Oggi nel sistema pensionistico italiano esiste una sola misura che conserva nel nome il termine quota: la quota 41 per i lavoratori precoci. Accanto a questa, c’è lo scivolo usuranti, che pur non richiamando esplicitamente la parola, richiede comunque il raggiungimento della quota 97,6.
Tutte le altre misure a quota non esistono più. L’epoca delle pensioni con le quote si è ufficialmente chiusa il 31 dicembre 2025, con la mancata proroga della quota 103. Eppure, un piccolo spiraglio resta aperto grazie al principio della cristallizzazione del diritto, che consente a chi ha maturato i requisiti entro la scadenza di continuare a beneficiarne anche successivamente.
Breve cronistoria delle pensioni con le quote
In passato esisteva la quota 96, ma si trattava dell’epoca precedente alla legge Fornero, quando erano ancora in vigore le pensioni di anzianità.
La stagione moderna delle pensioni a quota nasce con il primo governo Conte, il cosiddetto governo giallo-verde (Movimento 5 Stelle e Lega), che introdusse la quota 100.
La quota 100 permetteva di andare in pensione con almeno 62 anni di età e 38 anni di contributi, con calcolo interamente basato sul sistema misto, cioè senza penalizzazioni aggiuntive rispetto a quanto maturato. È stata la misura più utilizzata e, per molti versi, la più favorevole. È rimasta in vigore fino al 31 dicembre 2021.
Successivamente è arrivata la quota 102, valida solo per il 2022, che ha innalzato l’età a 64 anni, mantenendo invariato il requisito contributivo di 38 anni.
Nel 2023 è stata introdotta la quota 103, con ritorno ai 62 anni di età, ma con incremento dell’anzianità contributiva a 41 anni. Solo per il 2023 la prestazione è stata liquidata con il sistema misto. Dal 1° gennaio 2024 fino alla cessazione della misura (31 dicembre 2025), il calcolo è diventato interamente contributivo, con effetti meno favorevoli sull’importo.
Pensioni con le quote: cosa resta oggi
Formalmente, oggi non esistono più pensioni a quota. Tuttavia, chi ha maturato i requisiti entro le scadenze previste può ancora beneficiarne grazie alla cristallizzazione del diritto.
Bisogna dire che, in molti casi, la cristallizzazione ha ormai un impatto marginale.
Chi aveva maturato la quota 102 entro il 2022 oggi ha già superato i 68 anni. E, nella maggior parte dei casi, è già in pensione.
Situazione simile per la quota 100: chi aveva compiuto 62 anni e maturato 38 anni di contributi entro il 2021 oggi è vicino o oltre i 67 anni, quindi già rientra nella pensione di vecchiaia ordinaria.
Un margine più concreto resta per la quota 103, essendo la misura più recente. Tuttavia, il nodo sono i 41 anni di contributi.
Chi ha maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2023 può teoricamente ancora accedere alla quota 103 senza penalizzazioni. Ma se nel frattempo ha continuato a lavorare, potrebbe aver superato i 42 anni e 10 mesi di contributi, soglia che consente l’accesso alla pensione anticipata ordinaria, rendendo la quota 103 di fatto superflua.
In definitiva, la stagione delle pensioni a quota si è chiusa. Resta qualche possibilità solo per chi ha maturato i requisiti in tempo utile. Ma nella maggior parte dei casi si tratta ormai di una opzione residuale, superata dalle regole ordinarie del sistema previdenziale.