Un discorso “unimpressive” per buona parte dei deputati laburisti quello pronunciato ieri dal primo ministro Keir Starmer dopo la drammatica sconfitta elettorale accusata nel voto amministrativo di giovedì scorso. A parlare per i malpancisti è stata solo Catherine West, per cui sarebbe stato “too little, too late”. Sei ministri sarebbero in procinto di dimettersi, tra cui quello alla Salute, Wes Streeting, considerato un papabile avversario del primo ministro alle possibili imminenti primarie. I mercati hanno lanciato qualche segnale di nervosismo, scontando l’aumento del rischio politico nel Regno Unito. I rendimenti dei Gilt sono tornati a salire, complici le nuove tensioni tra USA e Iran all’indomani del mancato accordo sul memorandum per la pace inviato dall’amministrazione Trump alla repubblica dei pasdaran.
Regno Unito, mercati fiutano rischio politico
Il discorso di Stamer si può così riassumere: più vicinanza all’Unione Europea sui commerci e a favore della mobilità per i giovani, nazionalizzazione della British Steel e rassicurazioni sulla discesa di inflazione e immigrazione. Un’apparente svolta a sinistra per venire incontro alle richieste dell’ala più progressista del Labour, che parla apertamente da mesi di tradimento delle promesse elettorali. I “ribelli” sono circa 45 in Parlamento. Insufficienti per fare cadere il governo, ma abbondanti per farlo deragliare.
Complotto anti-Starmer rinviato
Ed è questo il vero rischio politico da oggi in avanti che i mercati temono nel Regno Unito. La sfida per disarcionare Starmer è stata rinviata, perché al momento l’unico vero oppositore interno con credibili chance di appeal verso l’elettorato è il sindaco di Greater Manchester, Andy Burnham. Tuttavia, egli non è deputato e non potrà sfidare Starmer alle primarie del partito.
Serve, quindi, un escamotage per farlo prima entrare in Parlamento con un’elezione suppletiva. In pratica, un laburista eletto in un collegio sicuro si dimette e al suo posto si candida Burnham. Vincendo, potrebbe raccogliere i voti necessari per sfidare il primo ministro.
Questo scenario fu ad un passo dall’avversarsi a gennaio, quando in gioco vi era la possibile l’elezione suppletiva nel collegio di Gordon and Denton. Accadde, però, che il National Committee del partito respinse la richiesta di Burnham di candidarsi in quel collegio e non se ne fece nulla. Piaccia o meno, l’apparato del Labour è vicino a Starmer. E allora per indurlo a sostenere il piano ribelle serve prima che l’autorevolezza di questi venga talmente indebolita da rendere inevitabile il ricambio. E questo può accadere in un contesto di totale caos in Parlamento, con il governo incapace di procedere con la sua agenda.
Parlamento di Westminster vietnamizzato?
Poiché anche i più vicini a Downing Street temono che non ci sia più nulla da fare per salvare i consensi del partito con questa leadership, nessuna svolta annunciata di Starmer farà con ogni probabilità compiere ai ribelli un passo indietro rispetto al loro tentativo di opporgli un candidato alternativo. Cosa ci aspetterà nei prossimi mesi? L’ala progressista farà le pulci ad ogni provvedimento dell’esecutivo, specie in materia di welfare.
Come già nell’estate del 2025, il rischio per Starmer e il suo cancelliere allo Scacchiere, Rachel Reeves, consiste nel venire ridicolizzati a Westminster da proposte di legge bocciate o riscritte dalla prima all’ultima parola.
Non sarebbe possibile alcuna riduzione della spesa pubblica, nonostante lo stato dei conti pubblici la renda necessaria. La stessa politica estera può diventare nuovo campo di battaglia interno. Starmer è accusato di essere poco assertivo con l’amministrazione Trump e di non sostenere la nascita dello stato palestinese. La redistribuzione dei consensi a favore di Verdi e Liberaldemocratici a sinistra sarebbe il riflesso proprio della delusione dell’elettorato più progressista su questi temi.
Uno scenario vietnamita in Parlamento non aiuta i Gilt in questa fase. La Banca d’Inghilterra sarebbe in procinto di alzare i tassi di interesse contro l’inflazione, aumentando la pressione già elevata sui conti pubblici. Se il governo non fosse in grado di reagire, a causa delle divisioni interne, i mercati sconterebbero un rischio crescente per le condizioni fiscali del Regno Unito. Paradossalmente, il fatto che ancora manchino più di tre anni alla fine naturale della legislatura verrebbe percepito come un fattore critico. Un lasso di tempo insostenibile per una paralisi politico-istituzionale.
Rischio mercati nel Regno Unito con svolta a sinistra o paralisi
I rendimenti a lungo termine sono già saliti intorno ai massimi dal 1998. Se prima le riforme apparivano difficili, adesso diventano quasi impossibili. Né lo sblocco dell’impasse con l’eventuale cambio di leadership e premiership sarebbe considerata un sospiro di sollievo. Stando allo scenario sopra descritto, sarebbe una svolta a sinistra poco gradita ai mercati. Burnham attaccò durante l’anno scorso Starmer, sostenendo che avrebbe dovuto aumentare la spesa pubblica in deficit per finanziare politiche assistenziali. L’alternativa più credibile all’attuale primo ministro è, quindi, fiscalmente lassista. Un rischio enorme per il Regno Unito, che già sotto i Tories visse pochi anni fa l'”effetto Truss“, pietra tombale su credibilità e autorevolezza dei conservatori guadagnate in decenni di politiche responsabili e dissolte in un battibaleno.
giuseppe.timpone@investireoggi.it