostanza, il risultato della combinazione dei redditi e dei patrimoni di tutti i componenti del nucleo familiare. Un valore poi elaborato attraverso le cosiddette scale di equivalenza, parametri che tengono conto della composizione della famiglia, del numero dei componenti e delle loro caratteristiche.
In linea generale, il reddito di ciascun componente del nucleo familiare incide integralmente sul valore dell’ISEE. I patrimoni, sia mobiliari sia immobiliari, incidono invece nella misura del 20% del loro valore.
Senza entrare nei dettagli del calcolo dell’Indicatore della Situazione Economica Equivalente, va sottolineato che proprio sui patrimoni, e in particolare per chi compila autonomamente la DSU tramite il portale INPS, un errore apparentemente insignificante può compromettere il diritto a numerose prestazioni.
In termini pratici, un semplice errore può far aumentare artificialmente l’ISEE e comportare la perdita di somme anche importanti per il nucleo familiare.
Come risolvere la questione dell’abitazione principale nella DSU
Nel 2026 sono state introdotte alcune novità che favoriscono soprattutto i nuclei familiari numerosi e quelli con figli a carico.
Già lo scorso anno erano previste importanti modifiche riguardanti i risparmi detenuti presso banche e Poste, con l’esclusione dal calcolo dell’ISEE di titoli di Stato, libretti di risparmio e buoni fruttiferi postali, fino a un valore massimo complessivo di 50.000 euro per nucleo familiare.
Un’altra novità significativa riguarda invece la casa di abitazione principale. L’immobile nel quale vive il nucleo familiare non è infatti trattato come tutti gli altri immobili ai fini del calcolo dell’ISEE.
È prevista una specifica franchigia che riduce il valore dell’immobile considerato e, di conseguenza, abbassa anche l’incidenza del patrimonio immobiliare sull’indicatore.
Fino allo scorso anno questa franchigia era pari a 52.500 euro. Oggi è salita a 91.500 euro. Se l’abitazione si trova in una città metropolitana, in un comune capoluogo o comunque in una grande città, la soglia può arrivare fino a 120.000 euro.
Tradotto in termini pratici, molte famiglie possono beneficiare di una consistente agevolazione sulla prima casa, che è così esclusa in tutto o in gran parte dal calcolo dell’ISEE.
ISEE e franchigie sulla prima casa, ecco come risolvere l’errore nella dichiarazione precompilata
Il problema per chi accede alla DSU precompilata sul sito dell’INPS tramite SPID, CIE o CNS è che i dati immobiliari, come molti altri dati presenti nella dichiarazione, risultano già caricati automaticamente.
Tutti gli immobili intestati ai componenti del nucleo familiare sono infatti riportati nella DSU. Tuttavia, nessuno di essi è automaticamente identificato come abitazione principale.
Poiché si tratta di un dato che può cambiare da un anno all’altro, l’INPS non presume che la casa di residenza del nucleo familiare coincida necessariamente con quella indicata nelle dichiarazioni precedenti.
Inoltre, nelle banche dati catastali da cui l’INPS acquisisce le informazioni immobiliari non è presente un’indicazione che consenta di individuare automaticamente quale immobile costituisca l’abitazione principale del nucleo.
Il risultato è che, se il contribuente non interviene manualmente, nessuna franchigia viene applicata e l’intero valore degli immobili finisce per incidere sul calcolo dell’ISEE.
È proprio questo l’errore che può far lievitare l’indicatore e determinare l’esclusione da numerose agevolazioni economiche.
Per evitare il problema è necessario intervenire nella sezione dedicata agli immobili della DSU precompilata.
Bisogna individuare, tra gli immobili presenti nella dichiarazione, quello che costituisce effettivamente la prima casa del nucleo familiare. E selezionarlo tramite l’apposito flag previsto dal sistema.
In questo modo sarà applicata la franchigia prevista dalla normativa e l’abitazione principale potrà essere esclusa, in tutto o in parte, dal calcolo dell’ISEE. Consentendo così alla famiglia di ottenere un indicatore più aderente alla propria reale situazione economica.