Dal 2000 il tuo quotidiano indipendente su Economia, Mercati, Fisco e Pensioni
Oggi: 19 Giu, 2026

Controlli del fisco con l’uso dell’intelligenza artificiale, l’Agenzia Entrate smentisce tutto e tutti

Fisco, social e intelligenza artificiale: l’Agenzia chiarisce cosa non può fare nei controlli sui contribuenti.
28 Maggio 2026
agenzia entrate
Foto © Licenza Creative Commons

Il tema del rapporto tra amministrazione finanziaria, dati personali e nuove tecnologie è sempre molto delicato. Per questo motivo, quando si parla di possibili verifiche fiscali tramite strumenti digitali avanzati, è necessario distinguere con attenzione tra ipotesi, ricostruzioni giornalistiche e attività realmente previste dalla legge. L’Agenzia delle Entrate è intervenuta con un comunicato stampa del 27 maggio 2026 per chiarire alcuni aspetti legati a notizie circolate sulla stampa, riguardanti presunte attività di controllo sui contribuenti attraverso social network, dati bancari e strumenti basati sull’intelligenza artificiale.

Controlli da parte del fisco con l’uso dell’intelligenza artificiale: la precisazione dell’Agenzia

L’Agenzia delle Entrate ha smentito in modo netto le ricostruzioni secondo cui sarebbero in corso controlli da parte del fisco con l’uso dell’intelligenza artificiale sui profili social dei contribuenti.

Secondo quanto chiarito dall’amministrazione finanziaria, tali notizie non corrispondono alla realtà e derivano da interpretazioni considerate prive di fondamento.

Il punto centrale riguarda l’idea che il Fisco possa raccogliere in modo automatico dati dai social network per ricostruire abitudini, spese, viaggi o stili di vita dei cittadini. L’Agenzia ha precisato che una simile attività non rientra tra quelle previste dall’ordinamento italiano. Non esiste, quindi, un sistema autorizzato che consenta all’amministrazione fiscale di scaricare dati dai social tramite procedure automatizzate.

Il chiarimento serve anche a evitare allarmismi. L’impiego di strumenti tecnologici da parte della pubblica amministrazione deve sempre avvenire entro limiti stabiliti dalla normativa e nel rispetto delle garanzie riconosciute ai cittadini.

Social network e data scraping: cosa non è consentito

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda il cosiddetto data scraping, cioè la raccolta automatica di informazioni pubblicate online.

L’Agenzia delle Entrate ha evidenziato che, nel sistema giuridico italiano, non è prevista la possibilità di prelevare dati dai social network dei contribuenti con questa modalità.

Ciò significa che non risultano iniziative dell’Agenzia Entrate finalizzate a scandagliare piattaforme social per costruire profili fiscali individuali. La semplice presenza online di fotografie, post o contenuti personali non costituisce, secondo quanto chiarito, la base di un’attività automatica di accertamento fiscale.

La precisazione è importante perché il confine tra informazione pubblica, dato personale e utilizzo amministrativo dei dati è molto sensibile. Le regole sulla protezione dei dati personali impongono limiti stringenti, soprattutto quando le informazioni possono incidere sulla posizione fiscale di una persona.

In questo quadro, le ipotesi sui controlli da parte del fisco con l’uso dell’intelligenza artificiale applicati ai social network sono state definite dall’Agenzia come ricostruzioni non aderenti ai fatti.

Nessun algoritmo per analizzare automaticamente i movimenti bancari

Un altro passaggio del comunicato riguarda la presunta esistenza di un algoritmo denominato “Verifica rapporti addestrati”. Secondo le notizie smentite dall’Agenzia, tale sistema sarebbe stato in grado di analizzare in automatico i movimenti bancari dei contribuenti, come bonifici, versamenti, spese o acquisti di beni costosi.

Anche su questo punto l’amministrazione finanziaria ha negato l’esistenza di uno strumento con tali caratteristiche.

Non risulta, quindi, un algoritmo capace di esaminare in modo automatico il dettaglio delle operazioni bancarie per individuare comportamenti fiscalmente rilevanti legati, per esempio, a beni di lusso o movimentazioni considerate anomale.

La distinzione è significativa. L’attività di controllo fiscale può avvalersi di banche dati e procedure previste dalla legge, ma ciò non equivale all’utilizzo indiscriminato di sistemi automatici in grado di decidere, da soli, la posizione di un contribuente.

Anche per questo, parlare genericamente di controlli da parte del fisco con l’uso dell’intelligenza artificiale rischia di creare confusione se non vengono indicati con precisione i limiti normativi e le reali modalità operative ammesse.

Controlli da parte del fisco con l’uso dell’intelligenza artificiale e limiti di legge

Il chiarimento dell’Agenzia si inserisce in un contesto normativo in cui la tutela dei dati personali e la correttezza dell’azione amministrativa hanno un ruolo centrale. L’amministrazione finanziaria ha ribadito di operare nel rispetto della disciplina sul trattamento dei dati personali e delle regole che governano l’uso delle tecnologie nei procedimenti pubblici.

Un riferimento essenziale è la legge n. 132/2025. Tale norma vieta l’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale per la formazione di provvedimenti amministrativi. In altri termini, un atto dell’amministrazione non può essere creato da un sistema automatizzato basato sull’intelligenza artificiale.

Questo limite rappresenta una garanzia per i cittadini, perché impedisce che decisioni amministrative rilevanti siano affidate a meccanismi automatici privi di valutazione umana. Le tecnologie possono avere un ruolo di supporto, se consentito dalla legge, ma non possono sostituire le responsabilità e le verifiche richieste all’amministrazione.

Il messaggio finale è quindi chiaro: i controlli da parte del fisco con l’uso dell’intelligenza artificiale, così come descritti nelle ricostruzioni circolate, non trovano conferma nelle precisazioni ufficiali. L’Agenzia delle Entrate ha escluso sia il ricorso al data scraping sui social network sia l’esistenza dell’algoritmo indicato per l’analisi automatica dei movimenti bancari.

Riassumendo

  • I controlli da parte del fisco con l’uso dell’intelligenza artificiale sono stati smentiti.
  • L’Agenzia nega attività di raccolta dati dai social network.
  • Il data scraping sui profili dei contribuenti non è previsto.
  • Non esiste l’algoritmo “Verifica rapporti addestrati”.
  • Nessuna analisi automatica di bonifici, spese o beni di lusso.
  • La legge n. 132/2025 vieta provvedimenti amministrativi creati dall’IA.

Pasquale Pirone

Dottore Commercialista abilitato approda nel 2020 nella redazione di InvestireOggi.it, per la sezione Fisco. E’ giornalista iscritto all’ODG della Campania.
In qualità di redattore coltiva, grazie allo studio e al continuo aggiornamento, la sua passione per la materia fiscale e la scrittura facendone la sua principale attività lavorativa.
Dottore Commercialista abilitato e Consulente per privati e aziende in campo fiscale, ha curato per anni approfondimenti e articoli sulle tematiche fiscali per riviste specializzate del settore.

compensazione f24
Articolo precedente

Utilizzo in compensazione di crediti da Superbonus, la risposta del Fisco sulle cartelle

Fondi pensione e rischio boomerang col cambio di aliquota
Articolo seguente

Fondi pensione, il cambio di aliquota rischia di trasformarsi in un boomerang