Un crollo verticale per i prezzi del cacao, che ieri sui mercati internazionali sono scesi a poco più di 3.000 dollari per tonnellata. All’apice toccato nell’aprile del 2024, sfondarono il tetto dei 12.000 dollari e segnarono un record assoluto nella loro storia. Da allora, -75%. Ma la caduta è stata brusca anche con riferimento agli ultimi tempi: -25% in un mese. Come sempre, i movimenti sono spiegati dalle forze della domanda e dell’offerta. I consumi globali ristagnano, mentre la produzione si sta rivelando ben oltre le attese. Tant’è che la Costa d’Avorio ha annunciato nei giorni scorsi di volersi aggiungere al Ghana nel tagliare le remunerazioni agli agricoltori locali. “Non è una questione di se, bensì di quando” ha spiegato un esponente dell’industria domestica.
Prezzi del cacao giù con domanda debole
La domanda industriale nel quarto trimestre del 2025 è crollata dell’8,3% in Europa e del 4,8% in Asia. I produttori hanno iniziato a ridurre le quantità di cacao contenute nelle loro offerte, dopo che i prezzi avevano raggiunto livelli insostenibili per i loro margini di profitto. In Costa d’Avorio le scorte di magazzino nella settimana al 20 febbraio risultano salite ai massimi da 5 mesi e mezzo, a circa 126.690 tonnellate. Nel Paese si registra un’umidità del suolo ottimale per i raccolti di elevata qualità nei prossimi mesi e le piogge a marzo sono attese normali, ragione per cui l’offerta continuerebbe a superare la domanda.
Ricordiamo che la Costa d’Avorio è il principale produttore di cacao con una quota mondiale del 40% e insieme al vicino Ghana arriva al 60-65%. I due terzi della produzione globale si hanno in questa ristretta area dell’Africa occidentale.
E i prezzi dei derivati del cacao? Per i consumatori non stanno scendendo. Ed è anche questa la ragione del tracollo delle quotazioni internazionali di queste settimane. Il mercato non sta ancora beneficiando dello sgonfiamento dei prezzi, per cui non reagisce positivamente.
Consumatori beffati
Perché questa situazione? In primis, perché i produttori hanno la convenienza a tenere alti i prezzi per “abituare” i consumatori a pagare il più possibile. E’ una legge del mercato, che vale soprattutto quando esistono posizioni dominanti. E quello del cacao non è un mercato molto concorrenziale. Sono pochi e grossi i produttori internazionali come Ferrero, Mars, Nestlè, Barry Callebaut e Hershey & Mondelez. Gli stessi consumatori si possono distinguere in più fasce. C’è la fascia alta o premium con maggiore capacità di spesa e che può propendere per un aumento dei consumi di cacao proprio per il fatto di essere diventato un bene più di nicchia.
Al contrario, la fascia di consumatori con redditi più bassi tende a ridurre i consumi, trovando alternative al cacao. E la fascia di mezzo si barcamena, nella speranza che i prezzi scendano. E l’attesa potrebbe essere lunga. Una delle ragioni per cui i prezzi negli scaffali dei supermercati restano alti, è data dai contratti a lungo termine siglati dall’industria del settore.
Per aggirare il fenomeno della volatilità dei prezzi, i produttori siglano con i fornitori accordi a 12-18 mesi, ecc. In pratica, a Pasqua le uova saranno lo stesso molto care, essendo il relativo cacao necessario a produrle stato negoziato quando i prezzi erano alle stelle.
Quotazioni internazionali in euro a -75% in un anno
Una bella fregatura, l’ennesima per i consumatori. Anche perché le quotazioni sono crollate dei due terzi su base annua, mentre lo stesso euro ha guadagnato il 12-13% contro il dollaro. Dunque, dovremmo pagare il cacao al 75% in meno rispetto ad un anno fa. Invece, così come per altre materie prime la storia è sempre la stessa: prezzi che si adeguano all’istante quando salgono le quotazioni internazionali e che scendono molto lentamente e parzialmente quando queste vanno giù. Una rigidità sempre a discapito di chi fa la spesa. Sta al consumatore decidere se accettare di pagare il doppio, triplo o quadruplo di qualche anno fa.
giuseppe.timpone@investireoggi.it