La crisi geopolitica nel Medio Oriente è deflagrata in tutta la sua potenza e sta coinvolgendo due Paesi un tempo amici: Iran e Qatar. La reazione della Repubblica Islamica agli attacchi di USA e Israele è stata quasi dissennata, contro tutti gli altri stati del Golfo Persico. Lanci di missili e droni hanno preso di mira l’emirato. Doha li ha definiti una “violazione della propria sovranità”, in quanto gli obiettivi non sono state soltanto le basi americane come quella di al-Udeid, bensì anche infrastrutture civili come aeroporto e impianti elettrici. Per tutta risposta, alcuni aerei iraniani sono stati abbattuti.
Crisi tra Iran e Qatar dopo anni di amicizia invisa al Golfo
Chi ha seguito le vicissitudini complesse e spesso incomprensibili del Medio Oriente negli ultimi anni, oggi quasi non crede alle notizie che legge sui giornali.
Iran e Qatar furono amici al punto che nel 2017 Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein ed Egitto imposero al secondo un embargo della durata di un anno e che cessò solamente per la mediazione della prima amministrazione Trump. L’accusa era proprio di intrattenere relazioni con uno stato-canaglia come l’Iran, che fa sfoggio di sostenere gruppi terroristici islamisti nell’area per destabilizzare gli stati retti da istituzioni sunnite. La ragione di tale legame fu non solo ideologica, bensì improntata al pragmatismo, come per lo sfruttamento comune di uno dei più grossi giacimenti di gas al mondo.
Come ricorderete, il Qatar ospitò nel 2022 i Mondiali di Calcio, eccezionalmente svoltisi in inverno per le alte temperature del luogo. E questo mandò su tutte le furie Riad, che fece di tutto per ottenere l’organizzazione dell’evento nel 2034.
Quanto sta avvenendo in questi giorni, conferma l’imperscrutabilità della regione secondo i criteri di analisi occidentali. L’Iran non si sta facendo scrupoli nell’attaccare uno stato che gli era stato amico contro tutti in questa area del mondo.
Emirato principale produttore di energia
Ci sarebbero calcoli economici dietro a questi attacchi. Il Qatar è uno stato molto ricco grazie ai giacimenti di gas e petrolio. Con un Pil sui 240 miliardi di dollari, la sua popolazione di circa 3 milioni di abitanti vanta uno dei più alti standard di vita al mondo. Infatti, l’1,2% della popolazione adulta, qualcosa come 25.000 persone, è milionario; una delle percentuali più alte nel mondo. Produce 175 miliardi di metri cubi di gas ogni anno, per intenderci quasi il triplo dei consumi italiani. Di questi, ne esporta all’estero per il 90-95%. E vanta nel sottosuolo riserve per 4.600 miliardi di metri cubi, ai ritmi attuali corrispondenti a 26 anni di produzione.
Quanto al petrolio, gli ultimi dati indicano estrazioni giornaliere sopra gli 1,3 milioni di barili ed esportazioni nell’ordine dei 700.000 barili. Con riserve superiori ai 25 miliardi di barili, il Qatar può andare avanti così per oltre mezzo secolo. Grazie a petrolio e gas, il saldo commerciale è fortemente in attivo fino a punte del 30-40% del Pil all’anno.
Nel 2025, con l’abbassamento delle quotazioni energetiche, il dato dovrebbe essere sceso tra il 20% e il 25%, restando pur sempre altissimo. Le entrate da queste due materie prime contribuiscono per circa l’80% delle entrate complessive, cioè attorno al 20% del Pil.
Obiettivo: crisi energetica globale
E a differenza dei sauditi, che per tenere i bilanci statali in pareggio hanno bisogno di quotazioni del greggio non inferiori ai 90 dollari, all’emirato basta venderlo per meno di 45 dollari. Ed ecco il senso di questi attacchi dell’Iran: colpire uno dei principali produttori di energia, così da provocare una crisi energetica globale. Obiettivo parzialmente già raggiunto, se è vero che il Brent è schizzato fino a ieri nel range 80-85 dollari al barile (+10%) e il gas europeo è salito sopra 50 euro per Mega-wattora dai 32 euro di prima della guerra. Finita la fase bellica – si spera al più presto – Teheran resterà senza un solo amico nella regione. Il Qatar, pur accusato di propagandare e sostenere finanziariamente l’islamismo all’estero, tra cui attraverso l’outlet dei media Al Jazeera, difficilmente potrà restare legato al regime dei pasdaran.
giuseppe.timpone@investireoggi.it