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Passare dall’Assegno Sociale alla pensione di vecchiaia, ecco i due casi che lo permettono

Ecco quando e perché si può passare dal ricevere l'Assegno Sociale al ricevere la pensione di vecchiaia ed a chi conviene ed a chi no.
28 Febbraio 2026
pensioni dopo l'Assegno Sociale
Foto © Investireoggi

In Italia ci sono molti contribuenti che non sono riusciti ad andare in pensione pur avendo raggiunto i 67 anni di età. Persone che si sono quindi orientate verso l’Assegno Sociale, una scelta che, per loro, è stata di fatto obbligata. L’Assegno Sociale è infatti una misura assistenziale che consente di ricevere un’indennità dall’INPS anche senza aver mai versato contributi, purché si rispettino le condizioni reddituali previste dalla legge.

Non si tratta di una vera e propria pensione. Proprio per questo, ogni anno il titolare della prestazione deve presentare all’INPS le dichiarazioni reddituali, offrendo la cosiddetta prova dei mezzi, cioè la dimostrazione che le condizioni economiche che hanno dato diritto alla prestazione permangono nel tempo.

In alcuni casi, però, è possibile passare dall’Assegno Sociale alla pensione di vecchiaia, anche dopo diversi anni. Esistono infatti situazioni specifiche che consentono questo passaggio.

La pensione di vecchiaia a 71 anni in sostituzione dell’Assegno Sociale

C’è una particolare categoria di contribuenti che può accedere alla pensione di vecchiaia posticipata a 71 anni. Si tratta dei cosiddetti contributivi puri, ovvero di coloro che hanno il primo accredito contributivo successivo al 31 dicembre 1995.

Per questi soggetti le regole sono più stringenti rispetto agli altri lavoratori. Non basta raggiungere i 67 anni di età e maturare almeno 20 anni di contributi: è necessario anche che l’importo della pensione sia almeno pari a quello dell’Assegno Sociale vigente nell’anno di riferimento. In altre parole, se la pensione risultasse troppo bassa, non verrebbe liquidata.

A 71 anni di età, però, questa soglia minima di importo viene meno. In questo caso è sufficiente aver versato almeno 5 anni di contributi, indipendentemente dall’ammontare della pensione maturata.

Ed è proprio qui che può avvenire il passaggio dall’Assegno Sociale alla pensione di vecchiaia.

Ecco cosa accade se la carriera minima viene completata successivamente

Un secondo caso riguarda chi, al compimento dei 67 anni, non aveva raggiunto i 20 anni minimi di contributi necessari per la pensione di vecchiaia e ha quindi richiesto l’Assegno Sociale.

Se, successivamente, riesce a completare i 20 anni di versamenti, può presentare domanda per la pensione di vecchiaia. È una situazione rara, ma possibile.

È difficile, infatti, che chi percepisce l’Assegno Sociale – misura legata a limiti reddituali stringenti – trovi un’occupazione stabile tale da maturare nuova contribuzione. Tuttavia, può accadere che il completamento della carriera avvenga attraverso il versamento tardivo di contributi precedentemente omessi, ad esempio a seguito della regolarizzazione di posizioni debitorie o del pagamento di cartelle esattoriali. In questi casi, il passaggio alla pensione di vecchiaia diventa concretamente realizzabile.

Cosa cambia dall’Assegno Sociale alla pensione di vecchiaia in concreto

In linea generale, la pensione di vecchiaia dovrebbe garantire un importo più elevato rispetto all’Assegno Sociale. Tuttavia, poiché il calcolo della pensione dipende dall’ammontare e dall’entità dei contributi versati, non sempre il risultato è più conveniente.

Capita, ad esempio, che i contributivi puri con soli 5 o 6 anni di versamenti maturino a 71 anni una pensione di importo molto basso.

In questi casi, se i limiti reddituali lo consentono, può risultare più vantaggioso continuare a percepire l’Assegno Sociale, che per chi non ha altri redditi garantisce circa 546 euro al mese.

Diverso il discorso quando la pensione di vecchiaia consente l’accesso a maggiorazioni o integrazioni al trattamento minimo (ipotesi che però non si applica ai contributivi puri). In queste situazioni, il passaggio dall’Assegno Sociale alla pensione può diventare economicamente più favorevole.

In definitiva, il passaggio è possibile, ma va valutato caso per caso, considerando attentamente anzianità contributiva, importo della pensione e condizioni reddituali.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.

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