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In pensione con l’Ape sociale nel 2026 più facile, ecco perché

Naspi e Ape sociale, ecco come si sfrutta la seconda misura al termine della prima e come alcuni giudici cambiano le carte in tavola.
16 Maggio 2026
domanda ape sociale
Foto © Investireoggi

Potrebbe diventare più facile andare in pensione con l’Ape sociale nel 2026. Ma, in alcuni casi, potrebbe essere necessario arrivare a uno scontro con l’INPS.

Parliamo dell’Anticipo pensionistico sociale, la misura che consente di lasciare il lavoro in anticipo e di arrivare alla pensione definitiva attraverso una sorta di indennità ponte fino ai 67 anni di età.

Nel dettaglio, il problema riguarda una delle quattro categorie tutelate dalla misura, cioè i disoccupati. In questi casi, infatti, l’INPS continua spesso ad adottare un’interpretazione molto restrittiva della normativa che, secondo diverse sentenze, sarebbe anche errata.

Ed è proprio questo che potrebbe aiutare contribuenti come il nostro lettore.

“Salve, sono Matteo, un disoccupato che ha compiuto 64 anni di età ad aprile 2026. Ho perso il lavoro per licenziamento ieri, 12 maggio. A conti fatti avrei diritto a 9 o 10 mesi di Naspi. Se presento domanda subito, la Naspi partirebbe dal 20 maggio e dovrei terminare di percepirla tra febbraio e marzo 2027. Oggi ho 34 anni di contributi e stavo pensando all’Ape sociale. So che la misura scade a fine 2026 e, come avete scritto più volte, non si sa se verrà prorogata anche nel 2027. Secondo voi posso presentare subito domanda di Ape sociale invece della Naspi? In questo modo mi farei accompagnare fino alla pensione a 67 anni o più. Perché con la Naspi, se l’Ape sociale sparisse nel 2027, mi ritroverei a quasi 65 anni senza lavoro e costretto a cercarne uno nuovo. E a quell’età non è facile né cercarlo né trovarlo.”

In pensione con l’Ape sociale nel 2026 più facilmente: ecco perché

L’Ape sociale, come ormai noto, consente il pensionamento a partire da 63 anni e 5 mesi per:

  • caregiver;
  • invalidi;
  • disoccupati;
  • addetti ai lavori gravosi.

Per i lavoratori gravosi servono almeno 36 anni di contributi, mentre per le altre tre categorie ne bastano 30 anni.

A questi requisiti si aggiungono poi condizioni specifiche per ciascuna categoria.

Per esempio:

  • i lavoratori gravosi devono aver svolto l’attività pesante per almeno 7 degli ultimi 10 anni oppure per 6 degli ultimi 7;
  • i caregiver devono convivere da almeno 6 mesi con un familiare disabile grave;
  • i disoccupati devono aver perso il lavoro involontariamente e aver terminato integralmente la Naspi spettante.

Ed è proprio quest’ultimo requisito che, spesso, crea problemi.

Il nodo della Naspi e il rischio di perdere l’Ape sociale

L’Ape sociale, infatti, non è una misura strutturale.

Ogni anno deve essere prorogata dal governo attraverso la legge di Bilancio. E al momento non esiste alcuna certezza sulla sua conferma anche nel 2027.

Questo rappresenta un problema concreto per chi oggi è disoccupato e rischia di terminare la Naspi soltanto il prossimo anno.

Nel caso del lettore, infatti, il periodo di disoccupazione coperto dalla Naspi si esaurirebbe tra febbraio e marzo 2027. Se nel frattempo l’Ape sociale non venisse prorogata, il contribuente rischierebbe di restare senza alcuna tutela.

Naspi obbligatoria oppure no? Le interpretazioni contrastanti

Ed è qui che entra in gioco il contrasto tra l’interpretazione dell’INPS e quella di diversi tribunali.

L’INPS sostiene che, per ottenere l’Ape sociale come disoccupato, sia necessario:

  • percepire la Naspi;
  • terminarla integralmente;
  • e solo dopo presentare domanda di Ape sociale.

Secondo molti giudici, però, il punto sarebbe diverso.

Il problema non sarebbe l’obbligo di percepire materialmente la Naspi, ma semplicemente il fatto che Naspi e Ape sociale non possono essere cumulate.

In altre parole:

  • se un contribuente prende già la Naspi, deve attendere la fine dell’indennità prima di passare all’Ape sociale;
  • ma se decide di non richiedere la Naspi, potrebbe avere diritto direttamente all’Ape sociale, purché possieda i requisiti previsti.

Le sentenze favorevoli e il possibile ricorso

Proprio su questo punto diversi tribunali hanno già dato ragione ai contribuenti, bocciando la linea restrittiva dell’INPS.

Secondo queste sentenze:

  • basta aver maturato il diritto alla Naspi;
  • non è indispensabile percepirla concretamente fino all’ultima mensilità.

Per questo motivo, un contribuente come il lettore potrebbe decidere di:

  • rinunciare alla Naspi;
  • presentare subito domanda di Ape sociale;
  • e tentare così di blindare il proprio accesso alla misura entro il 2026.

È molto probabile, però, che l’INPS respinga inizialmente la domanda, continuando ad applicare la propria interpretazione restrittiva.

In quel caso resterebbe la strada del ricorso giudiziario, facendo leva proprio sui precedenti favorevoli già emersi in diverse pronunce dei tribunali.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.

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