Dal 2000 il tuo quotidiano indipendente su Economia, Mercati, Fisco e Pensioni
Oggi: 03 Giu, 2026

Guerra in Iran: la Cina subisce, la Russia incerta, Putin sorride a metà

La guerra in Iran assesta un duro colpo alla Cina e isola ulteriormente la Russia di Vladimir Putin, che però trae anche vantaggi.
2 Marzo 2026
Cina colpita da guerra in Iran e Russia ancora più isolata
Cina colpita da guerra in Iran e Russia ancora più isolata © Investireoggi.it

L’attacco di USA e Israele all’Iran è un durissimo colpo anche per i suoi alleati nello scacchiere internazionale. E se la Russia di Vladimir Putin vede aggravare il proprio isolamento dopo avere perso in poco più di un anno anche Siria e Venezuela, la vera possibile sconfitta di questa guerra sarebbe la Cina di Xi Jinping. Essa ha dribblato in questi anni le sanzioni sulle esportazioni di petrolio da Caracas e Teheran con operazioni note come “ship-to-ship”, ossia il trasferimento in aperto oceano di carichi di greggio su navi fantasma con l’obiettivo di sfuggire all’individuazione delle forze americane.

Cina dovrà rimpiazzare Iran con Russia

La Cina aveva acquistato dal Venezuela di Nicolas Maduro la media di 430.000 barili al giorno nel 2025, ma con punte anche nettamente superiori ai 600.000 barili. Quando ad inizio gennaio gli Stati Uniti hanno catturato il dittatore sudamericano, questo business è stato letteralmente spazzato via. Le esportazioni sono state deviate verso lo stesso mercato nordamericano. Per Pechino si è trattato di un colpo alla sua capacità di presa nel Sud America, ma poca roba sul piano economico. Sempre nel 2025, infatti, le sue importazioni petrolifere ammontavano complessivamente a 11,6 milioni di barili al giorno.

Con l’Iran il discorso già sale di livello. Le importazioni qui erano state di 1,38 milioni di barili al giorno. A conti fatti, oltre un un sesto del greggio acquistato dall’estero è andato perduto in meno di due mesi con le due azioni dell’amministrazione Trump. Trattasi di energia a basso costo, che i cinesi compravano a prezzi ben sotto i livelli di mercato e che utilizzavano per produrre merci da esportare all’estero.

Un circolo virtuoso per l’economia asiatica: bassi costi > produzioni a buon mercato > esportazioni competitive.

Putin accresce potere negoziale con Pechino

Il petrolio nel mondo non manca, anche se togliessimo del tutto gli 1,5 milioni di barili al giorno esportati dall’Iran. La Cina avrebbe come rimpiazzare questo mercato di approvvigionamento. Con quale? C’è il petrolio russo a disposizione. Pechino ne ha acquistato per circa 2,1 milioni di barili al giorno nel 2025, in flebile rialzo dagli 1,9 milioni del 2021, cioè prima che la Russia invadesse l’Ucraina e fosse sanzionato dall’Occidente. Nel frattempo, l’Unione Europea ha ridotto le sue importazioni da Mosca di circa 2 milioni di barili al giorno.

La Cina si è avvantaggiata in questi anni della situazione venutasi a creare con la guerra tra Russia e Ucraina, importando anche dalla prima petrolio a prezzi sotto i livelli di mercato. Con la guerra in Iran il quadro è cambiato. Il suo potere negoziale verso l’alleato si è ridotto, dato che ne avrà bisogno per rimpiazzare le minori importazioni da Teheran. E per questo Putin può sorridere, pur a metà: da un lato ha perso un altro alleato nella regione, mentre dall’altro può riequilibrare le relazioni con Pechino a suo favore. Non dobbiamo dimenticare che la Russia collabora da anni con l’OPEC e, di fatto, insieme all’Arabia Saudita ne gestisce la policy.

Cambio di regime a Teheran resta difficile

La Russia trarrà un doppio vantaggio da questa crisi: venderà il petrolio a prezzi più alti e in quantità maggiori alla Cina. Potrà così neutralizzare l’embargo europeo. Ecco perché il Cremlino non si straccia le vesti dinnanzi agli attacchi americani contro il Venezuela a gennaio e l’Iran in questi giorni. Sa che il saldo tra benefici e costi può essere attivo per sé. Per la Cina vale l’opposto. Il regime dell’ayatollah Khamenei assumeva una valenza pratica: petrolio a basso costo e nelle sue vicinanze. Si vede ora costretta ad accrescere la sua dipendenza energetica dalla Russia.

L’amministrazione Trump, chissà con quale grado di consapevolezza, sta ridisegnando la mappa delle relazioni commerciali su scala regionale. Il decoupling tra Europa e Russia si può considerare raggiunto se i flussi di petrolio si sposteranno dalla seconda verso la Cina, mentre al nostro fabbisogno energetico penseranno i nuovi “alleati” nello scacchiere internazionale: Venezuela e Iran. Tuttavia, questa visione presuppone un cambio di regime, che ad oggi a Teheran non s’intravede. Il nuovo corso a Caracas sta vedendo la permanenza del vecchio establishment, ma subordinato ai voleri di Washington in fatto di petrolio. Qui, la situazione resta radicalmente diversa. La guerra è appena iniziata e non sappiamo quando finirà. E nell’incertezza la Cina dovrà già pensare a un piano b per rifornirsi di energia.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
Il suo motto è “Il lettore al centro grazie a una corretta informazione”; ogni suo articolo si pone la finalità di accrescerne le informazioni, affinché possa farsi un'idea dell'argomento trattato in piena autonomia.

assegno unico e universale figli
Articolo precedente

Assegno unico 2026: aumenti, soglie ISEE e bonus extra

Obbligazione Citigroup a 15 anni, tasso fisso e cedole step-down
Articolo seguente

Obbligazione Citigroup 15 anni Step-Down: rendimento 7% iniziale e call dal 2028